Quanto ci costa 'il prezzo della guerra', lo sguardo di un giornalista e un economista
Focus su secoli di conflitti per capire cosa accade all'economia fin nella vita reale
PAOLO BALDUZZI E ANDREA BIGNAMI, 'IL PREZZO DELLA GUERRA' (PAESI EDIZIONI, 264 PAGINE, 17 EURO) Per i Governi, come nelle imprese e nel lavoro, e nella vita quotidiana delle famiglie, il tema è tornato ad imporsi come una emergenza: cosa accade davvero all'economia di un Paese quando scoppia una guerra? Dà una risposta un saggio a quattro mani, nato dal lavoro di squadra tra un economista ed un giornalista economico, "documentato - così viene presentato - come una lezione universitaria ma scritto con il passo incalzante della cronaca": 'Il prezzo della guerra', di Paolo Balduzzi e Andrea Bignami è un libro che "conduce il lettore attraverso secoli di guerre" e guarda fino alla vita di tutti i giorni, perché "le guerre, anche quando all'apparenza sono molto lontane da noi, improvvisamente possono diventare vicinissime. Si insinuano nella vita quotidiana, nei prezzi al supermercato, nelle bollette, nei bilanci pubblici e nei salari".
Completato prima dell'attacco israelo-americano contro l'Iran, è un approfondimento che non poteva prevedere l'operazione Epic Fury ma che sembra scritto per spiegare esattamente quello che sta accadendo oggi con il conflitto nei Paesi del Golfo e con lo Stretto di Hormuz che tiene in ostaggio l'economia globale. Bignami, caporedattore di Sky Tg24, coordinatore della redazione economica e conduttore di Sky Tg24 Economia, e Balduzzi, docente di Scienza delle finanze all'Università Cattolica di Milano ed editorialista del Messaggero, hanno costruito un lavoro che non parla di battaglie, ma di bilanci; non di generali, ma di catene di approvvigionamento. Un intero capitolo è dedicato al Medio Oriente e alla geopolitica del petrolio, ma l'attualità del saggio non si esaurisce nel Golfo, ampio spazio è dedicato alla guerra in Ucraina: dall'impatto sulle bollette europee alla corsa al riarmo con il piano ReArm Europe, dalle sanzioni alla Russia fino alla "transizione bellica dell'economia globale", come la definiscono gli autori.
"Quando scoppia un conflitto, una società non mobilita soltanto uomini e mezzi militari: rialloca il capitale, ridefinisce le priorità tecnologiche, riconfigura le catene di approvvigionamento. La guerra non è un'interruzione dell'ordine economico, ma una sua violenta riorganizzazione" spiega Paolo Balduzzi: "Lo vediamo oggi con l'Iran: l'inflazione a Teheran ha superato il 50%, il prezzo del petrolio torna a essere un'arma geopolitica, e le conseguenze arrivano fino ai distributori di benzina e ai supermercati europei. Questo libro nasce per dare a chiunque gli strumenti per leggere queste dinamiche".
"La storia economica ci insegna che nessuna guerra resta confinata al campo di battaglia", aggiunge Andrea Bignami: "Dalle guerre puniche alle sanzioni del XXI secolo, il meccanismo è sempre lo stesso: debito pubblico, inflazione, ridefinizione delle alleanze commerciali. Oggi l'Europa si trova davanti a una scelta che non è solo militare ma profondamente economica: se il riarmo è inevitabile, la vera sfida è farlo investendo nel proprio tessuto industriale e nelle tecnologie dual use, trasformando una necessità difensiva in un'opportunità di crescita".
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