Emery re di Coppa, storia di uno scacchista 'prestato' al calcio
Lo spagnolo alla quinta Europa League, riporta l'Aston Villa al successo dopo 44 anni
Infaticabile studioso di calcio, vincitore seriale di trofei europei, i principi tattici mutuati dagli scacchi, altra sua grande passione, fedele compagna lunghi notti insonni: dopo 44 anni, per la gioia del Principe William, Unai Emery riporta l'Aston Villa sul tetto d'Europa, confermando l'attuale predominio dei tecnici spagnoli. Da Pep Guardiola a Mikel Arteta fino a Luis Enrique, senza dimenticare appunto Emery: le migliori panchine del Vecchio Continente provengono tutte dalla Spagna.
La vittoria sul Friburgo è stata netta come la geometria delle idee di questo basco nato poco distante dal confine tra Spagna e Francia. Che ieri a Istanbul è entrato di diritto nella ristretta cerchia degli allenatori (al fianco di Carlo Ancelotti, José Mourinho e Giovanni Trapattoni) con il maggior numero di grandi premi continentali. Cinque Europa League, una cifra che pochi nella storia del calcio europeo possono vantare.
Un'eccezione, come la sua ossessione per il calcio, che lo porta a svegliarsi alle due di mattina per guardare sull'iPad partite di squadre che non incontrerà mai: studia tattiche di club appena promossi, segue lezioni di scienziati e pensatori che leggono il mondo in modo diverso. Se c'è un momento libero durante il giorno, apre l'app di scacchi sul telefono — con il suo vero nome — e sfida sconosciuti in partite lampo da tre minuti. Non per svago, ma per allenare la disciplina mentale.
Quella che gli sta consentendo di migliorare una carriera già di assoluta eccellenza: tre successi consecutivi in Europa League col Siviglia — 2014, 2015, 2016 -, quindi il poker alla guida del Villarreal nel 2021. Poi una pausa, e il trasferimento a Birmingham. Quando lo spagnolo ha varcato i cancelli di Villa Park il 1° novembre 2022, il club occupava il 16esimo posto in Premier, a un punto e due posizioni dalla zona retrocessione. Le prime mosse sono state silenziose ma chirurgiche: ha imposto ai giocatori di dedicare il 70 per cento del loro tempo al calcio, ridisegnando i ritmi di allenamento. Nella seconda metà di quella prima stagione tronca, il Villa ha vinto 15 delle 25 partite di campionato, chiudendo settimo e tornando in Europa dopo oltre un decennio.
Nella stagione successiva, la prima completa, ha condotto il club alla qualificazione in Champions League per la prima volta dal 1982-83, registrando anche 15 vittorie casalinghe consecutive, record assoluto nei 151 anni di storia del club.
Quest'anno, partito con cinque gare senza vittorie, ha convinto lo spogliatoio che la rotta era quella giusta. Aveva in mente un obiettivo doppio: andare lontano in Europa League e tornare in Champions. Missione compiuta su entrambi i fronti. Capace come pochi a gestire i molteplici impegni della sua squadra nonostante non disponga di una rosa accostabile a quelle delle altre bid d'Oltremanica.
Tra i tifosi che hanno vissuto con particolare intensità la notte al Beşiktaş Park c'era anche il Principe di Galles, William, sfegatato sostenitore dei Villas. "Serata fantastica -ha scritto sui social William, al triplice fischio finale, prima di unirsi alla squadra per una birra celebrativa -. Sono trascorsi 44 anni dall'ultima volta che abbiamo vinto un trofeo europeo." Un'attesa spazzata via dal rigore logico di uno scacchista prestato al calcio.
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