Giacomo Bongiorni, chi sono i tre ragazzi accusati di omicidio: Eduard Alin, Ionut Alexandru e un minorenne. La compagna: «Hanno smesso di picchiarlo solo quando è morto»
Il Mattino

Giacomo Bongiorni, chi sono i tre ragazzi accusati di omicidio: Eduard Alin, Ionut Alexandru e un minorenne. La compagna: «Hanno smesso di picchiarlo solo quando è morto»

Lunedì 13 aprile 2026
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All'1 di notte erano nella centralissima piazza Felice Palma, a Massa, a lanciare bottiglie di vetro contro un negozio per puro divertimento. Una banda di...

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All'1 di notte erano nella centralissima piazza Felice Palma, a Massa, a lanciare bottiglie di vetro contro un negozio per puro divertimento. Una banda di teppisti. Ionut Alexandru Miron di 23 anni, Eduard Alin Carutasu di 19 anni e una amico minorenne, sono i 3 fermati per l'aggressione a Giacomo Bongiorni, 47 anni, il carpentiere che sabato notte ha avuto l'ardire di avvicinarsi al gruppetto per rimproverarli e dirgli di farla finita. Tanto è bastato per scatenare la loro furia. Lo hanno accerchiato e aggredito, Giacomo è caduto sbattendo la testa e morendo praticamente sul colpo. Era appena uscito da un locale del centro storico, dove aveva trascorso la serata ascoltando musica dal vivo con la compagna Sara Tongiani, il cognato, alcuni amici e il bambino di 11 anni che ha visto morire il papà davanti ai suoi occhi.

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Il racconto della compagna, il figlio sotto choc

Sara Tognocchi, la compagna della vittima, era insieme al figlio di 11 anni e ha visto il gruppo aggredire Bongiorni: «È morto per le botte», ha detto al Corriere della Sera. «A luglio ci saremmo sposati e saremmo andati assieme in una casa nuova», aggiunge la donna. «L'altra sera mio fratello e Giacomo hanno detto a questa banda di ragazzini di smetterla di tirare bottiglie.

Loro li hanno circondati. Sono arrivati anche altri giovani. Hanno cominciato a colpirli. Li picchiavano e basta. Hanno smesso di colpire Giacono solo quando si sono resi conto che l’avevano ammazzato. A quel punto e solo a quel punto sono scappati. Nel frattempo sono arrivate alcune persone a capire cosa stava succedendo. Due giovani hanno iniziato a praticare il massaggio cardiaco a Giacomo. Io sono corsa da lui, gli tenevo la testa tra le mani ma dalle orecchie usciva il sangue. Suo figlio gli teneva la mano e diceva: “Babbo, alzati. Per favore alzati”».

 

I tre fermati, chi sono

I maggiorenni, bloccati dalla procura di Massa sono Ionut Alexandru Miron di 23 anni e Eduard Alin Carutasu di 19 anni. Entrambi di nazionalità rumena. Il minorenne è stato fermato dalla procura dei minori di Genova. A loro i carabinieri sono arrivati dopo una serie di riscontri e immagini di telecamere di sicurezza. Sono stati interrogati in caserma ed è quindi scattato il fermo. Per tutti l’accusa è quella di concorso in omicidio volontario. Il quadro investigativo, delineatosi già nelle prime ore successive ai fatti, ha consentito ai carabinieri di individuare tutti i soggetti coinvolti nello scontro e di procedere a perquisizioni e sequestri di materiale ritenuto utile alla ricostruzione dell’accaduto. Un risultato investigativo rapido, reso possibile anche dalla presenza di sistemi di videosorveglianza nella zona e dalle numerose testimonianze raccolte, come ha sottolineato il procuratore massese Piero Capizzoto. All’esito della prima attività istruttoria, la Procura per i minorenni genovese, diretta dalla procuratrice Tiziana Paolillo, ha disposto il fermo di un ragazzo ritenuto, allo stato, responsabile di omicidio volontario. Parallelamente, la Procura ordinaria di Massa ha emesso un provvedimento di fermo nei confronti dei due giovani maggiorenni.

La lite, poi l'aggressione

 Per tutti gli indagati si aprirà nei prossimi giorni la fase degli interrogatori di garanzia: il minorenne comparirà davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minorenni di Genova, mentre i due maggiorenni saranno sentiti dal Gip del Tribunale di Massa. In quella sede potranno fornire la propria versione dei fatti e presentare eventuali elementi a loro difesa. Determinante, per chiarire in modo definitivo le cause del decesso, sarà anche l’esame autoptico sul corpo della vittima, che verrà eseguito nei prossimi giorni. Secondo quanto emerso finora, la tragedia si è consumata intorno all’una di notte, al termine di una serata apparentemente tranquilla. Bongiorni si trovava in centro insieme alla compagna, al figlio undicenne e ad alcuni familiari, tra cui il cognato. Dopo aver assistito a uno spettacolo, il gruppo si era fermato in un locale della zona. A poca distanza, in un altro esercizio pubblico, era presente un gruppo di giovani. Per ragioni ancora in corso di accertamento - ma che potrebbero essere legate al lancio di bottiglie di vetro - tra le due parti sarebbe nata una discussione, scaturita da un rimprovero rivolto ai ragazzi. In pochi istanti la situazione sarebbe degenerata. Dalle parole si sarebbe passati a un violento scontro fisico. Bongiorni sarebbe stato colpito più volte e, nel corso dell’aggressione, sarebbe caduto a terra battendo violentemente la testa. Un trauma che, secondo le prime ipotesi, avrebbe provocato un arresto cardiaco risultato fatale. Un secondo uomo coinvolto nella vicenda ha riportato lesioni ed è attualmente ricoverato in ospedale.

Chi era Giacomo Bongiorni

Profonda la reazione della comunità. Il sindaco Francesco Persiani ha parlato di «violenza inaudita». «A nome della città esprimo profondo dolore e grande sconcerto per questo episodio di violenza inaudita, aggravata da motivi futili, che ha scosso l’intera comunità - ha detto Persiani - Rivolgo le più sentite condoglianze e la mia vicinanza alla famiglia di Giacomo Buongiorni, duramente colpita da una tragedia così grave e ingiusta». Il vescovo di Massa Carrara-Pontremoli, monsignor Mario Vaccari, ha invitato a una riflessione collettiva. «Colpisce la sproporzione della reazione e la rapidità con cui si è arrivati alla tragedia», ha sottolineato il presule, ponendo interrogativi sul ruolo degli adulti e sui modelli trasmessi alle nuove generazioni. Annunciata anche l’organizzazione di una fiaccolata in memoria della vittima. Giacomo Bongiorni era conosciuto in città per il suo carattere gentile e la sua passione per il calcio. Aveva militato fino al 2012 nel San Vitale Candia, società che lo ha ricordato con parole di affetto, definendolo «un ragazzo d’oro, educato e solare». Una vita spezzata in pochi istanti, al termine di una serata trascorsa con i propri cari.

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