Su Netflix da domani Rafa, il documentario su Nadal
Il prezzo della grandezza per il vincitore di 22 tornei Grande Slam
(di Alessandra Baldini) Il prezzo della grandezza: esce domani su Netflix la docuserie Rafa, un racconto in quattro puntate della saga di Rafael Nadal, uno dei piu' grandi tennisti di tutti i tempi. Prodotto da Skydance Sports e diretto dal regista candidato agli Oscar Zachary Heinzerling, la serie esplora la vita, la legacy e le sfide emotive del 22 volte vincitore di tornei Grande Slam in una riflessione sul corpo, sul tempo che passa e sull'impossibilità di fermarsi anche quando il dolore diventa permanente.
Il documentario mostra il lato bello, il lato brutto e quello più duro di Nadal mentre mette il suo corpo a dura prova, soprattutto nella fase finale della carriera, alla ricerca nel 2024 di un ultimo momento di gloria pur sapendo che il fisico non collaborerà più.
Le quattro puntate raccontano le battaglie più difficili: gli infortuni degli inizi, le rivalità con Roger Federer e Novak Djokovic, e i successivi problemi fisici che alla fine, a 38 anni, lo hanno costretto al ritiro. In Rafa, per la prima volta, Nadal mette in mostra gli effetti della sindrome di Muller Weiss che gli ha deformato il piede e l'immagine arriva come uno shock per i suoi fan piu' affezionati.
Heinzerling racconta dunque non solo Nadal come atleta ma come simbolo della lotta contro il deterioramento fisico. "Sta firmando assegni che spero il suo corpo riesca a onorare ancora a lungo", dice Andre Agassi in apertura del documentario in una frase del 2005, quando il giovanissimo campione stava rivoluzionando il tennis con il suo stile aggressivo. Fu proprio quell'anno che il 19enne Nadal, subito dopo il suo primo Roland Garros, scoprì di soffrire della rara patologia degenerativa del piede che avrebbe accompagnato tutta la sua carriera. Plantari, antidolorifici e adattamenti biomeccanici gli permisero di continuare a giocare, ma contribuirono anche a una lunga catena di problemi fisici: ginocchia, schiena, "piccoli buchi nello stomaco", fino all'anca che quasi vent'anni dopo avrebbe messo in dubbio il suo ritorno.
"E' una dipendenza", osserva Carlos Moyá, ex campione del Roland Garros e storico collaboratore di Nadal, spesso utilizzato dal regista come presenza silenziosa e quasi tragica davanti all'accanimento competitivo del campione. La serie dedica spazio anche al rapporto con lo zio e storico allenatore Toni Nadal, la cui filosofia era basata sull'idea della grandezza raggiunta attraverso la sofferenza, e al divorzio tra i due dopo le crisi di ansia tra le stagioni 2015-1016: "Stavo soffocando con la mia stessa saliva", ricorda il tennista, parlando del momento buio che lo portò a chiedere aiuto a uno psichiatra.
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