Napoli, il National Quantum Science and Technology Institute. Intervista a Fabio Beltram: «Ecco come sosteniamo le imprese»
Il Mattino

Napoli, il National Quantum Science and Technology Institute. Intervista a Fabio Beltram: «Ecco come sosteniamo le imprese»

Lunedì 13 aprile 2026
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«Orientare la ricerca italiana, sviluppando tecnologie quantistiche che toccano molte filiere produttive, dalla diagnostica medica alla navigazione senza Gps fino alla cybersecurity»....

«Orientare la ricerca italiana, sviluppando tecnologie quantistiche che toccano molte filiere produttive, dalla diagnostica medica alla navigazione senza Gps fino alla cybersecurity». È questo l’obiettivo del National Quantum Science and Technology Institute, spiega il coordinatore scientifico dell’Istituto, Fabio Beltram, che sottolinea come la ricerca in questo campo possa «aiutare le imprese ma anche contribuire ad evitare la fuga di cervelli e a favorire il rientro di ricercatori dall’estero».

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Professore cosa è il Nqsti?

«Nel 2021, l’Italia ha individuato nelle tecnologie quantistiche una linea strategica. Nel 2022 la nostra proposta è stata selezionata e nel 2023 è nato il National Quantum Science and Technology Institute, che ha l’obiettivo di coordinare e sviluppare questo ambito a livello nazionale. Si tratta di un consorzio che riunisce università, enti di ricerca e grandi aziende. In tre anni il ministero dell’Università ci ha affidato il coordinamento di più della metà delle risorse nazionali dedicate al quantum, circa 116 milioni di euro, indirizzandole verso attività davvero strategiche».

In che modo sono stati utilizzati questi fondi?

«Abbiamo investito in infrastrutture, modernizzato laboratori e assunto oltre cento ricercatori, e la nostra comunità è cresciuta, in tre anni, da circa 300 a oltre 600 persone. Ma soprattutto abbiamo orientato la ricerca italiana su temi ad alto impatto, sviluppando tecnologie che toccano molte filiere produttive, lavorando anche insieme alle imprese e sostenendo startup. Un punto chiave del nostro impegno, inoltre, è stato evitare la fuga di cervelli e favorire il rientro di ricercatori dall’estero. Insomma, abbiamo costruito una piattaforma strategica che unisce ricerca, industria e formazione nelle tecnologie quantistiche».

Può farci degli esempi di applicazione di queste tecnologie?

«Penso alla diagnostica medica: sostituendo un sensore tradizionale con uno quantistico si può aumentare enormemente la sensibilità delle misure, migliorando le diagnosi. Importanti applicazioni sono possibili anche per la navigazione senza un segnale Gps, così come nella “crittografia quantistica”, che può rafforzare la cybersecurity. Il quantum non è solo una promessa, quindi, è già uno strumento per esplorare nuovi limiti della misura, della computazione e della conoscenza: chi lo integra cresce, chi resta indietro esce dal mercato».

Tra le articolazioni dell’Istituto ci sono i QuantumFab. Cosa sono?

«Sono centri di competenza dove si concentrano strumenti e competenze per sviluppare dispositivi e tecnologie. Rappresentano un’infrastruttura che consente all’Italia di competere a livello europeo. E abbiamo scelto Napoli per il nostro terzo congresso perché è la sede di una delle nostre QuantumFab, ed è il cuore di un progetto in fase di avvio sulla comunicazione e computazione quantistiche, insomma uno dei punti nodali delle scienze quantistiche in Italia».

Il ruolo del Nqsti oggi?

«È uno strumento a disposizione del Paese. Può essere utilizzato da università, istituzioni e imprese per sviluppare progetti e rafforzare la competitività. Inoltre lavoriamo molto sulla formazione, dalle scuole fino alle aziende, per diffondere le competenze. Molte imprese, infatti, non possono permettersi infrastrutture avanzate: per questo abbiamo creato centri condivisi. L’Italia ha costruito una base solida. Se sapremo valorizzarla, le tecnologie quantistiche diventeranno non solo un’opportunità scientifica, ma una leva decisiva per il futuro del Paese».

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