La seconda vita di Bove al Watford, 'felice di ricominciare'
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La seconda vita di Bove al Watford, 'felice di ricominciare'

Lunedì 26 gennaio 2026
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Il giocatore rimasto fermo dopo il grave malore riparte: 'Grande accoglienza'

Watford come una seconda possibilità, non solo per ritrovare il calcio ma soprattutto per tornare a vivere inseguendo la "passione più grande". Edoardo Bove riparte dalla Championship, la seconda divisione inglese, con la maglia del club tifato da Elton John, a distanza di quasi un anno dall'infarto che ha rischiato di porre fine anzitempo alla sua carriera. "Ho scelto questo club perché sono il tipo di giocatore che ama queste sfide: è una società ambiziosa che punta a un traguardo importante, il ritorno in Premier League. E io amo le grandi sfide".

Era il marzo 2024 quando Bove, alla sua prima stagione con la maglia della Fiorentina dopo la trafila nel settore giovanile della Roma e l'esordio in Serie A con i giallorossi, subisce un arresto cardiaco. L'intervento immediato dei soccorsi e l'uso del defibrillatore gli salvano la vita e, dopo giorni di grande apprensione, le sue condizioni migliorano progressivamente.

Inizia così un percorso di accertamenti, riabilitazione e recupero estremamente scrupoloso, con tempi e modalità dettati esclusivamente dalla tutela della salute. Gli viene impiantato un defibrillatore ("è più piccolo di un cellulare, si trova tra le costole e la pelle, ma non mi dà fastidio né mi limita"), rescinde il contratto con la Roma e riprende ad allenarsi. Fino alla chiamata del Watford ("ma ci tengo a dire che per me non è una seconda scelta"), con cui firma un contratto fino al 2031.

"È un modo per dimostrare che non sono qui di passaggio. Voglio fare bene e raggiungere gli obiettivi della proprietà, che ringrazio per l'opportunità che mi ha dato". Per rivederlo in campo, però, bisognerà attendere ancora dalle quattro alle sei settimane: "È difficile indicare ora una data precisa, anche perché la decisione finale verrà presa con lo staff tecnico e i medici. Sono comunque felice perché ho ripreso ad allenarmi, da solo e con la squadra, e rivivo lo spogliatoio che mi è mancato in questi mesi". Diversamente dall'Italia, dove il regolamento non lo consente, in Inghilterra a un atleta portatore di defibrillatore cardiaco impiantabile non viene imposto un divieto automatico. Vale il principio della responsabilità medica individuale: l'atleta viene sottoposto a controlli cardiologici estremamente rigorosi e, se cardiologi, club e giocatore concordano che il rischio è accettabile, l'idoneità può essere concessa. "Mi sono sottoposto a moltissimi accertamenti e controlli, ho parlato con tanti medici. All'inizio non era chiaro cosa mi fosse successo, ma ora sono tranquillo e non ho paura che accada di nuovo".

Bove parla un buon inglese e risponde alle domande senza nascondere i mesi bui attraversati dopo il blackout vissuto all'Artemio Franchi. "Devo ringraziare la mia famiglia e la mia fidanzata: senza di loro sarebbe stato tutto più difficile. Ho imparato ad accettare quello che capita nella vita, ad apprezzare il presente e a vivere alla giornata. E anche il calcio è diventato ancora più importante".

Bove non è il primo calciatore a tornare al professionismo dopo un arresto cardiaco: anche lo svedese Christian Eriksen aveva lasciato l'Italia (Inter) per proseguire la sua carriera prima al Brentford e poi al Manchester United. "Ci siamo scambiati qualche messaggio, ho ascoltato i suoi consigli. In questi mesi ho avuto tempo e modo di conoscere il mio nuovo corpo, di capire come allenarmi. Penso di aver trasformato quanto mi è successo in una crescita come persona".    

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