Salman Rushdie, L'undicesima ora ovvero storie al limite
Prima opera di narrativa dopo l'attentato, torna con cinque straordinari racconti
(di Elisabetta Stefanelli) SALMAN RUSHDIE, 'L'UNDICESIMA ORA. UN QUINTETTO DI STORIE', (Traduzione di Luigi Maria Sponzilli.
Mondadori, pag. 256, euro 21,00) Dopo l'attentato del 2022, dopo aver visto il volto della morte in forma di arma da taglio, è innegabile che la vita e l'opera di Salman Rushdie abbiano subito un netto contraccolpo e che, come ha detto recentemente, ora faccia i conti con i fantasmi. Si era visto già nell'opera biografica in cui descriveva appunto quello che gli è accaduto, nei più intimi, nei più profondi risvolti e dettagli, 'Coltello' appunto - a mio avviso un capolavoro assoluto - e non potrebbe non essercene traccia in questa sua prima opera narrativa dopo l'attentato.
Parlo dei cinque lunghi racconti che compongono 'L'undicesima ora', appena pubblicato da Mondadori, in cui il grande scrittore, qualora mai ce ne fosse bisogno, dimostra ancora una volta la sua straordinaria capacità di scrittura. Qui a catturare il lettore sono vicende e situazioni molto diverse tra loro ma accomunate dal senso del limite. C'è il limite tra la vita e la morte ovviamente, che torna con grande forza, c'è il limite tra la libertà e la rettitudine, tra il mondo spirituale e quello materiale, tra inglesi e migranti, tra ricchi e poveri, o anche semplicemente c'è il limite che può stabilire un balcone tra due persone apparentemente lontane eppure vicinissime.
Un limite come l'undicesima ora del titolo, momento finale di qualcosa che è destinato a cambiare la vita dei protagonisti per sempre, in un gorgo in cui spesso riescono a trascinare anche tutto il male che li ha fin lì perseguitati. C'è un senso di vendetta che striscia nemmeno troppo velatamente in questi racconti di Rushdie, di rivalsa contro le ingiustizie che avvelenano il mondo. Ma è la giustizia alla fine a trionfare, anche se pure la giustizia a volte esagera.
I suoi personaggi - scrittori che non scrivono, musiciste campionesse di stile, uomini delusi dalla propria vita, professori che cercano strade alternative per la spiritualità, ricchi senza scrupoli, santoni che amano solo sesso e soldi, donne forti che trainano la società verso il futuro - sono sempre intensi, carismatici, che siano portatori di valori positivi o negativi.
C'è una straordinaria energia vitale in queste pagine in cui Rushdie parla soprattutto di morte. Un'energia che viene anche dalla sua proverbiale capacità di fondere culture diverse e qui spazia dalle brume inglesi ai ricchi quartieri dei miliardari indiani, con la sua scrittura sempre avvolgente in cui reale e soprannaturale convivono come due abitanti dello stesso quartiere. "Sono fatti che non è facile far rientrare in una descrizione rigorosamente razionale del mondo", scrive nel mini prologo del racconto che s'intitola In ritardo, ma che vale per l'intera raccolta composta da Nel Sud, La musicista di Kahani, Oklahoma e Il vecchio nella piazza. Ma quale sia la ragione a volte è difficile da stabilire.
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