Medici, caso stipendi. Vertenza in Tribunale: «Riavremo quei soldi»
Entra nel vivo la vertenza sugli stipendi decurtati di oltre trecento ricercatori e docenti medici dell?Azienda ospedaliera universitaria Federico II di Napoli. Ieri al Tribunale di Napoli...
Entra nel vivo la vertenza sugli stipendi decurtati di oltre trecento ricercatori e docenti medici dell’Azienda ospedaliera universitaria Federico II di Napoli. Ieri al Tribunale di Napoli c’è stata la prima udienza, spostata a oggi per un problema formale. Se tutto andrà per il verso giusto, entro due mesi i ricorrenti avranno una sentenza che potrebbe dargli ragione. Al centro del ricorso, la rideterminazione della componente assistenziale dello stipendio decisa un anno e mezzo fa dopo il protocollo d’intesa tra Regione Campania e università, che ha prodotto una drastica riduzione delle indennità legate all’attività clinica svolta negli ospedali universitari. La causa in corso riguarda medici che affiancano alla didattica e alla ricerca un impegno assistenziale di circa 26 ore settimanali, spesso con turni notturni e festivi. Il nodo è la retribuzione di questa attività. In alcuni casi l’indennità mensile non supera i 200 euro e per i docenti a tempo definito può scendere fino a 20 o 50 euro. Una riduzione che ha spinto circa 140 ricercatori e professori associati a rivolgersi alla giustizia.
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Nei giorni scorsi i ricorrenti hanno diffuso una lettera, sottolineando che il caso non riguarda solo una delibera aziendale ma il valore attribuito alla medicina universitaria. I ricercatori svolgono attività cliniche analoghe a quelle dei colleghi ospedalieri, entrano in sala operatoria, coprono turni e formano studenti e specializzandi. A questo si affianca l’attività scientifica e didattica. Nonostante ciò, la componente assistenziale della retribuzione è stata drasticamente ridimensionata.
La vicenda
La vicenda nasce nel 2024, con il nuovo protocollo d’intesa tra Regione Campania e Università Federico II, Vanvitelli e Università di Salerno. Il documento ha ridefinito le condizioni economiche del personale medico universitario. La parte stipendiale universitaria è rimasta invariata, mentre la quota legata all’attività assistenziale è stata ridotta. Il risultato è stato un taglio mensile fino a 900 euro lordi per molti giovani ricercatori, pari a circa 500 euro netti. Per l’attività clinica, alcuni percepiscono oggi 250 o 300 euro netti per 104 ore mensili: circa 2,5 euro l’ora. Da queste decurtazioni così ingenti nacque una protesta: in 335 firmarono un anno fa una lettera aperta denunciando la violazione del principio di irriducibilità della retribuzione e la mancata applicazione del contratto collettivo dell’area sanità. L’Ordine dei medici di Napoli lanciò anche l’allarme sul rischio di una nuova fuga di professionisti verso il privato o l’estero.
Il ricorso
Il ricorso legale coinvolge circa 140 docenti e ricercatori. L’avvocato Francesco Alagna, che li assiste insieme al collega Maurizio Deda, descrive la portata dei tagli. «Quando c’è stata la decurtazione di questa indennità, i ricorrenti si sono visti riconoscere un’indennità quasi inesistente. Questa decurtazione presenta una serie di illegittimità clamorose», spiega Alagna. Il legale ricostruisce anche il funzionamento del sistema retributivo. «I professori universitari e i ricercatori percepiscono lo stipendio dell’università, ma in aggiunta ricevono un’indennità per l’attività assistenziale che dovrebbe equiparare il loro stipendio a quello dei pari grado ospedalieri». Secondo Alagna, la riduzione è stata drastica: «Hanno deciso che questa indennità non doveva essere più 1.200-1.300 euro, ma l’hanno portata a 200 euro, a 250 euro, a 50 euro addirittura. Hanno ridotto questa parte in maniera molto importante, anche di 7-800 euro o 1.000 euro per ognuno».
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Le conseguenze, spiega il legale, rischiano di essere strutturali. «Parliamo di giovani che percepiscono circa 1.500-2.000 euro in meno dei pari grado ospedalieri. Molti vogliono dimettersi dall’università, tornare all’estero o cambiare regione, dove le indennità sono ben riconosciute, o scegliere il privato. La carriera universitaria, a queste condizioni, non è più accettabile. Riteniamo che questa trattenuta sia assolutamente illegittima, contraria a qualsiasi principio della Costituzione, anche all’articolo 36. Inoltre, viene meno la parità di trattamento con i pari grado ospedalieri». La prima udienza prevista per oggi non entrerà subito nel merito. «C’era un problema formale e il fascicolo è tornato al presidente del tribunale. Sapremo a breve quando sarà fissata la nuova udienza» spiega Alagna. «Per la tipologia di provvedimenti, penso che si terrà da qui a un paio di mesi».