Mattone, il mio Scugnizzi per esaltare i modelli positivi
Dal 10 aprile all'Augusteo. 'Napoli ha intrapreso deriva verso l'anticultura'
(di Angelo Cerulo) "Si vedono oggi una quantità di opere che, col pretesto di raccontare la verità, idealizzano modelli negativi i quali non vanno mitizzati. E questo fa male ai giovani. Nel mio piccolo cerco di proporre un modello positivo non pedante o da 'trombone', un modello che parla lo stesso linguaggio dei ragazzi. E spero che anche questa edizione possa rivelare nuove promesse come è accaduto in passato". Così il maestro Claudio Mattone presentando a Napoli, nel Teatro Augusteo, il suo 'C'era una volta...Scugnizzi', il musical che mette insieme, per la quarta volta, una compagnia di giovani talenti frutto del lavoro di un anno di Mattone.
Prodotto da Claudio & Tullio Mattone-Napoliteatro srl, lo spettacolo vedrà in scena dal 10 aprile nell'Augusteo 24 attori (scene Bruno Garofalo, movimenti coreografici Gino Landi, costumi Francesca R. Scudiero, regia di Mattone e aiuto regia di Claudia Cortellesi, orchestrazioni Pino Perris), selezionati su quasi 1.500 ragazzi. I protagonisti di uno spettacolo corale sono giovani fragili ma pieni di sogni, spesso costretti a crescere in fretta. Le loro storie parlano di scelte difficili, speranza e riscatto, dando vita a una vicenda attuale.
Debuttò nel 2002, al Teatro Augusteo: la trama dello spettacolo - che presenta anche una canzone nuova - racconta la vicenda di don Saverio (Alfonso Giorno), prete di strada, e del boss camorrista 'o Russo (Ciro Salatino). Da giovani erano stati detenuti nello stesso istituto minorile, da adulti si ritrovano su fronti opposti. Il primo tenta di sottrarre i ragazzi alla criminalità, il secondo li sfrutta per i propri affari illeciti.
Spiega Mattone: "L'opera nasce da un tema a me molto caro, quello dei giovani a rischio". E scopritore di giovani talenti: "Molti artisti e tecnici oggi affermati, infatti, hanno mosso i primi passi proprio su questo palcoscenico". "'C'era una volta ...Scugnizzi' è stato - ricorda Mattone - un trampolino di lancio per star oggi affermate della musica e della televisione del calibro di Massimiliano Gallo, Sal da Vinci, Serena Rossi, Andrea Sannino, Mavi Gagliardi, FLO e altri".
Ma la Napoli di oggi come si caratterizza? "Mi addolora un po': la città - spiega - ha intrapreso una deriva verso l'anticultura, l'incultura. C'è una sorta di degrado, di abbandono. Occorre fare attenzione al bello, alla cultura: i panzarotti e le friggitorie restano panzarotti e friggitorie. Si esagera mettendo sempre la Città al centro di ogni cosa". Spesso ricorrendo alla parola 'riscatto': "Un argomento delicato - sostiene l'artista - a Napoli si parla di riscatto con troppa facilità, con un po' di provincialismo. Dobbiamo augurarcelo per merito dei giovani che stanno crescendo ma non avverrà domattina".
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