Luciano Cannito, 'l'amore per il teatro nato a 10 anni con Miseria e Nobiltà'
ANSA - Cultura

Luciano Cannito, 'l'amore per il teatro nato a 10 anni con Miseria e Nobiltà'

Domenica 29 marzo 2026
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Il suo musical 'Cantando sotto la pioggia' approda a maggio al Teatro Brancaccio di Roma

(di Ida Bini) "Nella mia biografia risulta che sono nato professionalmente come danzatore, ma non è esatto: la mia prima esperienza lavorativa, l'ho fatta a teatro come attore.
    Con la mia famiglia ci eravamo trasferiti a Napoli; avevo 10 anni e per lo spettacolo 'Miseria e Nobiltà' stavano cercando un bambino nel ruolo di Peppeniello. Io non avevo l'accento napoletano ma dopo alcuni provini mi presero e in compagnia cominciarono a chiamarmi 'l'italiano'. È stato il mio primo impatto con il mondo del teatro, un amore immediato che non mi ha mai più lasciato e che ancora adesso mi emoziona". Luciano Cannito ha un profondo e sincero attaccamento al suo lavoro e una passione coinvolgente di cui parla con l'ANSA.
    Autore, regista, coreografo, presidente del Teatro Nazionale di Napoli, direttore artistico dell'Accademia di Arti Performative Art Village e dei teatri Alfieri e Gioiello di Torino, Cannito racconta il suo esordio, i suoi tantissimi spettacoli e produzioni e le numerose esperienze professionali in Italia e all'estero, che hanno tutte il teatro come comun denominatore. "Amo il teatro perché è una delle passioni più belle dell'essere umano, fortemente radicata nel nostro Dna e che stabilisce ogni volta rapporti emotivi con il pubblico - aggiunge Cannito - Il teatro, nonostante il dominio di cinema e tv, continua ad avere successo, a resistere; persino l'intelligenza artificiale, che può sostituire tutto, non potrà mai farlo con il teatro. Tra gli spettacoli amo soprattutto i musical per il loro linguaggio pop, perché parlano a platee vaste e uniscono la forza e la bellezza di musica, danza e recitazione".
    L'ultimo suo successo, 'Cantando sotto la pioggia', che sta girando l'Italia intera, arriverà al Teatro Brancaccio di Roma dal 15 al 26 maggio. "È uno dei musical più famosi della storia - spiega Luciano Cannito - Considerato un evergreen, è amato da tutte le generazioni, perché all'interno ha una serie di ingredienti che lo trasformano in un classico: un testo meraviglioso, canzoni stupende e una storia che ha meccanismi drammaturgici che fanno divertire il pubblico in modo speciale".
    Il musical, di cui Cannito firma la regia e ne cura le coreografie, è tratto dall'omonimo film del 1952, ambientato nella Hollywood degli anni Venti, quando un celebre attore del cinema muto viene scritturato per recitare in un film parlato, ma durante la sua realizzazione emergono rivalità tra i protagonisti. "Il gioco della transizione dal cinema muto al sonoro permette di creare gag divertentissime e situazioni di grande comicità per uno spettacolo family, adatto a qualsiasi tipo di pubblico. Ogni canzone, poi, è un successo che tutti conoscono: basta sentire le prime note di Singin' in the rain che tutti cantano. C'è anche una coreografia iconica, grazie a un personaggio mitico come Gene Kelly che ha lasciato una traccia fondamentale nella storia della danza".
    "A 13 anni la danza è arrivata nella mia vita quasi per gioco - racconta Luciano Cannito - ma, avendo talento, ebbi subito un grande riscontro e feci carriera. Quando mancò mio padre dovetti iniziare a lavorare e lo feci all'estero in compagnie importanti che negli anni Ottanta erano la punta di diamante della storia della danza mondiale".
    Quarant'anni di carriera tra palchi, cinema, opera, festival, televisione, eventi, Luciano Cannito ha collaborato con grandi nomi della cultura e dello spettacolo come Carla Fracci, Maya Plisetskaya, Lucio Dalla, Mistilav Rostropovich, Roberto De Simone, Altan, Franco Zeffirelli. Ora, tra i suoi impegni, c'è anche la direzione artistica e la presidenza teatrale. "Quando si ha tanta esperienza - confessa Cannito - è magnifico poter condividere pezzi della propria professione, realizzando cose nuove. È importante creare opportunità per nuovi giovani registi e autori e pianificare la crescita di un teatro, cercando di scardinare preconcetti e recependo l'interesse della gente con storie da condividere. Questo approccio sta funzionando, come dimostrano i due teatri di Torino dove siamo passati dagli 85mila spettatori ai 217mila in sole due stagioni".
   

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