Lino Guanciale, io Mario Tobino in Le Libere donne / VIDEO
Su Rai1 in fiction ispirata a libro psichiatra, Nel cast Biggio
Dopo "L'invisibile" la miniserie sulla cattura di Matteo Messina Denaro, Lino Guanciale torna protagonista su Rai 1 con "Le libere donne" dal 10 marzo coprodotta da Rai Fiction ed Endemol Shine Italy, in tre prime serate. Si tratta di una fiction tratta dal romanzo "Le libere donne di Magliano" (ripubblicato da Mondadori) scritto dal poeta e psichiatra Mario Tobino (Premio Strega 1962 con Il Clandestino).
Il racconto è ambientato tra Lucca e Viareggio negli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale. La regia è di Michele Soavi nipote della compagna dello psichiatra (ex moglie di Adriano Olivetti) Paola Levi (Gaia Messerklinger). "Tobino faceva parte di quella generazione di psichiatri umanisti che cambiarono l'approccio col malato - ha detto Lino Guanciale - viveva dentro lo stesso ospedale dove lavorava, aveva comprato una casa a Lucca ma non ci ha domito neanche un giorno, per non perdere il contatto con i suoi pazienti. Scrivendo questo romanzo compie un gesto dirompente, mette insieme alcuni ritratti di donne a cui restituisce valore e dignità riscattandole dall'abisso in cui sono state gettate per essere dimenticate. Oggi dovremmo tutti prendere esempio da un uomo del genere, se è vero che Basaglia ha aperto i cancelli dei manicomi, ha cambiato l'approccio primitivo di come venivano curati i pazienti nei manicomi".
Alla presentazione della serie, nella sede Rai di via Alessandro Severo a Roma con il cast e il regista, era presente in collegamento da remoto Fabrizio Biggio, che interpreta il dottor Anselmi, braccio destro del protagonista: "Tirare fuori queste corde era una cosa che speravo da tanto. Soavi ha creduto come nessuno prima d'ora nelle mie capacità drammatiche. Mi mi ha detto di eliminare il Biggio televisivo". II ricordo più bello è quando abbiamo finito di girare l'ultima scena, ho abbracciato il regista e sono scoppiato a piangere".
In questa storia, datata 1943, non c'è uguaglianza di diritti. "Le donne non erano padrone di loro stesse, non avevano l'autonomia del proprio corpo, il diritto alla vita, all'istruzione, al lavoro e alla libertà di espressione. Se c'è qualcosa che possiamo fare oggi e interrogarci se possiamo migliorare ancora la nostra società, c'è ancora strada da fare", ha aggiunto Guanciale.
Margherita Lenzi è interpretata da Grace Kicaj, un personaggio questo va detto di fantasia che come dice Guanciale rappresenta molte Pazienti di Tobino che non anddovevano essere in manicomio:"Quando ho fatto il provino - ha detto Grace - non sapevo molto della storia. La scena della nuda all'alga, stanza nella quale venivano mandate le pazienti ritenute più ingestibili per poter sfogare in sicurezza i loro sentimenti, è stata una delle più difficili da girare. Ho provato un'emozione incredibile, aver avuto la possibilità di dar voce a Margherita è stato un dono. Fugge di casa e si presenta nuda al Duomo. Il marito Filippo la interna nel manicomio femminile di Maggiano.
La donna, che tenta il suicidio, qui incontra il dottor Mario Tobino, un medico molto umano che è sostenuto dal collega Anselmi (Biggio) e dalla capoinfermiera Zonin ma fortemente osteggiato dal direttore Roncoroni e dal dottor Parisi, grandi fautori dell'elettroshock. Sono tante le pazienti internate, perché considerate folli, nel manicomio: Galli, Faina, Gabi, Lilli e Marta.
Gaia Messerklinger, invece, è Paola Levi,personaggio realmente esistito: "Per tutti quanti noi, lavorare in questo progetto è stato intenso, perché abbiamo raccontato storie molto forti e da qui è possibile comprendere la nostra commozione. Paola è stata per 40 anni la moglie di Tobino, nonché la nonna di Michele Soavi, che mi ha regalato degli aneddoti su quella che è una donna eccezionale e fuori dagli schemi. Era indipendente, aveva una maschera borghese che la faceva sembrare misurata ma che, in realtà, era un cavallo selvaggio".
Michele Soavi sottolinea: "Credo che questo sia uno dei lavori più belli che io abbia mai fatto. Sono stato fortunato ad avere al mio fianco, sin da piccolo, personaggi di grande cultura. Leonardo Sciascia era una sera sì ed una no a casa mia, con lui parlavo di motorini. Devo molto alla mia famiglia. Mario Tobino è stato il mio vero nonnino, mi faceva giocare, mi ha portato sulla sua barca. Mi ha accompagnato anche in questo viaggio".
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