Torre del Greco, bimbo strappato alla famiglia: ora ha il cuore malato
Il Mattino

Torre del Greco, bimbo strappato alla famiglia: ora ha il cuore malato

Domenica 19 aprile 2026
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Il bimbo strappato alla famiglia a gennaio scorso per le assenze a scuola fatte nel 2023, non sta fisicamente bene. Nonostante l?autorizzazione al rientro a casa nei fine settimana decretata...

Il bimbo strappato alla famiglia a gennaio scorso per le assenze a scuola fatte nel 2023, non sta fisicamente bene. Nonostante l’autorizzazione al rientro a casa nei fine settimana decretata dal giudice del tribunale dei Minori Rosa Labonia. Ma, questa volta, non è solo un malessere psicologico. Lo dichiarano ben due certificazioni mediche rilasciate la prima dal pediatra dell’Asl di Caivano, comune dove ora il tredicenne risiede in casa di famiglia, e la seconda del pediatra di fiducia di Torre del Greco. Le relazioni sono chiare: c’è «un aumento ulteriore del suo peso», dieci chili per l’esattezza, «notevolmente incongruo rispetto al suo eccesso ponderale» e questo causa uno scompenso al cuore con «un aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa». Eppure, soltanto a novembre scorso, quando ha fatto gli ultimi controlli presso il pediatra di fiducia a Torre del Greco, Antonio (ricordiamo, nome di fantasia) stava bene. Per questo motivo gli è stata prescritta, oltre che un controllo cardiologico anche una visita specialistica presso il centro di obesità e diabete mellito perché, contestualmente, proprio un sospetto picco glicemico potrebbe avergli causato anche una perdita di tre decimi della vista. Ma non solo. Antonio ha anche chiesto ai legali della sua famiglia, le avvocatesse Rosanna D’Avino e Lucrezia Chierchia, di parlare con il giudice e lunedì sarà depositata l’istanza - già pronta ma che ora deve essere integrata con una richiesta di visite specialistiche per sopraggiunti motivi di salute - al giudice.

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 «La permanenza in comunità del minore sta mettendo a rischio le condizioni psicofisiche dello stesso - dicono le legali - Il bambino, inoltre, vuole sapere dal giudice perché deve stare in un contesto che non gli appartiene. Il diritto alla salute è primario rispetto a quello scolastico. Inoltre la legge prevede un’audizione del minore da parte dell'autorità giudiziaria: poiché lui vuole risposte, noi abbiamo predisposto una richiesta di colloquio».

 

L’incidente 

La visita medica a Caivano è scattata dopo un piccolo incidente che Antonio ha avuto al rientro in casa comunità la scorsa domenica. Stava facendo la doccia quando, a causa della mancanza di un tappetino antiscivolo (come ha spiegato in una telefonata alla mamma), è caduto e si è fatto male ad una mano. È stato chiamato un medico che lo ha visitato con grande scrupolosità e sono emersi problemi di obesità e di cuore.

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 Appena avuta la certificazione medica da Caivano i genitori hanno voluto interpellare il pediatra di fiducia che ha comparato la sua attuale situazione clinica con quella relativa all’ultima visita, a novembre. Alla luce del quadro emerso il padre e lo zio dio Antonio sono stati anche negli uffici dei Servizi sociali torresi per raccontare l’accaduto e chiedere un intervento di mediazione con la tutrice che è responsabile in questo momento del bambino essendo stata sospesa la potestà genitoriale al padre e alla madre. Nel frattempo si stanno muovendo anche le due legali con l’autorità giudiziaria. I genitori, difatti, vogliono sottoporre il bambino nell’immediatezza ad una visita cardiologica privata. «Abbiamo paura per le sue condizioni», dice la famiglia.

 

Le legali

«Con i rientri a casa - spiegano le avvocatesse D’Avino e Chierchia - si è innescato un altro problema: da un lato il bambino è contento di tornare in famiglia il venerdì pomeriggio, dall’altro la domenica, quando lo devono riaccompagnare, esplode il dramma». «Insomma - proseguono - la situazione, per certi versi, è peggiorata da un punto di vista psicologico e le conseguenze si stanno vedendo anche sul piano fisico: deve essere curato e deve essere curato a casa. Inoltre lui non riesce a capire perché può stare a casa tre giorni e non l’intera settimana. Si sente sballottato, abbandonato in un contesto che non riconosce e non gli appartiene. La permanenza in comunità gli sta provocando seri problemi di salute. I genitori, i fratelli e l’intera famiglia sono molto preoccupati». Del resto, se non avesse avuto l’incidente, e non fosse stato chiamato il medico, il quadro clinico non sarebbe emerso.

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