Schweblin, nel mondo in cui stiamo abbiamo il dovere di continuare a scrivere
La scrittrice argentina a Libri come con i racconti 'Il buon male'
(di Mauretta Capuano) Samanta Schweblin, scrittrice argentina pluripremiata, tra le più grandi autrici contemporanee di racconti, si è chiesta se valga la pena continuare a scrivere in un mondo "così fragile, che sta affrontando così tante situazioni urgenti" e ha concluso che "sarebbe peggio smettere".
"Proprio per il momento nel quale stiamo vivendo, abbiamo il dovere di continuare a scrivere. Non dimentichiamo che tutto ciò che ci è accaduto nella storia, se guardiamo dietro di noi, al passato, lo abbiamo compreso proprio grazie a quello che è stato scritto. La narrativa ci ha aiutato a capire la realtà, a comprendere delle cose sul passato che la storia stessa non è riuscita a spiegarci" dice all'ANSA la scrittrice al suo arrivo a Roma per salire sul palco di Libri Come in dialogo con Paolo Giordano sul suo nuovo libro 'Il Buon Male' (Einaudi), sei racconti in cui parla di legami spezzati, vincoli familiari, dettagli nascosti dell'amore, ma in cui il vero protagonista è l'impensabile.
"Ci sono molti punti in comune in questi racconti. Intanto c'è l'idea del buon male che dà il titolo al libro. Quante volte accade qualcosa che ci sembra una cosa brutta, ma che in realtà ci consente di diventare migliori di come eravamo prima? O, al contrario, quante volte succede qualcosa che ci sembra essere buono, ma che in realtà crea dolore? Poi c'è il tema del linguaggio, il fatto che comunichiamo male, c'è un grande rumore prima di arrivare a un'idea" spiega la scrittrice che è nata a Buenos Aires nel 1978 e vive a Berlino da dieci anni.
"Tutte queste storie sono dei dialoghi che possono essere lunghissimi, durare generazioni o semplicemente un pomeriggio.
In questi racconti si aprono delle domande che poi trovano una risposta in un altro racconto. Da quando ho cominciato a scrivere questo libro mi sono trovata come in un gioco di specchi, dove uno mi rimanda all'altro. Ci sono tanti piccoli dettagli seminati in tutto il libro" dice.
Così il primo personaggio, nel racconto che apre il libro 'Benvenuta fra noi', "appare spento, ha perso la fame" e anche il protagonista di 'Una visita del Superiore' con cui si chiude la raccolta, "all'inizio è nello stesso stato, non ha fame. Poi però riesce a svegliarsi e il libro finisce con lui che si rende conto di essere affamato e si alza in piedi" sottolinea Schweblin .
Spesso accostata a maestri come Raymond Carver e Julio Cortázar per Schweblin la forma del racconto è una dimensione naturale.
"Ricordiamoci innanzitutto che sono argentina, vengo da una tradizione di grandi scrittori di racconti. Pensiamo per esempio a Borges, a Cortazar appunto, a Silvina Ocampo. Scrivo anche romanzi, ma in realtà, per me, è perché non sono stata sufficientemente brava e ho avuto bisogno di 250 pagine per qualcosa che poyevo raccontare in 20 pagine" spiega. Quindi, preferisci scrivere racconti? "In realtà, quando mi metto a scrivere, non ho idea se sarà un romanzo oppure un racconto.
Ubbidisco, mi lascio trasportare, non forzo nulla. Devo dire peraltro che sia da lettrice che da scrittrice amo entrambi i generi. Con il romanzo segui un cammino che attraversa tanti paesaggi e devi avere il tempo per riflettere, per pensare. Il racconto invece è qualcosa che ha più a che vedere con la sensazione fantastica di attraversare una soglia, dell'immediatezza di trovarsi a un punto e immediatamente dopo in una situazione completamente diversa. Questa immediatezza è proprio quello che dà la forza al racconto ed è quello che mi affascina personalmente".
Ti piace esplorare il momento di straordinarietà che irrompe nella realtà? "Quello che mi interessa sono situazioni possibili, ma che raramente accadono. È il modo più semplice per avvicinarci a quello che noi non conosciamo, pur senza arrivare al racconto fantastico, perché io voglio rimanere nel racconto realistico".
Com'è la vita a Berlino? "Conduco una vita, se posso dire così, piccola, nel senso di una piccola comunità e amo vivere nella bolla che ho creato intorno a me. Scrivo in spagnolo, ma vivo in un mondo dove non si parla la mia lingua. Sono esposta al tedesco, all'inglese e cosa ancora più pericolosa agli altri tipi di spagnolo che non sono il mio" afferma.
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