Anna Bisogno racconta la tv, dal tubo catodico all'IA
In ''Tv espansa'' la trasformazione e i casi emblematici, come Sanremo
(di Elisabetta Stefanelli) ANNA BISOGNO, 'TV ESPANSA.
PIATTAFORME, SOCIAL, NETWORK, IA' (Carocci editore, pag. 130, euro 15,00).
In principio, quando nel 1954 la televisione entra fisicamente nelle case degli italiani, con il suo elegante bianco e nero, diventa come un amplificatore di eventi, come anni più tardi, dimostrerà lo sbarco sulla Luna, momento di celebrazione collettiva congelata in un'immagine storica. Ma è solo l'inizio di un percorso che Anna Bisogno, studiosa di media e professoressa dell'Università Mercatorum, racconta nel suo ultimo libro dove segue le trasformazioni epocali del piccolo schermo che si moltiplica in mille rivoli, morendo e rinascendo come l'Araba Fenice. Una storia che non è solo storia di un paese - benchè Bisogno si focalizzi soprattutto sulla tv italiana - ma è storia di un mondo che diventa unico strumento, oggetto unico di uno storytelling collettivo spalmato sulle piattaforme mondiali. È appunto la ''TV espansa'' che da' il titolo al libro, quando da oggetto di arredo del salotto con tanto di centrino all'uncinetto, il cubo da catodico diventa immateriale. Trasformazione fisica da uno a sempre più schermi, che presuppone una trasformazione concettuale, oserei dire filosofica. In principio c'è la fine della tv passiva, quella che scandiva le ore e i giorni della settimana - lunedì film, giovedì quiz - attraverso la scelta di palinsesti.''Il perno operativo di questa trasformazione - ci ricorda Bisogno - è il second screen, che comprende forme di interazione con il contenuto televisivo tramite dispositivi portatili''. Insomma addio al palinsesto. ''Il secondo schermo ha trasformato in profondità l'esperienza televisiva, introducendo un'architettura della fruizione che mette al centro l'interazione multiscreen e la convergenza crossmediale''. Il primo effetto dirompente è quello di ricalibrare completamente la competizione che non si gioca quasi più sul confronto diretto di programmi, tranne che per una fetta di pubblico old style, ma sulla library e chiaramente sulla capacità dell'algoritmo delle piattaforme che si moltiplicano e il cui fine ultimo è quello di profilare il più precisamente possibile il telespettatore. Con tutta una serie di conseguenze anche dal punto di vista sociale e linguistico, ma questa è un'altra storia.
La tv ha recuperato la sua ritualità di aggregatrice familiare durante la pandemia ma nello stesso tempo è da quel momento, nella noia e nella solitudine delle giornate senza tempo chiusi in casa, che è esplosa dentro ognuno - e nei giovani in particolare - come dama di compagnia per ogni momento della giornata. Fruizione senza spazio e senza tempo fino a tutta una serie in una notte. Quella che racconta così bene Anna Bisogno, è la storia di un rito, di come si evolve, di come trova i suoi momenti di sacralità e di condivisione, con un particolare focus sul Festival di Sanremo che da momento iconico della vecchia tv catodica si è saputo trasformare, caso di scuola, in un momento emblematico di ''tv espansa'' e transmediale: nel tempo con il gioco degli annunci, nello spazio per meme e contenuti social.
''La sua fruizione ha assunto le caratteristiche di un'esperienza estesa, dinamica e stratificata, distribuita su più piattaforme e veicolata da molteplici linguaggi''. Uno spazio dilatato quindi, in cui innovazione tecnologica e memoria collettiva vanno di pari passo e sono la stessa cosa almeno fino a quando l'Intelligenza Artificiale non segnerà il prossimo passaggio.
Il libro sarà presentato venerdì 10 aprile alla libreria Mondadori della Galleria Alberto Sordi a Roma.
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