Madre e figlia avvelenate, il papà Gianni Di Vita: «Non ho segreti. Stanno distruggendo la nostra famiglia»
Antonella Di Ielsi e la figlia quindicenne Sara Di Vita, sono morte stroncate da un sospetto avvelenamento da ricina lo scorso dicembre. Mentre la Procura di Campobasso indaga per duplice omicidio...
Antonella Di Ielsi e la figlia quindicenne Sara Di Vita, sono morte stroncate da un sospetto avvelenamento da ricina lo scorso dicembre. Mentre la Procura di Campobasso indaga per duplice omicidio premeditato, il marito e padre delle vittime, Gianni Di Vita, rompe il silenzio attraverso il suo nuovo legale, l'amico Vittorino Facciolla.
APPROFONDIMENTI I testimoniL'uomo, ex sindaco di Pietracatella, nei giorni scorsi è stato interrogato per circa dieci ore alla figlia maggiore, unica superstite della strage familiare oltre a lui.
Al suo avvocato avrebbe affidato uno sfogo amaro e riportato da Repubblica: «Vittorino, dammi una mano. Non ho segreti, ma ho bisogno di affidarmi a chi mi conosce e capisce il mio malessere, il disagio che vivo. Non esiste nulla delle storie che raccontano. Questa narrazione che corre sta distruggendo me e mia figlia».A cambiare il volto dell'inchiesta sono stati i risultati del centro antiveleni di Pavia, che hanno rilevato tracce di ricina nel sangue delle vittime. Di Vita, pur avendo mangiato con loro, ha riportato solo lievi disturbi, salvandosi dopo un ricovero allo Spallanzani. L'avvocato Facciolla difende l'onestà del suo assistito: «È un uomo molto provato che deve reggere al dolore di vedersi additato come il possibile responsabile della morte di moglie e figlia. Gianni Di Vita è e resterà parte offesa».
Il legale sottolinea inoltre che la scelta di un amico come difensore dimostra la serenità dell'uomo: «Per lui non è neanche da prendere in considerazione l'idea di essere accusato di un reato, diversamente avrebbe scelto un grande nome per la sua difesa». Si attende ora la relazione completa dell'autopsia, prevista per la fine di aprile, che sarà decisiva per l'eventuale iscrizione di nomi nel registro degli indagati, al momento ancora fermo a carico di ignoti.