Daua, spy story all'italiana sul 'Grande gioco' che controlla le menti
ANSA - Cultura

Daua, spy story all'italiana sul 'Grande gioco' che controlla le menti

Martedì 7 aprile 2026
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A firma di Sebastiano Caputo, al suo esordio nella narrativa

SEBASTIANO CAPUTO, 'DAUA. UNA SPY STORY' (Paesi Edizioni, pp. 180, euro 16).
    C'è una giovane spia dell'intelligence italiana, un certo Giovanni Scorretti (un nome, una garanzia). E, davanti a lui, un intreccio di rapporti, informazioni, personaggi da disbrogliare.
    O in cui rimanere impigliato. È questo il punto di partenza di 'Daua. Una spy story', primo romanzo di Sebastiano Caputo per Paesi Edizioni (pp. 180, euro 16).
    Caputo è un giornalista classe '92 che ha lavorato come reporter di guerra in Russia, Ucraina, Siria, Kurdistan iracheno, Iraq, Libano, Israele, Palestina, Giordania, Turchia, Pakistan, Afghanistan, Iran, Egitto, Tunisia, Marocco ed Etiopia. Non può perciò non essere interessato ai legami di potere della geopolitica, che sono al centro del suo libro.
    Ambientato tra i palazzi romani e vaticani, i night club e i salotti aristocratici, fino ad arrivare in Siria, Iraq, Iran, Ucraina e Libia, Daua racconta la storia di Giovanni, spia poco incline alle regole, il cui incarico è quello di riportare a casa Alessandro, un imprenditore italiano rapito in Iraq nel pieno delle tensioni regionali. Nel corso del suo viaggio, incontrerà monaci ribelli, uomini di potere, agenti sotto copertura, burocrati ambiziosi, nobili decaduti, hacker minorenni, clan della droga e sentinelle.
    In questa storia (e non solo), il potere non si declina solo in forza militare e spionaggio. Anzi. Si muove attraverso religione, identità, propaganda e controllo delle menti e del tempo, come spiegato dal personaggio di don Tancredi. "Prima le grandi potenze si sfidavano sulla terra, sul mare e in cielo - dice -, ora invece hanno spostato il perimetro di gioco dentro al nostro sistema cognitivo. Le persone abitano la realtà, ma al tempo stesso ne prendono le distanze. Un po' perché è scadente e un po' perché è feroce. La maggior parte della gente finisce in una realtà parallela, mentre una minoranza, di cui noi facciamo parte, ha scelto di sprofondare in una realtà aumentata, un grande gioco in cui non ci si annoia mai. In questa dimensione si produce costantemente adrenalina, il più forte stupefacente che possa esistere su questa terra: Daua".
    Daua, che è anche il titolo del romanzo, richiama il "fiume africano che nasce ad Aleta Wendo, una cittadina dell'Etiopia fino a sfociare al confine con il Kenya e la Somalia", si legge.
    La cui "acqua che vi scorreva continuava a essere metafora dell'esistenza, ma in una forma più profonda" diventando "il confine del grande gioco del mondo" di kiplinghiana memoria. In questo contesto, i protagonisti devono affrontare sia le sfide determinate dalla matassa geopolitica che le proprie guerre interiori.
   

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