Gabriele Lavia, Giuli restituisca il Sannazaro alla città di Napoli
L'attore e regista al teatro Bellini con 'Lungo viaggio verso la notte' di O'Neill
(di Carmine Bonanni) "Spero che possano salvare il Sannazaro. È un dolore, una ferita troppo grande per la città.
E' ineludibile restaurare quel teatro. È un gesto importante.
Spero che il ministro Giuli possa fare in modo che la restituzione del teatro alla città possa avvenire". A poche ore dal debutto al Bellini di 'Lungo viaggio verso la notte', Gabriele Lavia dice la sua sull'incendio che ha distrutto il Sannazaro esattamente un mese fa, il 17 febbraio.
"Il teatro, al di là del numero di spettatori che possa avere - dice all'ANSA l'attore e regista milanese - è una cosa troppo importante. Ma non per Napoli, per Milano o per l'Italia ma per il mondo. Il teatro è nato nell'antica Grecia. Il teatro è il trono della verità. Così l'hanno pensato i greci. Ed è ancora così. Tutto quello che noi possiamo fare è riuscire a farlo come si deve. Non siamo noi che facciamo il teatro, è il teatro che fa noi. Non morirà mai. Non può morire".
E' un rapporto forte quello costruito negli anni da Lavia con il capoluogo partenopeo. "E' un po' di anni che vengo a Napoli - racconta - ho sempre trovato un pubblico molto attento e generoso. Come quando vai a mangiare a casa da una signora napoletana, prepara tutto. E così il pubblico è come una generosa signora napoletana, che ti prepara un pranzo abbondante. Come quando si andava a mangiare dalla mamma che sfoderava i suoi cavalli di battaglia. Mi piace stare a Napoli, recitare in questa città. Era diversi anni che non ci venivo.
Sono tornato nel mio vecchio albergo. Ho fatto subito con mia moglie qualche giro per via Chiaia, poi siamo andati a mangiare in un ristorantino che conosciamo".
Questa sera al Bellini la prima delle sei repliche di 'Lungo viaggio verso la notte', del drammaturgo statunitense Eugene O'Neill. Scritto tra il 1941 e il 1942, fu rappresentato per la prima volta a Stoccolma nel 1956 e vinse il Premio Pulitzer l'anno successivo, dopo la morte dell'autore. Ambientata in una sola giornata del 1912, l'opera-confessione narra la tragica disintegrazione della famiglia Tyrone, tormentata da dipendenze, disperazione, sensi di colpa e profondi legami affettivi.
Gabriele Lavia e Federica Di Martino portano in scena un viaggio all'indietro nella vita di O'Neill, precipizio impietoso nell'amarezza di un fallimento senza riscatto.
"Le vite degli uomini - scrive Lavia nelle note di regia - sono fatte di tenerezza e violenza. Di amore e disprezzo.
Comprensione e rigetto. Di famiglia e della sua rovina". Sidney Lumet ne diresse il primo adattamento cinematografico nel 1962, con Katharine Hepburn e Ralph Richardson. Assieme a Lavia sul palco, oltre a Federica Di Martino, ci sono Jacopo Venturiero, Ian Gualdani e Beatrice Ceccherini.
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