Arte e architettura, a Tunisi Cristian Chironi riattiva la memoria di Villa Baizeau
ANSA - Cultura

Arte e architettura, a Tunisi Cristian Chironi riattiva la memoria di Villa Baizeau

Martedì 31 marzo 2026
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Tra residenza in Medina, performance e mostra, il nuovo' My house is a Le Corbusier'

A Tunisi l'arte contemporanea incontra l'architettura del Novecento con il nuovo capitolo di "My house is a Le Corbusier", progetto internazionale dell'artista italiano Cristian Chironi che prende forma attorno a Villa Baizeau, l'unico edificio progettato da Le Corbusier in Tunisia. L'iniziativa, promossa da La Boîte - Centre d'Art & d'Architecture, dall'Istituto Italiano di Cultura di Tunisi, dall'Ambasciata d'Italia e dalla cooperazione svizzera, si sviluppa come residenza, mostra e libro, con un percorso avviato il 22 gennaio e destinato a culminare nell'inaugurazione del 3 aprile a Tunisi. Il cuore del progetto sta in un paradosso, perché questa volta Chironi non può realmente abitare la casa scelta. Villa Baizeau, costruita tra il 1928 e il 1930 sulla collina di Sainte Monique a Cartagine per l'imprenditore Lucien Baizeau, si trova infatti all'interno del parco presidenziale tunisino ed è quindi inaccessibile. Da qui nasce la chiave curatoriale della tappa tunisina, dove l'abitare non coincide con il possesso o con la presenza fisica, ma diventa esercizio mentale, soglia, distanza, racconto. È su questo scarto che il progetto prova a misurare, in una città come Tunisi, la tensione tra il lascito del modernismo e le urgenze contemporanee dell'abitare. La residenza si è svolta nella Medina di Tunisi, scelta come spazio di vita temporanea e come osservatorio sul tessuto urbano reale, ben lontano dall'astrazione modernista. Il programma ha visto inoltre le performance itineranti "Carthage Drive", organizzate il 24 e 25 marzo tra Tunisi e Cartagine a bordo di una Fiat 127 Special ribattezzata "Camaleonte", personalizzata secondo la tavolozza cromatica concepita da Le Corbusier per Villa Baizeau. L'auto, che durante l'apertura del 3 aprile diventerà anche installazione sonora, è stata pensata come una sorta di casa mobile e dispositivo relazionale, capace di trasformare il tragitto urbano in conversazione su spazio, memoria e paesaggio. Il progetto prevede anche un momento di approfondimento pubblico il 2 aprile all'École Nationale d'Architecture & Urbanisme, con l'incontro "Villa Baizeau, un'architettura da raccontare", inserito nella X Giornata del Design Italiano nel Mondo. Il giorno successivo, il 3 aprile, aprirà alla Boîte la mostra "My house is a Le Corbusier (Villa Baizeau)", visitabile fino al 17 giugno. In questo quadro, l'iniziativa non si limita a rileggere l'opera di Le Corbusier, ma la usa come lente per interrogare la città contemporanea, il patrimonio modernista e i modi in cui un'architettura può continuare a produrre senso anche quando non è abitabile.
    L'operazione si inserisce inoltre in una più ampia rinnovata attenzione culturale verso Villa Baizeau, già al centro nel 2024 di mostre e incontri dedicati alla sua storia e alla necessità di valorizzarla. Nel caso di Chironi, però, il punto non è soltanto la conservazione del bene architettonico, ma la sua riattivazione simbolica. Il risultato è un lavoro che attraversa arte, performance, urbanistica e autobiografia, e che a Tunisi trova una delle sue formulazioni più forti, perché proprio l'impossibilità di entrare nella villa finisce per renderla ancora più eloquente. Nelle intenzioni degli organizzatori, il capitolo tunisino conferma così la natura di lungo periodo di "My house is a Le Corbusier", avviato nel 2015 e costruito come viaggio abitativo attraverso diverse architetture del maestro franco-svizzero, da Parigi a Marsiglia, da Chandigarh a Berlino.
    A Tunisi, però, il progetto assume un valore ulteriore, perché mette in relazione il patrimonio di Cartagine con la vitalità della Medina e con una domanda tutt'altro che teorica, quella su chi possa oggi abitare davvero la città, in quali forme e a quale distanza dai modelli ereditati dal Novecento.
   

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