Droni, satelliti, robot e IA, completato il monitoraggio di Pompei
La schedatura dei 13 mila ambienti servirà alla manutenzione e alla conservazione del sito
Dai muri e affreschi documentati nel Settecento e nell'Ottocento e ormai degradati o non più esistenti, fino al crollo della Schola Armaturarum nel 2010 da cui è scaturito il Grande Progetto Pompei, l' intervento di salvataggio finanziato dallo Stato italiano e dall'Ue: la conservazione è sempre stata la sfida più grande di Pompei. Ora, grazie all'ausilio di droni, satelliti e robot, è stato completato il monitoraggio dell'intera città antica e proprio grazie a questa conoscenza dettagliata, come mai prima, sono state poste le basi per la manutenzione programmata e la conservazione del sito: oltre 70.000 schede per ubicare, classificare e definire le diverse tipologie di rischio e degrado delle strutture archeologiche presenti nel sito.
Si tratta di oltre 13.000 ambienti, appartenenti a circa 1.200 unità catastali tra case e botteghe costruite due millenni fa.
Il monitoraggio e la schedatura servono ora come base per gli interventi di manutenzione o per prevenire danni, o crolli e ne rappresenta la tabella di marcia: "ci dà le priorità sugli interventi. E' quello che mi rassicura dall'ansia quotidiana e a fronte delle tante notti insonni passate a preoccuparmi su come scegliere gli interventi da affrontare perché non avevamo una fotografia della situazione che fosse sempre aggiornata" dice il direttore del parco Gabriel Zuchtriegel.
Per avere queste informazioni è stato invece realizzato, in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Civile dell'Università di Salerno e la società Visivalab, un sistema informatico per il monitoraggio a tappeto di tutti gli elementi costruttivi: pavimenti, muri, solai coperture, intonaci, apparati decorativi, arredi e così via. Questo sistema attraverso una web app, creata su misura per Pompei, ha consentito a squadre di tecnici di analizzare tutti gli ambienti stando sul campo per oltre otto mesi, e di segnalare per ogni singolo elemento la presenza di degrado per tipologia, estensione e gravità. Tutti questi dati sono stati catalogati con strumenti informatici e di Intelligenza artificiale e trasferiti in un sistema cartografico che ora, in base alla gravità e urgenza, organizza in una programmazione triennale gli interventi di manutenzione. Un modo, ha commentato, in un messaggio, il ministro della Cultura, Alessandro Giuli "per celebrare Pompei, paradigma di archeologia pubblica e di una via tutta italiana, moderna e avanguardistica, alla gestione del patrimonio".
Un "sogno" ha concluso il grande archeologo Andrea Carandini che già 15 anni fa aveva individuato la necessità della manutenzione programmata del sito: "solo Zuchtriegel lo ha finalmente trasformato in compiuta realtà, per cui esulto di gioia". C'è voluto del tempo, "ma i rivoluzionari hanno il difetto di essere frettolosi. Le cose, per essere fatte bene, avanzano lentamente"
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