'Rosso podestà', nuovo capitolo della saga di Pantaleone Sergi
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'Rosso podestà', nuovo capitolo della saga di Pantaleone Sergi

Venerdì 3 aprile 2026
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Affresco tra la grande storia e le vicende minute di un piccolo paese

PANTALEONE SERGI, "ROSSO PODESTÀ" (Pellegrini editore, pp 184, 20,00 euro).
    Pantaleone Sergi, ex inviato speciale de la Repubblica, fondatore e direttore de il Quotidiano della Calabria, torna in libreria dopo cinque anni, con una storia lunga e articolata, quasi corale, di "Rosso podestà" (Pellegrini editore, Cosenza).
    È un capitolo della saga di Mambrici, la Macondo dell'autore, in cui la fine del protagonista si pone come simbolo di un'illusione, quella "rossa", dapprima faticosa a farsi reale e poi rivelatasi impraticabile in una realtà come quella di un paese calabrese della prima metà del Novecento.
    Dopo il terremoto che fece di Mambrici "terra piana", raccontato nel pluripremiato "Liberandisdomini", in questo nuovo romanzo Sergi segue le tracce di due fratelli orfani che scamparono alla morte nel crollo dell'Ospizio di Carità in cui erano assistiti. Condotti a Padova da una ricca crocerossina che li allevò come figli e li lasciò eredi di un ricco patrimonio, dopo la Grande guerra tornarono a Mambrici dove vivevano di rendita. Pepè Pellicari, il protagonista del romanzo, era uno scapestrato che s'innamorava spesso ma veniva sempre respinto, ed era appassionato di politica perché gli piaceva Mussolini.
    Fondatore del fascio locale dopo diversi anni passati nella colonia Eritrea dove emigrò per gli insuccessi con le donne, tornò a Mambrici e fu nominato podestà. Solo all'inizio della seconda guerra mondiale, Pepè trovò il modo per salvarsi dalla propria mediocrità, soprattutto grazie alla moglie Alma, donna battagliera che lo portò a schierarsi e difendere le ragioni dl proletariato tanto da essere candidato comunista alla Camera dei deputati. Alla fine, però, soccomberà sotto i colpi di un folle che incarna una follia ben più estesa.
    È una storia potente questo nuovo romanzo di Sergi, nel quale trovano spazio altre storie e altri personaggi. Ed è un affresco avvincente in ragione di una simmetria tra la grande storia e le vicende minute di un piccolo paese come Mambrici, in cui la fantasia dell'autore si mescola alla realtà.
    "Rosso podestà" è una storia dal ritmo incalzante che si fa leggere per la scelta di una lingua che fruisce della contiguità, mai invadente, con alcuni elementi dialettali che ne precisano la rispondenza. Attraverso questo codice lessicografico coinvolgente, Sergi disegna un mondo in cui le atmosfere del realismo fantastico - o "descrittivo" come all'autore piace definirlo - diventano un tutt'uno con le ambientazioni locali creando un universo parallelo in cui si snoda il racconto. Così com'era avvenuto nei precedenti romanzi della saga, "Liberandisdomini" e "Il giudice, sua madre e il basilisco".
   

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