Al Carlo Felice di Genova il fascino dei Carmina Burana
Ieri sera il concerto straordinario al Carlo Felice
La fama di Carl Orff è legata, oltre che allo strumentario che porta il suo nome e che è fra i più noti nella didattica musicale, ai "Carmina Burana", una imponente partitura che risale alla metà degli anni Trenta del secolo scorso in una fase storica segnata in Germania come nel resto dell'Europa da una variegata ricerca sul piano dei linguaggi musicali in un instabile equilibrio fra esplorazione del nuovo e rifugio nel passato. I "Carmina Burana" sono stati proposti ieri sera al Teatro Carlo Felice di Genova, un appuntamento sinfonico che non era in cartellone e che forse è stato aggiunto dopo la sostituzione del "Nome della Rosa" con la più popolare e conosciuta "Tosca".
Nei "Carmina", Orff riprese alcune sezioni letterarie della raccolta medioevale omonima che era stata ritrovata agli inizi dell'Ottocento in un monastero tedesco e li rivestì di una musica del tutto nuova e ben lontana, naturalmente, da quella originale. Tuttavia cercò con successo di recuperare gli umori, le atmosfere di un'epoca lontana attraverso un'orchestra massiccia e cupa, una coralità a blocchi, con andamento essenzialmente omoritmico, in un attento gioco fra elementi di carattere lirico e sezioni fortemente drammatiche. Una partitura colossale che ha in genere un impatto notevole sul pubblico. Lo si è potuto constatare ieri sera. Sul podio dei complessi stabili c'era Tito Ceccherini che ha restituito la partitura con generose dinamiche in un attento lavoro sui contrasti e sui rapporti fonici fra le varie componenti. Sotto questo aspetto non tutto è parso ineccepibile. Nel celebre brano "In taberna quando sumus", ad esempio, il crescendo del coro ("Bibit ille, bibit illa ecc.") iniziato pianissimo è stato irrimediabilmente soffocato dall'esuberante strumentale di Orff. Nell'insieme, comunque, una lettura godibile e piacevole grazie al buon apporto di tutti, dal coro diretto da Claudio Marino Moretti al coro di voci bianche preparato da Gino Tanasini, dall'orchestra (in evidenza il giovane primo flauto Anna Ratti) ai tre solisti: il soprano Gatrina Galka, il controtenore Owen Willetts e il baritono Daniele Terenzi. Sala affollatissima e grandi applausi.
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