Napoli, l'ora dei fatti: chi sale sul treno dello sviluppo
Il Mattino

Napoli, l'ora dei fatti: chi sale sul treno dello sviluppo

Domenica 19 aprile 2026
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Di recente, le parole del sindaco Gaetano Manfredi hanno assunto un significato che va ben oltre la dimensione amministrativa. Il richiamo rivolto al mondo imprenditoriale, a ?fare la...

Di recente, le parole del sindaco Gaetano Manfredi hanno assunto un significato che va ben oltre la dimensione amministrativa. Il richiamo rivolto al mondo imprenditoriale, a “fare la propria parte” in una fase nuova per la città, non è soltanto un invito, ma rappresenta un passaggio di responsabilità collettiva che non può essere ignorato. Napoli, dopo anni complessi segnati da criticità finanziarie profonde, si trova oggi in una condizione diversa. Il percorso di risanamento del debito ha restituito credibilità all’ente pubblico, ma soprattutto ha ricostruito un elemento fondamentale per ogni sistema economico, la fiducia. Fiducia nei tempi, nelle regole, nella capacità di pianificare (certo c’è ancora molto da fare, ma la strada è tracciata), ed è su questa base che si apre ora una fase che non può più essere solo di riequilibrio, ma deve diventare di sviluppo.

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Ci troviamo di fronte ad una congiuntura particolarmente favorevole, rafforzata ulteriormente da direttrici strategiche che stanno ridisegnando il profilo economico della città, consolidando progressivamente il suo ruolo nei settori dell’innovazione e della ricerca, anche grazie al contributo delle sue Università ed ai poli tecnologici emergenti, capaci di generare competenze avanzate e nuove filiere produttive. Parallelamente, l’economia del mare torna ad assumere una centralità naturale per la città, con il Porto sempre più snodo strategico per traffici, logistica e turismo crocieristico. A questo si affiancano i grandi eventi internazionali, primo tra tutti l’America,s Cup, insieme ad un sistema infrastrutturale in evoluzione, che, tra potenziamento dei collegamenti, nuovi investimenti pubblici e riqualificazione urbana, contribuisce a creare le condizioni abilitanti per uno sviluppo solido, integrato e sostenibile.

Ricerca e nuove tecnologie, Schillaci: «Space factory esempio di eccellenza»

La crescente presenza di produzioni cinematografiche e fiction, stanno contribuendo a ridefinire l’immagine del capoluogo campano nel mondo, non più soltanto una meta turistica tradizionale, ma un emergente hub culturale e creativo, capace di attrarre flussi nuovi, qualificati e continui.

Questo scenario, tuttavia, non può rimanere un fenomeno spontaneo. La visibilità deve tradursi in infrastrutture, servizi, organizzazione urbana, e proprio qui che la rinnovata credibilità dell’amministrazione pubblica diventa leva strategica. Oggi esistono le condizioni per attivare operazioni strutturate di partenariato pubblico-privato, fondamentali per intervenire su nodi cruciali: mobilità, rigenerazione urbana, servizi digitali, accoglienza. Abbiamo l’opportunità concreta di diventare una città moderna, europea, aperta e pienamente competitiva, ma questa trasformazione non può essere delegata esclusivamente all’ente pubblico, richiede, una visione condivisa e, soprattutto, una partecipazione attiva del sistema imprenditoriale locale.

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La storia economica insegna che nelle fasi di rilancio e riposizionamento territoriale, quando si aprono nuove opportunità, queste vengono inevitabilmente intercettate da capitali e competenze che si muovono con rapidità, spesso provenienti dall’esterno. È accaduto in molte città europee, dove grandi operazioni di trasformazione urbana e infrastrutturale sono state guidate da soggetti globali, talvolta lasciando agli attori locali un ruolo marginale. Non si tratta di un fenomeno da contrastare, ma da comprendere con attenzione dal momento che i capitali di cui sopra, cercano contesti affidabili, visione strategica e capacità esecutiva. Se il sistema locale non riesce a esprimere queste caratteristiche in modo coordinato e tempestivo, è naturale che altri soggetti si inseriscano, portando modelli, priorità e logiche che non sempre coincidono con le specificità del territorio.

Tutti noi, pertanto, siamo davanti a un bivio, ovvero essere protagonisti del nostro sviluppo oppure spettatori di processi guidati altrove. La differenza non la farà la disponibilità di risorse, ma la capacità di attivarsi come sistema. La storia stessa della nostra città ci offre una chiave di lettura incoraggiante dal momento che Napoli ha dimostrato sempre una straordinaria capacità di adattamento e di creazione. Quando le condizioni erano favorevoli, ha saputo coglierle e amplificarle, quando invece le condizioni mancavano, ha spesso trovato il modo di costruirle. È questa attitudine, quasi genetica, a rappresentare oggi il vero patrimonio su cui fare leva. Non solo resilienza, ma capacità generativa, visione, intraprendenza.

Raccogliere l’invito che arriva dalle istituzioni significa, dunque, inserirsi in questa traiettoria storica. Significa riconoscere che esiste un momento in cui le condizioni esterne e interne si allineano, e che quel momento richiede una risposta all’altezza. Questo vento nuovo che attraversa la nostra città, senza dubbio, porta con sé opportunità, ma anche responsabilità. Sta emergendo, forse per la prima volta dopo molti anni, l’opportunità di coniugare identità e sviluppo, storia e innovazione, radicamento e apertura. Una città capace non solo di attrarre, ma di trattenere valore, generare impresa, costruire futuro. In questo scenario, la vera sfida non è semplicemente partecipare, ma contribuire a orientare questo processo, dandogli forma, visione e profondità.

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È il momento in cui le energie del territorio possono riconoscersi parte di un disegno più ampio, superando frammentazioni e costruendo una prospettiva condivisa. Se Napoli saprà muoversi come sistema, con coerenza e determinazione, potrà non solo cogliere questo vento, ma trasformarlo in una rotta stabile. Una rotta capace di restituire alla città un ruolo centrale nel Mediterraneo e in Europa, non per eccezione, ma per vocazione. E forse è proprio questo il punto più significativo: non si tratta di immaginare qualcosa di nuovo, ma di tornare, con consapevolezza rinnovata, a ciò che Napoli è sempre stata capace di essere.

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