Pnrr e Sud, Foti rilancia su progetti e cantieri: «Gli effetti oltre il 2026»
«Giusto chiedersi cosa avverrà dopo il Pnrr ma intanto c?è l?ultimo miglio da percorrere e dobbiamo farlo bene», dice il ministro del Pnrr, degli Affari...
«Giusto chiedersi cosa avverrà dopo il Pnrr ma intanto c’è l’ultimo miglio da percorrere e dobbiamo farlo bene», dice il ministro del Pnrr, degli Affari europei e delle Politiche di coesione Tommaso Foti intervenendo ieri da remoto al convegno della Fondazione Merita a Napoli. E cioè, chiudere i cantieri entro l’estate – almeno quelli che non beneficeranno di proroghe per casi particolari, come ribadisce la circolare diffusa proprio ieri dall’Anci a tutti i Comuni. E rendicontare la spesa al 31 dicembre, fatta eccezione per i circa 20 miliardi (su 194) che già da tempo beneficiano di tempi più lunghi grazie alle facility finanziarie concordate con l’UE.
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Due traguardi a portata di mano ma non privi di incognite. Foti ricorda che a maggio arriverà il pagamento della nona rata che porterà il totale delle risorse erogate all’Italia a circa 165 miliardi dei quali vanno certificati circa 60: allo scorso febbraio, infatti, la spesa del Pnrr era arrivata a 113 miliardi (più i 20 miliardi delle facility) rispetto ai 153 già incassati. Numeri che confortano l’ottimismo di Foti («Siamo il Paese più in avanti rispetto alla media UE») ma non al punto da pensare che ormai il traguardo è raggiunto: «Bisogna darsi da fare in questi mesi perché ci sono ancora risorse prive di destinazione finale, anche al Sud», ammonisce il ministro che ora spinge a trasferire anche sui fondi di Coesione lo stesso metodo del Pnrr.
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I cantieri
Il dopo-Pnrr non sarà comunque un salto nel buio per il Mezzogiorno: Foti ne è convinto. «Il modello – dice - ha dimostrato di funzionare, anche in Italia si può lavorare per obiettivi, senza ricorrere necessariamente alle proroghe: non a caso, la capacità di spesa della Pubblica amministrazione è passata in pochi anni da 3 a 30 miliardi annui. Non dimentichiamo che il Pnrr prevedeva 650mila progetti finanziati e al momento 520mila sono già stati conclusi. Un impatto fortissimo che il sistema Paese ha dimostrato di poter reggere». L’ultima giornata del convegno di Merita però racconta anche che le perplessità per il dopo-Pnrr al Sud ci sono e non sono infondate, anche al netto dell’imprevedibilità degli scenari geopolitici (che sicuramente stanno condizionando molto in questa fase lo shipping, come ricorda Mario Mattioli, presidente della Fondazione del mare). E se l’impatto della spesa per infrastrutture, soprattutto ferroviarie, è stato sicuramente notevole, restano dubbi sul futuro delle opere avviate, come nel caso della linea ad Alta velocità Salerno-Reggio Calabria. «Noi abbiamo rispettato le scadenze del Pnrr – sottolinea l’ad di Trenitalia Gianpiero Strisciuglio – realizzando investimenti per oltre 1,2 miliardi di euro e senza sospendere la mobilità quotidiana, come invece è avvenuto in altri Paesi -. La nostra flotta è la più giovane in Europa ed entro il 2030 rinnoveremo tutto il parco dei Frecciarossa (l’appalto coinvolge Hitachi Rail tra Napoli e Pistoia, ndr) con 74 nuovi ETR e un investimento di circa 2 miliardi”. Ma quanto inciderà veramente l’Alta velocità al Sud? Strisciuglio non ha dubbi: «A Reggio Emilia si è passati da 10 a 100 fermate in pochi anni. Molto, in ogni caso, dipenderà dalla risposta dei territori che devono essere pronti a cogliere questa opportunità. Di sicuro a giugno entrerà in vigore l’Alta velocità sulla Napoli-Bari nella tratta tra Napoli e Cancello, primo passo per arrivare alle 2 ore tra Napoli e Bari e alle 3 ore tra Bari e Roma a lavori conclusi».
Le infrastrutture
Il Pnrr non aveva invece nel mirino gli aeroporti e Roberto Barbieri, ad di Gesac che gestisce gli scali di Capodichino e Salerno, non ha esitazione nel definirlo «un errore. Senza Pnrr abbiamo raggiunto i 14 milioni di passeggeri a Napoli con 124 destinazioni e rappresentiamo il 4,2% del Pil della Campania dando lavoro a circa 100mila unità tra addetti diretti e indotto. Figurarsi cosa avremmo potuto fare se avessimo usufruito anche delle risorse del Piano». Le infrastrutture sono state comunque decisive al Sud in chiave Pnrr anche se, come osserva Francesco Tavassi, patron di Temi, l’interconnessione garantita in Campania per i passeggeri, «con un ricasco potenziale sul turismo di ampia portata, non riguarda anche le merci pur avendo potenzialità in termini di logistica assolutamente competitive».
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Rigenerazione urbana
Anche sul piano della rigenerazione urbana, una delle Missioni più delicate dell’intero Piano, ci sono luci e ombre, anche se non tutte ricollegabili al Pnrr. Federica Brancaccio, presidente nazionale dei costruttori dell’Ance, ricorda ad esempio che «in Italia continua a mancare una legge sulla rigenerazione urbana e non credo che ci si riuscirà anche in questa legislatura, e non solo perché occorrerebbero risorse importanti». Di qui alle incognite sull’annunciato Piano casa, annunciato per il Primo maggio ma del quale si sa ancora poco, il passo è breve: «Se Milano continua ad avere incrementi residenziali perché ha servizi, asili e trasporti efficienti, sarò inevitabile che arriverà quanto prima ad un punto di rottura: cosa vedremo, i dormitori per ricchi? La strada da percorrere è piuttosto quella di utilizzare il risparmio privato per garantire livelli di spesa e di fiscalità sul piano adeguati alle esigenze di tutti, non di pochi». Di certo, come conferma in un appassionato intervento la vicesindaca di Napoli Laura Lieto, il Pnrr ha indicato un metodo che anche a Napoli è costato fatica e stress alla Pa ma sul quale occorrerà insistere anche in futuro visto che «la rigenerazione urbana è ormai considerata la nuova forma che si dà alle politiche pubbliche per città e territori».