Agente segreto per caso, diario di un capitano inglese nella Resistenza
In un libro la storia di Henry Boutigny, ufficiale della Number 1 Special Force
HENRY BOUTIGNY. AGENTE SEGRETO PER CASO (Primamedia editore, pp.148, euro 18).
Non sarebbe mai dovuto diventare un agente segreto. Il caso portò Henry Boutigny ad arruolarsi nell'esercito inglese, quindi nel Soe (Special operations executive), il reparto voluto da Winston Churchill per "incendiare l'Europa", operando in supporto della Resistenza. A raccontare la storia lo stesso protagonista in un diario inedito ora diventato un libro, 'Henry Boutigny - L'agente segreto per caso', a cura di Mauro Taddei, con prefazione di Gianni Oliva e postfazione di Lorenzo, Enrico e Federico Boutigny , i figli dell'ufficiale della Number 1 Special Force del Soe, morto nel 2001 a Rapolano Terme, in provincia di Siena, città dove, complice l'amico Dick Mallaby, troverà l'amore della vita e deciderà di restare.
Nel diario Boutigny racconta, tra missioni clandestine e trattative segrete, del ruolo decisivo degli agenti del Soe nell'8 settembre, del contributo delle donne della Special force, delle dinamiche complesse tra Alleati e Cln. Un 'viaggio' dalla Sicilia per preparare lo sbarco alleato, all'arrivo a Salerno, la Puglia e poi Siena, città in cui il 'Capitano', come lo chiamavano i suoi collaboratori e conoscenti, decise appunto di restare. Tra gli episodi, la scoperta di 'gas da guerra' statunitensi, da usare solo nel caso li avessero impiegati per primi i tedeschi, il 'rapimento' a Sorrento di Benedetto Croce dopo aver saputo che i nazisti avevano deciso di arrestarlo.
Fino alla 'revisione' della cartina dell'Italia e della sua frontiera postbellica: la sua correzione, "corrispondente alla effettiva distribuzione delle forze partigiane in campo", scrive Boutigny "servì al momento del trattato di pace per definire la frontiera con la Jugoslavia. Così Trieste rimase italiana".
Non manca il racconto degli incontri con alcuni dei grandi protagonisti delle guerra di Liberazione. A cominciare da Cadorna, a cui venne consigliata maggior prudenza, poiché aveva un tono di voce sempre troppo alto quando parlava delle proprie intenzioni una volta raggiunta Milano come comandante del Corpo volontari della libertà. E poi i colloqui con la delegazione del Comitato di Liberazione nazionale Alta Italia a Monopoli.
Alfredo Pizzoni "che più mi impressionò" per la chiarezza nell'esporre le proprie idee, quindi Ferruccio Parri ricordato come "un po' scorbutico", ma "persona di valore".
Il libro sarà presentato in anteprima il 10 aprile a Siena.
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