La poesia che ci salva in 'Sono tornato perché c'eri tu'
ANSA - Cultura

La poesia che ci salva in 'Sono tornato perché c'eri tu'

Venerdì 20 marzo 2026
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Da Amelia Rosselli a Maria Grazia Calandrone passando per i poeti e la guerra

(di Chiara Venuto) MARA SABIA ED EMILIO FABIO TORSELLO, 'SONO TORNATO PERCHÉ C'ERI TU' (Solferino, pp. 224, euro 17,50) Cos'è la poesia? La suggestione dei limoni, la strada verso Itaca, la siepe che cela ed apre a mondi diversi, gli occhiali da togliere per baciarsi. E, ancora, la vita che conduce "non so dove", o una città che brucia, e pure la fronte "sul legno della tua assenza". Più di tutto, la poesia è ciò che salva, per quanto possa apparire una frase banale. Salva scrittori e lettori, come un kit di sopravvivenza senza bende, che ci ricorda l'umano che è in noi anche nei momenti più cinici dell'esistenza. In occasione della Giornata Mondiale della Poesia, che si celebra il 21 marzo, Mara Sabia ed Emilio Fabio Torsello de La Setta dei Poeti estinti escono con 'Sono tornato perché c'eri tu - La poesia che salva e come lo fa' (Solferino, pp. 224, euro 17,50).
    È un volume che raccoglie storie di alcuni degli autori che, in un modo o nell'altro, sono stati salvati dalla poesia e dalla loro capacità di crearla: Amelia Rosselli scriveva per sfuggire alla morte, mentre Ghiannis Ritsos per cantare - e sognare - una libertà proibita dal regime. Alda Merini si affidava ai versi per sopravvivere all'internamento in manicomio e Giuseppe Ungaretti per trovare una patria. Pablo Neruda vi cercava amore e riscatto dei popoli e Giovanni Pascoli vi trovava la memoria (anche dell'omicidio del padre). Invece Charles Bukowski vede nella poesia un combattimento, Sibilla Aleramo l'urgenza, Alfonso Guida una simbolica terra di approdo.
    'Sono tornato perché c'eri tu' non è tanto un saggio per studiare un po' di storia della letteratura, quanto un libro per capire cosa c'è dietro i versi e, soprattutto, (ri)scoprire vecchi e nuovi autori sotto la lente di chi li conosce bene e li ama.
    Tra le vicende raccontate ci sono quelle di Amelia Rosselli, Raymond Carver, Ghiannis Ritsos, Alda Merini, Charles Bukowski, Nazim Hikmet, Pablo Neruda, Giovanni Pascoli, Sibilla Aleramo, Giuseppe Ungaretti, Antonia Pozzi, Primo Levi (sono sue le parole che danno il titolo all'opera), Osip Mandel'štam e Anna Achmatova, Goliarda Sapienza, Ferruccio Benzoni e Alfonso Guida, Pierluigi Cappello, Giovanna Rosadini e Maria Grazia Calandrone.
    Un intero capitolo è dedicato ai poeti e la guerra, da Miklós Radnóti all'iraniano Garous Abdolmalekian. Proprio quest'ultimo, in tempi sempre più instabili, ci parla ancora con 'Al filo rosso che seguirà il suo aquilone', dedicata a Khodanour Lojei, morto a 27 anni durante una delle proteste per la morte di Mahsa Amini: "Il tuo nome / è pieno di nomi! / Pieno di sassi che lanciamo" e la poesia "non è poesia / se non è manciate, manciate, manciate, / se non è sassi, sassi, sassi, / se non è...".
   

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