Giusy Valeri a 87 anni torna al suo cabaret, 'oggi i comici non fanno più ridere'
Festa nel segno dei ricordi di una carriera dal cinema al palco di Puff e Velavevodetto
(di Chiara Venuto) Mentre scende le scale del ristorante Velavevodetto di Testaccio, Giusy Valeri non sta nella pelle.
Vuole rivedere il posto dove per cinque anni ha recitato, libera, i suoi personaggi, fatto ridere i romani, anche se - dice - "c'erano giusto due tavoli" e "non c'avevamo una lira".
Questa visita (nel contesto di una festicciola tra amici e familiari) è il suo regalo per gli 87 anni, tappa a cui arriva con una scintillante tutina in paillettes argentate e, nonostante gli acciacchi, con il solito spirito comico e splendidamente autoironico.
Il cabaret di una volta, che andava avanti con la formula spettacolo più cena (e il sabato doppio show), non c'è più da tempo, e così nello spazio sotterraneo dietro il Monte de' cocci non si riconosce l'aspetto originario del locale romano. Lei però lo fa vedere a parole e gesti: "Qui c'erano i camerini", e indica il fondo della sala, dietro l'ultima arcata che incornicia una quinta naturale, "mentre da questo lato c'era un piccolo palco con davanti i tavoli".
Valeri ha iniziato la sua carriera a soli 16 anni, apparendo anche nella 'Dolce vita' di Federico Fellini, ma è sul palcoscenico che ha sempre dato il meglio di sé, diventando icona di romanità verace nei suoi quindici anni al Puff con Lando Fiorini. Quando si stancò di quell'avventura, creò la propria compagnia, con un discreto successo. Tra le ragioni del cambiamento pure qualche screzio con il compagno di scena, legato sia a questioni economiche che alle "invidie".
"Tornava a casa piena degli applausi del pubblico", racconta una delle figlie della comica, Alberta Martana (uno dei volti dello show al Velavevodetto), "ma anche stanca dalle tensioni dietro le quinte". Così colse l'occasione per creare il proprio progetto, con testi di Piero Castellacci, coreografie di Giorgio De Bortoli, attori e ballerine Raffaella Bodoni, Loretta Rossi Stuart, Chiara Gizzi e Camillo Toscano. Senza dimenticare il suo instancabile compagno di avventure, il marito Luciano Martana.
"La mattina si svegliavano e ripetevano a letto i copioni - ricorda la figlia -. Per me rappresentavano l'amore vero".
La famiglia è legatissima e lo si vede mentre si chiacchiera tra carciofi alla giudia, pasta alla carbonara e baccalà in pastella. Ciascuno insegue una passione, in un modo o nell'altro. La figlia Daniela ha lavorato a lungo come cantante, mentre ora si concentra sulla scrittura di poesie e si prende cura della madre. Scherza: "A volte è una fatica, quando vuole fare di testa sua". Alberta Martana è un agente assicurativo ma per lei il confronto con l'altro è sempre uno show: "A seconda di chi ho davanti sono attrice o pubblico", spiega. Sua figlia Flavia Pettinella, nipote di Valeri, è una promessa dei 50 e 100 metri delfino, e viene alla cena di compleanno della nonna dopo essere stata a Riccione per le nazionali giovanili.
Regina del banchetto, però, non può che essere la festeggiata, che chiacchiera amorevolmente con i volti che le sono stati a fianco una vita: Camillo Toscano, Tommaso Zevola, Raffaella Bodoni, Giorgio De Bortoli e Silvia Gigli. "Facevamo ridere, tanto - racconta -. Oggi i comici non sono come una volta, non fanno più ridere, sono cambiati i modi". E le dicono: "Tu fai ridere anche ora". Al che ribatte: "E allora so' scema se faccio ridere anche così". Non si può non gioire a ogni sua battuta, accompagnata da una mimica facciale che oggi in effetti si vede più di rado. "Per me questa è la vita, vedere le persone contente", commenta a un certo punto.
Si parla a lungo, ad esempio di quando per fare un personaggio dello Sri Lanka andò da un giovane originario di lì e gli fece recitare il monologo, così da poterlo emulare perfettamente. Poi, si incurva e fa la 'sua' sfigata. "Era il mio ruolo preferito", dice. Oggi il suo palco è in un centro diurno per anziani, dove va per passare un po' di tempo fuori casa, ma finisce per allietare le giornate delle altre signore, riproponendo i copioni e le boutade che ricorda ancora. E, rivela Alberta, "gli addetti sono contenti perché anche con il sorriso si può dare una mano".
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