Elena Varvello, 'racconto la vita che vince sempre'
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Elena Varvello, 'racconto la vita che vince sempre'

Martedì 17 marzo 2026
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Esce con Guanda una storia d'amore, coraggio e ribellione tra guerra e fascismo

(di Mauretta Capuano) ELENA VARVELLO, LA VITA SEMPRE (GUANDA, PP. 332, EURO 20) Il fascismo, la guerra, la povertà, il coraggio. Francesco e Teresa si attraggono, si respingono, si innamorano pur nella loro distanza e diversità, sul finire degli anni Trenta, ad Alba. Il loro amore, la loro ribellione e resistenza davanti alle atrocità della Storia viene raccontato da Elena Varvello nel suo nuovo romanzo 'La vita sempre', in libreria il 24 marzo, che segna anche il passaggio della scrittrice e poetessa a Guanda, dopo aver pubblicato con Einaudi e Fandango. È una storia privatissima che parla a tutti, che non celebra la memoria ma la rende viva, che racconta un passato che si fa presente, senza data, con personaggi indimenticabili, anche minori, storie e voci ribelli in cerca di libertà. "Temevo molto che qualcuno potesse interpretare questo libro come una sorta di rievocazione, ma non si tratta di rievocare, di celebrare, ma di comprendere che in fondo siamo nell'oggi, in questo momento, nel sempre. Cambiano le modalità, le facce di chi determina questi sconvolgimenti atroci, però la loro portata non cambia mai", dice all'ANSA Varvello che è nata a Torino e insegna alla Scuola Holden. C'è un momento in cui Daniele Verona, un amico di Francesco - che compare poco nel romanzo e scompare lasciando di sé un paio di scarpe schiacciate da un mucchio di altre scarpe - "arriva alla stazione e gli viene strappata via la madre che lui trattiene prima per la manica del cappotto, poi per il polso, poi per la mano, poi per le dita. Questo venire strappati alle persone che amiamo è esattamente ciò che accade adesso", con la guerra, spiega Varvello. Teresa ha conosciuto la grande povertà, ma ha studiato, è la sola del suo cortile a diplomarsi. È una giovane donna dalla volontà di ferro, con una determinazione ferocissima, ma non ha mai voluto parlare della sua storia, di Francesco. Lui è bello, bugiardo, sperperatore di fortune, grande scommettitore, disertore, figlio di un macellaio e di una donna crudele, Bettina, che conserva i ritagli di giornale con le foto di Mussolini. Muore a 30 anni nel lager di Dachau, poco prima della Liberazione. "Teresa rappresentava probabilmente la compensazione di lui. Tanto Francesco era destinato a scommettere continuamente, tanto lei era destinata a conservare e custodire ogni cosa" dice Varvello. Di Francesco, una vita spaccata a metà, "sono leggendarie le diserzioni continue e poi arriva un punto in cui sorprendentemente decide di consegnarsi alla storia, è sicuro che potrà avere un ruolo che è quello del ribelle, che contribuirà a far saltare in aria tutto. Dire perché non abbia deciso di nascondersi, di rilanciare forse dipende da questo suo continuo confidare sull'azzardo, sul fatto che ce l'avrebbe fatta a tornare a casa comunque" afferma l'autrice. Teresa scopre di essere incinta, vive in quegli anni la gravidanza con coraggio, prima del matrimonio fatto in fretta e furia, con due lire, contro tutto e tutti. Sopravvive alla guerra, cresce una bambina, Piera, futura mamma di Elena Varvello, un fratello disabile, sfama due anziani genitori e lo fa da sola.
    "Un'esperienza che l'ha segnata per sempre perché lei non ha mai più parlato di questo. Deve essere stata durissima, oltre ogni immaginazione. Quella storia la rifiutava, con me non ha mai voluto rispondere a nessuna domanda. Queste donne, lei, come l'amica Clelia, che alla fine vediamo mangiare della neve, sono la parte silenziosa ma più resistente, più tenace e in effetti hanno conservato la posizione, non sono arretrate. Il mondo sarebbe caduto a pezzi se non ci fossero state loro" ricorda la scrittrice che ha fatto vent'anni di ricerche tra fondazioni, musei, materiali online, è stata in Germania a cercare documenti, prima che 'La vita sempre' diventasse un romanzo in cui ha colmato anche con l'immaginazione tutto quello che non sapeva. Tutti i protagonisti, anche Bettina, hanno le loro ragioni misteriose. "Ti rendi conto che ciascuno dei personaggi, sia chi stava dalla parte 'giusta', sia chi stava da quella 'sbagliata' ha avuto un peso. Ho cercato di restituire questa complessità" racconta Varvello. Piera, la madre dell'autrice, è vissuta con il ricordo di un uomo che le portava una manciata di caramelle e sapeva certi racconti leggendari su Francesco, ma "non riusciva a lasciarsi alle spalle quella assenza. Ho cercato di colmare questo vuoto. Lei non c'è più, non sa di questo libro, però sarebbe stata pazza di gioia".
   

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