Botte e stalking alla moglie per impedirle di lavorare, denunciato un console africano
Prima le discussioni, sempre più frequenti, poi le minacce fisiche e verbali davanti ai figli piccoli. Un clima sempre più teso che sfocia in un procedimento per maltrattamenti e...
Prima le discussioni, sempre più frequenti, poi le minacce fisiche e verbali davanti ai figli piccoli. Un clima sempre più teso che sfocia in un procedimento per maltrattamenti e stalking.
A muovere tutto c'è un marito contrario al desiderio della moglie di realizzarsi, che le avrebbe imposto - stando alla denuncia della donna - un ruolo subalterno. Un copione già visto nelle aule dei tribunali, ma che stavolta è emblematico nel rappresentare quanto siano trasversali queste dinamiche.
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Botte e stalking alla moglie per impedirle di lavorare
L'uomo è un console di un importante Paese africano. Sua moglie si è rivolta alla polizia riportando fatti e circostanze ora al vaglio degli inquirenti, tra i quali l'aver sfruttato il suo ruolo diplomatico per fare pressioni e rovinarle la carriera. La donna, su impulso della Procura di Roma, è stata convocata in questura il 31 marzo, negli uffici della Squadra mobile della Capitale, dove ha confermato quanto aveva già denunciato alle forze dell'ordine.
La denuncia
La signora ha ripercorso la discesa in un clima familiare sempre più opprimente, da quando ha manifestato l'intenzione di riprendere a lavorare. Aveva smesso di farlo nel momento in cui il marito nel 2021 era stato nominato console, per sostenerlo nella carriera diplomatica. Eppure la donna in passato aveva ricoperto importanti ruoli di vertice presso diversi ministeri. Non un capriccio, ma il desiderio di realizzarsi, dopo un percorso di studi e aggiornamenti continui.
Le cose sono precipitate dalla seconda metà del 2025, quando aveva ottenuto un ruolo da consulente presso un'agenzia delle Nazioni Unite: a giugno, al culmine di una lite, il console ha aggredito la moglie e il figlio più grande, tutto sotto gli occhi del fratellino. Dopo quel giorno la vittima ha portato con sé i figli ed è andata ad abitare altrove. In seguito a quell'episodio i minorenni sono stati seguiti da due psicologhe, alle quali hanno confermato i fatti. Agli assistenti sociali nominati dal tribunale civile, hanno spiegato di voler restare con la madre. Ci sono poi i tentativi falliti di riconciliazione con i suoceri, ai quali il console ha risposto ponendo le sue condizioni: la consorte doveva smettere di lavorare, rimanere a casa, rinunciare a uscire senza il suo permesso. A quel punto la signora ha deciso di avviare le procedure per la separazione.
Gli audio
Nelle denunce compaiono le trascrizioni degli audio conservati dalla donna, che il marito le aveva inviato accusandola di praticare su di lui la magia nera, di avere una relazione extraconiugale, di «aver venduto il corpo e la dignità alla gente», o di essere «affamata» e «avara». E ancora, i pedinamenti con l’auto diplomatica, le minacce davanti alla scuola del figlio più grande, dove le prometteva che l’avrebbe fatta rimpatriare e che le avrebbe sottratto i figli. Per impedirle di svolgere una missione lavorativa all'estero aveva presentato una falsa denuncia di smarrimento del passaporto diplomatico, che la moglie invece conservava e che ha poi mostrato alle autorità. L’indagato aveva anche chiamato i superiori della consorte raccontando loro che in passato si era macchiata di malversazioni. Illazioni cadute nel vuoto quando si è sentito rispondere che se avesse avuto le prove avrebbe dovuto presentarle.
A luglio, al ritorno dalle vacanze nel suo Paese, la donna ha trovato la porta della casa familiare chiusa con un lucchetto. Voleva prendere i suoi effetti personali e quelli dei bambini, oggetti dei quali non è ancora tornata in possesso. Oggi, grazie all'aiuto del fratello e della madre, riesce a gestire gli impegni di lavoro e familiari. Il marito fino al mese scorso le dava 400 euro al mese di mantenimento, poi nemmeno quelli. Non contribuisce alle spese per la scuola, che al momento sono a carico del consolato.
Il procedimento
Il procedimento è nelle fasi iniziali, ma ci sono due elementi a favore della donna: il tribunale civile ha disposto il divieto di espatrio per i figli della coppia, per scongiurare l'eventualità che il marito li faccia trasferire nel suo Paese. In più, al termine del colloquio in questura, le è stato raccomandato di non comunicare all'uomo la sua attuale abitazione e di contattare immediatamente le forze dell’ordine nel caso in cui dovesse presentarsi sotto casa sua. Tra le minacce il console le avrebbe detto «tu non sai di cosa sono capace io» e «se osi fare qualcosa contro di me sarà la tua fine».