Carapaz favola a pois nella tappa regina, Pogacar gregario d'onore
Secondo Evenepoel, lo sloveno arriva abbracciato a Del Toro e fa sua la quinta maglia gialla
Una tappa regina in chiusura di Tour è un ventaglio di colori: è la favola a pois di Richard Carapaz che si corona con un successo sull'Alpe d'Huez; è il viso pallido e impietrito di Sepp Kuss, che in un curvone in discesa mette un provvidenziale piede a terra ed evita di far conoscenza diretta del vuoto; è il verde di Mads Pedersen portato su e giù per le montagne per poterselo cucire addosso ancora una volta; è il giallo di Tadej Pogacar che si sigilla in un abbraccio al traguardo col bianco di Isaac Del Toro.
Tour de France
Verdetti definitivi dopo 5.500 metri di dislivello, dopo un'altra vittoria della fuga e dopo un giorno in cui lo sloveno padrone della corsa veste per decine di chilometri i panni del gregario: la quinta Grande Boucle - come Anquetil e Merckx, Hinault e Indurain - della sua carriera, tanto, è già in cassaforte. Già in partenza, nessuno pensa di poterlo impensierire. La tappa, allora, non offre ribaltoni eclatanti, ma sulle rampe leggendarie del Col de la Croix de Fer, del Galibier e del col de Sarenne - per gentile concessione di Pogacar - si intrecciano comunque sottotrame avvincenti, tra spaventi e sliding doors. Ancora una volta all'attacco per consolidare le rispettive maglie (classifica a punti e classifica scalatori), Pedersen e Carapaz animano la fuga, poi l'ecuadoriano si ripete la stessa frase di sempre in questi 20 giorni di Tour, "Perché no?!".
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Sul Galibier scollina per primo portandosi con sé Kuss e Jay Hindley, tutti e tre vincitori di grandi giri in carriera. Dietro, intanto, la maglia gialla si mette a completo servizio del compagno Del Toro, in lotta con l'enfant prodige Paul Seixas per terza piazza sul podio e per maglia di miglior giovane: si farà 40 chilometri in testa al gruppetto dei big, Pogacar, come il più inesauribile dei gregari. Sul col de Sarenne - terzo Hors Catégorie di giornata - Kuss parte una volta, poi due per scrollarsi di dosso Carapaz e Hindley. Alla terza, l'australiano cede, mentre la maglia a pois perde metri ma resiste. Nel frattempo, tra gli uomini di classifica va in scena la prova di carattere del giovane francese: con 24 secondi che lo separano da Del Toro, chiede ai compagni di lavorare per lui ma ne ha. Una maschera di sofferenza gli si dipinge in volto, e la tv è particolarmente crudele a mostrare il messicano sgambettargli dietro, disteso e sorridente. Seixas si staccherà poco dopo con niente in mano, se non una gigantesca promessa di futuro.
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Ma la tensione non è finita, perché nell'ultimo tratto in discesa Kuss sbaglia traiettoria finendo addosso alle transenne e la paura si impadronisce di lui: poco dopo va lungo in un curvone e per sua fortuna ha la prontezza di tirar fuori il piede e di appoggiarsi a velocità ridotta all'ultimo metro delle reti di protezione, prima del burrone. Nel momento in cui si rimette in bici, però, Carapaz gli sfreccia accanto e si allontana volando verso il bis. Lo statunitense della Visma, abbacchiato e sanguinante al gomito, arriva terzo al traguardo: lo supera anche un Remco Evenepoel che evade dal risicato drappello dei big sull'Alpe - di cui si affrontano solo gli ultimi tre tornanti - perché Pogacar lo lascia andare, preferendo accompagnare un Del Toro in difficoltà fino al traguardo.
Carapaz
Arrivano abbracciati, il primo e il terzo della generale, con sorrisi già di festa, mentre il belga consolida il suo status di seconda forza della corsa, in vista di una tappa finale tutta parigina e accorciata ma che sarà ancora terreno di caccia per i grandi nomi, dati i tre passaggi da Montmartre. Si potrà finalmente rilassare, invece, Carapaz, con l'esausta pienezza di chi ha vissuto un "Tour da sogno". Con il cuore, la tigna e le gambe della 'Locomotora del Carchi', perfino nel ciclismo moderno c'è spazio per le favole.
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