De Giovanni, Camilleri un gigante che ha aperto strade nuove
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De Giovanni, Camilleri un gigante che ha aperto strade nuove

Martedì 24 marzo 2026
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In Senato con Francesco De Filippo, autore di 'Di pianeti e di uomini'

(di Luciano Fioramonti) ''Il genio è chi interpreta il suo tempo e apre strade nuove. Andrea Camilleri è un gigante che ha portato sulle spalle dei nani. Diceva che sarebbe stato dimenticato come è accaduto per altri scrittori ma ha lasciato una eredità enorme, noi ci muoviamo su una via tracciata da lui''. Maurizio De Giovanni, autore di titoli di successo, parla con passione e gratitudine del grande scrittore siciliano morto nel 2019 al quale è stato legato da una lunga amicizia. L' occasione è venuta dalla presentazione al Senato del libro 'Di pianeti e di uomini. Andrea Camilleri in dialogo con Francesco De Filippo'', pubblicato nel 2011 da Castelvecchi e tornato di recente in una edizione aggiornata nella quale il padre di Montalbano riflette, in particolare, sulle implicazioni e gli scenari legati all'intelligenza artificiale. A riunire le testimonianze di De Giovanni e De Filippo, giornalista e scrittore a lungo vicino a Camilleri anche nella sua sfera domestica, è stata la senatrice Tatjana Rojc, critica letteraria e scrittrice di lingua slovena ''per onorare i cento anni della nascita di un grande intellettuale che ha saputo creare un mondo per farne una metafora universale''. Un amante del mezzogiorno ''con le sue bellezze e le sue ombre'', così ne ha descritto la lezione civile, ma anche ''un siciliano speciale, una figura scomoda dal pensiero privo di filtri'' ricordando la sua celebre osservazione da Tiresia dei tempi moderni: ''Da quando non vedo più, tutto mi appare più chiaro''.
    De Giovanni si è soffermato sulla lingua letteraria inventata da Camilleri e su come la scrittura di libri gialli non è più stata la stessa dopo la sua irruzione sulla scena in tarda età, dopo la lunga carriera di regista teatrale, sceneggiatore e autore di programmi radiotelevisivi. ''E' lo scrittore italiano che ha venduto di più al mondo dopo Dante - ha osservato -. Ha cambiato le regole del giallo che prima aveva un altro significato. Con lui il romanzo di genere è diventato narrazione di territorio. Paradossalmente, la globalizzazione ha esaltato l' elemento locale. Attraverso la crime-fiction ha raccontato il suo luogo di origine''. La novità introdotta da Camilleri è stato, appunto, il suo ''essere universale scavalcando l' ostacolo del territorio, raccontare l'umanità, le passioni, l' invidia, l' odio senza tralasciare l' identità e la lingua''. Un traghettatore della narrativa da un punto all' altro, insomma, uno scrittore che ha portato i libri sui comodini degli italiani. Su un punto i due scrittori napoletani si sono trovati d' accordo: Camilleri, forse, è poco celebrato, non ha ancora avuto il riconoscimento e i tributi che merita. De Filippo, anzi, ha osservato che anche la passione civile del mondo culturale negli ultimi anni sembra arrancare: ''Non c' è più traccia di petizioni e prese di posizioni collettive non necessariamente a favore o contro il governo, ma anche sui temi sociali più generali. C'è un grande silenzio, è tutto appiattito.''. Ma com'era in privato lo scrittore siciliano? ''Era autentico, non c'era un altro Camilleri pubblico - ha raccontato - Un abitudinario con le sue 60 sigarette al giorno e il regolare riposino pomeridiano. In lui si percepiva l' idea del buon maestro, senza antagonismi nei confronti degli altri scrittori. Era un uomo appagato, un ottimista privo di rancori, rimpianti o invidie''. L' idea di aggiornare ''Di pianeti e di uomini'', risultato di una serie di lunghe interviste, è venuta da fatto che in vista del centenario la sua figura resta forte e quindi il libro ''tenta di essere un orientamento per i giovani, una bussola per la comunicazione''. A 92 anni passati, riflettendo sull' intelligenza artificiale che andava prendendo forma, lo scrittore di Porto Empedocle si ricollega all' Antica Grecia. ''Avremo molto più tempo per noi'', osservò. ''Era un maestro dell' oggettivismo decentrato - ha sottolineato De Giovanni - un po' come il nonno che davanti al camino racconta ai nipoti gli altri dal suo punto di vista. Un narratore unico, che sapeva portarti in viaggio con la parola. Non ci ha lasciati senza speranza''. Come quella, oggi terribilmente attuale, espressa in una delle ultime interviste: ''Vorrei morire lasciando figli, nipoti e pronipoti in un mondo di pace''.
   
   

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