Rapina a Piazza Medaglie D'Oro, un ostaggio: «Ci hanno detto che ci avrebbero uccisi se fossero entrati i carabinieri»
Dopo la rapina in banca al Vomero, arrivano nuovi racconti degli ostaggi della banda che ha assaltato la filiale Credit Agricole. Al Mattino (qui il racconto audio integrale),...
Dopo la rapina in banca al Vomero, arrivano nuovi racconti degli ostaggi della banda che ha assaltato la filiale Credit Agricole. Al Mattino (qui il racconto audio integrale), un testimone racconta l’inizio della mattinata, quando la situazione era ancora del tutto ordinaria. Poi l'arrivo della banda. Il primo contatto con i rapinatori è quasi irreale: «A un certo punto nel nostro box è entrato questo signore mascherato, con una pseudo tuta da lavoro. All’inizio aveva una maschera un po’ cinematografica, quasi comica. All'inizio ho pensato che si trattasse di uno scherzo, anche perché il rapinatore non si era ancora pronunciato, non aveva detto niente. Poi ci ha invitato a poggiare i nostri effetti personali, a mettere le mani sulla scrivania, a non urlare, a stare tranquilli e a seguire le sue istruzioni».
APPROFONDIMENTI Rapina in banca, il racconto: «Ci hanno detto che avrebbero ucciso gli ostaggi se fossero entrati i carabinieri»
La situazione cambia quando il controllo della banca si fa più duro e gli altri ambienti iniziano a reagire. «Siamo rimasti nel box fermi mentre da fuori sentivamo il resto della dinamica, gli altri rapinatori che si occupavano delle altre persone negli altri box».
È in questo momento che si percepisce la violenza della scena: «Abbiamo capito che qualcuno aveva provato a ribellarsi, credo fosse il direttore della banca. In quel caso i rapinatori sono stati molto più autoritari, anche un po’ aggressivi nei toni. Lo hanno placcato, messo a terra, forse l’hanno colpito con gli oggetti che avevano in mano».
Dopo i primi minuti, i rapinatori agiscono in modo organizzato. «Ci hanno portati prima in un angolo sotto le scale, radunando tutte le persone presenti in banca. Poi ci hanno fatto salire al piano di sopra».
La gestione diventa sempre più rigida con il testimone che sottolinea la doppia strategia dei rapinatori: «Ci hanno detto chiaramente che non erano interessati ai nostri effetti personali, volevano i telefoni solo per impedirci di chiamare i carabinieri. Con noi clienti erano più tranquilli, ma allo stesso tempo ci intimidivano facendoci vedere cosa facevano al direttore. Io ho avuto proprio la sensazione che fosse un messaggio: “Se provate a fare qualcosa, questo è quello che succede”».
La situazione precipita quando le forze dell’ordine arrivano all’esterno della banca. «Poi a un certo punto sono arrivati i carabinieri. Noi dentro eravamo molto preoccupati perché pensavamo che senza il loro intervento sarebbe finita più velocemente. Invece il loro arrivo ha complicato tutto: si sono arrabbiati e hanno chiesto chi avesse chiamato i carabinieri. Poi abbiamo saputo che la chiamata era arrivata da fuori. Hanno detto che se i carabinieri fossero entrati avrebbero iniziato a uccidere gli ostaggi. Avevamo visto le pistole, ma non sapevamo se fossero vere. In quel momento però ci credevamo, eravamo spaventati».
Dopo lafuga dei rapinatori, gli ostaggi restano chiusi all’interno senza sapere cosa stia accadendo fuori. «Poi a un certo punto ci hanno chiuso dentro e se ne sono andati. Abbiamo sentito dei rumori, ma non sapevamo cosa stesse succedendo. La stanza era piccola, eravamo in tanti, faceva caldo e mancava l’aria. Alcune persone si sono sentite male».
Nel frattempo cresce il contatto con l’esterno: «Abbiamo iniziato a comunicare con fogli e gesti, poi anche con i telefoni. All’inizio ci hanno detto che non potevano liberarci perché pensavano che i rapinatori fossero ancora dentro, poi sono riusciti a sfondare il vetro e ci hanno fatto uscire».
Il clima e la percezione del pericolo non era chiaro sin dall'inizio: «All’inizio pensavo fosse proprio uno scherzo, eravamo veramente confusi, non sapevamo cosa stesse accadendo. Ho compreso la gravità della situazione solo più tardi, non avevo capito di star vivendo una situazione che poi sarebbe diventata anche così mediaticamente importante. Quando ci hanno chiuso dentro, forse lì ho capito che era una roba un pò più seria. Ci sono stati dei momenti in cui state fatte battute a riguardo ma nessuno di noi ostaggi si è veramente divertito. Ad esempio quando hanno detto “siamo venuti oggi perché domani è venerdì 17”, nessuno si è fatto una risata. Noi eravamo piuttosto impanicati, nonostante i rapinatori, avesser provato a fare “i comici”. Sicuramente con l'acqua sono stati “carini” (usa tono ironico-paradossale), questo lo posso dire, però se alternano l'acqua alla minaccia di morte cade un po' tutto. Però credo che si sia perso un po’ il punto della questione, ovvero che noi ci siamo spaventati, che è stata è stata dura».
Arrivano poi due aneddoti su altri ostaggi: «C’era una signora anziana di circa 80 anni e lei era veramente in difficoltà, perché quando poi ci hanno minacciato di spararci ed eravamo tutti stesi a terra, lei non si poteva stendere perché aveva una protesi. È stato triste, è stato triste per tutti.
Poi c'era anche un collega della banca che non era presente quando i rapinatori sono entrati che è entrato dopo. Non so se avesse il turno a quell’orario o se avesse dimenticato qualcosa, ma una volta entrato è stato trascinato direttamente in stanzetta da noi. Non sapeva minimamente cosa stesse succedendo e i suoi colleghi non erano riusciti ad avvisarlo perché la maggior parte di loro era senza telefono, quindi è entrato, si è trovato i rapinatori dentro ed è stato sbattuto in stanzetta come tutti quanti».