Spettacolare e potente, l'Inferno dantesco di Lucia Ronchetti e David Hermann
ANSA - Cultura

Spettacolare e potente, l'Inferno dantesco di Lucia Ronchetti e David Hermann

Giovedì 5 marzo 2026
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all'Opera di Roma la sfida vinta di mettere in musica le terzine della Commedia

(di Paolo Petroni) Bisogna dimenticarsi dell'immaginario tradizionale, delle illustrazioni del Doré e di tutte le altre venute dopo, perché l'approccio scelto per musicare questo 'Inferno' di Dante da Lucia Ronchetti e dalla regia di David Hermann, all'Opera di Roma sino al 7 marzo in versione assai rielaborata rispetto alla prima presentata a Francoforte nel 2021, fa di quel viaggio un percorso moderno, allusivo, esemplare, attraverso la scena straniante creata da Jo Schramm, le stanze di una palazzina di tre piani, come riquadri di un ciclo medioevale di affreschi, stanze-gironi, con un ascensore che va su e giù.
    Ambienti per gli incontri di Dante, in camicia rossa e eskimo, con i dannati, quelli prescelti da Ronchetti e di cui si conosce solo il momento principale, così che le otto scene più l'epilogo abbiano una valenza incisiva e partecipino di un ritmo generale per una durata di poco superiore all'ora e mezza. Si va da quando l'attore Tommaso Ragno dice con bella dizione e venata di sentimenti forti 'Io non so ben ridir com'i' v'entrai' e il quartetto maschile (Ensemble Neue Vocalisten) intona 'Per me si va nella città dolente' con ruolo quasi da coro di teatro greco, dialogando spesso con lui e amplificandone i sentimenti, sino al finale scritto da Tiziano Scarpa, che dà voce a Lucifero, voce spezzata, amalgama di parole sulla difficoltà di dar loro un senso, che il basso Andrea Fischer con timbro chiaro riesce quasi a masticare come recita il testo.
    Ronchetti usa sempre le terzine dantesche di cui esalta narrazione e musicalità per costruire una vera e propria drammaturgia e la accompagna con la coraggiosa e espressiva sonorità da fanfara di quattro percussionisti e gruppi di ottoni, sempre quattro per ogni strumento, realizzando un contrappunto ai versi forte e coraggioso, di rullii e scoppi, di esplosioni e interiori riecheggiamenti vertiginosi per un Dante scosso, incuriosito e tormentato ma soprattutto per un ribollir infernale di fumi, lave, fango.
    A questo si aggiunge, raramente ma simbolicamente forte, l'entrata di un quartetto d'archi a cominciare dai tremanti e vibrati per Francesca che si rigira e alza in una camera da letto a rievocare 'amor, ch'a nullo amato amar perdona', il soprano Laura Catrani che gioca con le sonorità della sua voce tra dolcezze e asperità. E si susseguono così gli incontri, passato Caronte (Fabio Ulleri) a torso nudo in una vasca da bagno, dai minori da Brunetto Latini in una sauna con asciugamano (Eugenio Krauss) a Filippo Argenti o Vanni Fucci, a quelli che prendono un diverso spazio, come il Conte Ugolino (l'attore Patrizio Cigliano) e poi Ulisse che indossa una pelle di pecora e intona il passaggio delle colonne d'Ercole con dolente partecipazione (il tenore Leonardo Cortellazzi).
    Nell'insieme una realizzazione spettacolare, sia sul piano visivo, con la regia di Hermann, che musicale, con la direzione sempre netta e possente assieme di Tito Ceccherini e un gruppo di ottimi attori e cantanti di gran versatilità, che passano dal grido al sussurro, un lavoro coraggioso in tutti i sensi che regge la scommessa e viene alla fine assai lungamente applaudito con calore.
   

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