A Gibellina i migranti realizzano il grande "arazzo della pace"
ANSA - Cultura

A Gibellina i migranti realizzano il grande "arazzo della pace"

Lunedì 16 marzo 2026
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Anche bambini hanno lavorato al nuovo sipario dell'auditorium del Mac Ludovico Corrao

Un grande "arazzo della pace" è stato realizzato, a Gibellina (Trapani), dagli ospiti dei centri di Vita del Sistema accoglienza e integrazione di Marsala, il cui progetto è gestito dalla cooperativa sociale Badia Grande. A realizzare il manufatto, di dieci metri per cinque, con 300 tessere, sono stati i partecipanti al laboratorio dell'artista albanese Jonida Xherri, "dando vita - si legge in una nota della coop - a un arazzo collettivo che racconta integrazione, accoglienza e pace".
    "C'è un filo sottile che unisce le sponde del Mediterraneo - continua Badia Grande - capace di intrecciare il destino di chi arriva con quello di chi accoglie, trasformando storie di viaggio in un'opera d'arte collettiva. Succede a Gibellina, prima capitale italiana dell'arte contemporanea 2026, dove la rinascita passa anche dalle mani di chi è in cerca di futuro.
    Jonida Xherri ha trasformato il Museo delle Trame mediterranee in un luogo di incontro autentico tra culture e identità diverse".
    A realizzare l'arazzo della pace sono stati uomini, donne e bambini provenienti da Mali, Nigeria, Tunisia e Venezuela che "hanno vissuto un'esperienza capace di intrecciare accoglienza e desiderio di pace in un'unica trama condivisa". Accompagnati dall'équipe multidisciplinare del Sai Marsala sono arrivati al laboratorio "portando con sé il peso dei loro viaggi e la speranza di trovare uno spazio in cui sentirsi riconosciuti. Lo hanno trovato in un ambiente capace di accoglierli con naturalezza, dove la parola 'accoglienza' si è tradotta in gesti semplici: sedersi accanto, condividere un compito, imparare qualcosa insieme". All'interno del programma "Portami il futuro", che animerà il centro belicino per tutto l'anno, il Museo delle Trame mediterranee della Fondazione Orestiadi è diventato "il crocevia di un laboratorio in cui migranti e comunità locale hanno lavorato fianco a fianco ad un arazzo destinato a diventare il nuovo sipario dell'auditorium del Mac Ludovico Corrao".
   

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