L?intervista ad Antonio Savarese: «Edilizia, il boom dei costi minaccia i lavori del Pnrr»
Il Mattino

L?intervista ad Antonio Savarese: «Edilizia, il boom dei costi minaccia i lavori del Pnrr»

Lunedì 13 aprile 2026
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Presidente Savarese, le conseguenze della guerra in Medio Oriente con l?aumento dei costi delle materie prime e dell?energia, sta già incidendo sulla filiera...

Presidente Savarese, le conseguenze della guerra in Medio Oriente con l’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia, sta già incidendo sulla filiera dell’edilizia. Qual è la situazione a oggi?

«Gli effetti sulle materie prime sono già pesanti e riguardano tutta la filiera, impegnata in uno sforzo importante per portare a termine i lavori del Pnrr nei tempi previsti - risponde Antonio Savarese, presidente dell’Associazione dei costruttori napoletani -. Oltre all’aumento dei carburanti, che incide sui trasporti per l’intera filiera di produzione, gli inerti e i materiali lapidei sono aumentati del 35/40%. Com’è immaginabile, anche i materiali necessari ai lavori in cantiere (ferro, cemento, conglomerati) hanno subito incrementi che gli imprenditori sono costretti a fronteggiare».

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Di quale aumento parliamo?

«Stiamo parlando di aumenti che hanno già raggiunto il 30%. In più, tutti i derivati dal petrolio stanno subendo impennate ingovernabili che ricadono sulla capacità di approvvigionamento e sull’andamento dei prezzi, che cambiano di giorno in giorno».

Come Ance a livello nazionale avete già sollecitato un intervento specifico del governo, di cosa si tratta?

«Sarebbe necessaria l’adozione di uno strumento per sterilizzare l’aumento del gettito fiscale derivante dall’incremento dei prezzi di tutti i materiali da costruzione che risentono, in modo diretto o indiretto, della crisi in atto. Si tratta di una misura che avrebbe un impatto limitato e misurabile sui conti pubblici, senza pericolo di dispersione e di perdita del controllo della spesa».

Lei ha parlato dei cantieri del Pnrr, è qui che si registrano i primi segnali di rallentamento?

«Assolutamente sì. Intanto mi faccia dire, come sottolinea anche la presidente nazionale di Ance Federica Brancaccio, che a pochi mesi ormai dalla conclusione del Piano, il Pnrr è stato un successo. E che uno dei principali attori di questo successo sono state le imprese di costruzioni, che insieme ai Comuni hanno dimostrato capacità realizzative e organizzative senza precedenti. Oggi però, dobbiamo affrontare una situazione molto più complicata di quella che abbiamo dovuto gestire negli anni del Covid. L’intera categoria sta facendo di tutto per non fermarsi ma gli ostacoli non sono né pochi né semplici. I nostri fornitori, ad esempio, fanno fatica a firmare i nuovi contratti con gli inevitabili aumenti dei costi perché chiedono garanzie che solo lo Stato può dare. E come se non bastasse le imprese edili già da tempo sono alle prese con i problemi relativi alla copertura delle anticipazioni di cassa, indispensabili per portare a termine I lavori».

Avete avanzato, però, proposte specifiche per superare questa fase, a cosa state pensando in particolare?

«Riteniamo che il governo possa estendere la misura varata di recente, che consente a Rfi di anticipare ai soggetti suoi affidatari fino al 10 per cento dell’ammontare delle riserve riferite ad onere già sostenuti. Si tratta di un intervento che ha una chiara matrice emergenziale ed una tantum, volto a sostenere le imprese nel completamento delle opere Pnrr, nel rispetto dei tempi particolarmente sfidanti dettati dal Pnrr stesso».

Si può intervenire anche presso le stazioni appaltanti?

«Anche in questo caso la risposta è sì. Noi pensiamo che le stazioni appaltanti debbano affrontare con le imprese i casi dei singoli cantieri e trovare le soluzioni più utili e condivise per portare a termine le opere. Ricordo che già nel periodo successivo alla pandemia, il settore delle costruzioni si è confermato uno dei principali motori dell’economia italiana. Tra il 2021 e il 2023 il comparto ha registrato una crescita straordinaria, con investimenti superiori ai 200 miliardi di euro e un contributo pari a circa un quarto della crescita complessiva del Paese, generando inoltre circa 350 mila nuovi posti di lavoro. Negli ultimi due anni, poi, gli investimenti del Pnrr hanno consentito di sostenere i livelli produttivi anche dopo il ridimensionamento degli incentivi edilizi per la riqualificazione del patrimonio immobiliare. Il 2025 è stato un anno straordinario per le opere pubbliche che, grazie al Pnrr, hanno sfiorato i 100 miliardi di euro di investimenti. Se nel 2023 quasi la metà degli investimenti era ancora destinata alla riqualificazione del patrimonio immobiliare, nel 2025 tale componente si è ridimensionata lasciando maggiore spazio alle opere pubbliche, la cui incidenza è passata dal 27,5% a oltre il 40% del totale degli investimenti».

Si parla di una circolare del ministero del Tesoro per venire incontro alle imprese del Pnrr...

«La stiamo aspettando. È necessario che sia diffusa al più presto e come già sollecitato in fase di conversione del decreto-legge Pnrr sia adottata una norma che consenta a tutti gli attori dei progetti Pnrr (soggetti attuatori, funzionari pubblici e imprese) di portare a termine gli investimenti avviati con i fondi Pnrr, evitando rigidità o contenziosi che rischierebbero di compromettere i risultati raggiunti. La fase dell’“ultimo miglio” del Pnrr rappresenta il passaggio più decisivo e, al tempo stesso, più complesso dell’intero Piano. Il raggiungimento degli obiettivi entro il 31 agosto 2026 richiede uno sforzo straordinario da parte delle amministrazioni pubbliche e delle imprese impegnate nei cantieri».

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