Missione Champions: l'unità anticrisi
Il Mattino

Missione Champions: l'unità anticrisi

Lunedì 20 aprile 2026
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Non troveranno nessuno a consolarli, questa mattina, quando il Napoli si presenterà alla ripresa degli allenamenti a Castel Volturno, dopo la domenica lasciata libero nonostante la...

Non troveranno nessuno a consolarli, questa mattina, quando il Napoli si presenterà alla ripresa degli allenamenti a Castel Volturno, dopo la domenica lasciata libero nonostante la figuraccia con la Lazio. Perché Antonio Conte ha fatto un catenaccione solo a parole, ma alla squadra spiegherà che la prova con la Lazio è inaccettabile perché la missione Champions non è ancora stata centrata. Non farà drammi, ma neppure la farà passare liscia. Stanchi? Appagati? Guai a rispondere così o mostrare anche il più piccolo dei sorrisi: perché è proprio l’appagamento la sindrome che perseguita il Napoli e contro cui Conte ha lottato fin dal primo giorno.

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Da sempre. L’appagamento che ha portato al decimo posto, quello che condannò gli azzurri a Verona, nell’esordio del ciclo contiano. O ancora quest’anno a Bologna, con lo sfogo-manifesto di Conte che fece intendere di essere pronto a mollare tutto e ad andare via. Qualunque cosa sia diventato il Napoli da Parma in poi, a Conte non sta bene. Così, prima che si ricominci, il grande capo degli azzurri, dopo aver elaborato il lutto per la caduta con la Lazio, proverà a immaginare cosa fare per stravolgere questo andazzo soprattutto psicologico. E Conte spiegherà che ora vuole una scossa. Che passerà anche per le sue scelte.

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La reazione

In campo il Napoli scenderà venerdì sera con la Cremonese e prepariamoci a qualche sorpresa. Conte ha insistito con Anguissa, anche perché è uno di quelli su cui immagina vada costruito anche il prossimo Napoli. Ma l’esperienza dei Fantastici Quattro sta per andare in soffitta: perché De Bruyne potrebbe scivolare in panchina e con lui anche il centrocampista camerunense. Insomma, promossi sul campo Alisson e soprattutto il soldatino Elmas. Ma non solo: c’è Gutierrez pronto a tornare titolare e ancora, se i progressi fisici saranno confermati, verrà gettato nella mischia dal primo minuto Rrhamani. Tra le cose che passano silenziosamente sotto-gamba c’è un terzetto difensivo ancora in piena emergenza. Con il rientro del capitano del Kosovo, Buongiorno potrebbe essere spostato braccetto a sinistra e dall’altra parte si punterebbe ancora su Beukema. Anche Conte farebbe volentieri a meno della difesa a tre, non era così che aveva costruito il Napoli del post-scudetto: ma alternative a Di Lorenzo non ce ne sono e il capitano non tornerà disponibile prima della trasferta di Como. Solo quando ci sarà, il tecnico leccese potrà pensare a una rivoluzione autentica, magari con il ritorno al 4-3-3 e l’abiura del 3-4-2-1. La Lazio ha calato due volte la mannaia e questa cosa non passerà liscia: dagli uomini con lo scudetto sul petto, Conte non accetta che si trascinano straniti per il campo. Il presidente De Laurentiis, dopo il saluto prima della gara a tutti, ha lasciato lo stadio senza passare per lo spogliatoio. Cosa che fa solitamente, quindi non è affatto un caso.

Il futuro

La sconfitta frena anche qualsiasi possibilità che il colloquio tra Conte e De Laurentiis possa essere anticipato: Conte non ha scelto la Nazionale e non ci pensa neanche alla panchina da ct e quindi non deve comunicare nulla al proprio presidente. Di sicuro, serve la qualificazione in Champions prima del faccia a faccia: chiaro che l’ultima settimana ha dimostrato che i due comunicano poco e male. E stavolta, rispetto a un anno fa, l’incontro per tirare le somme sarà formale e sostanziale: perché Conte alla fine del campionato passato, aveva solo il Napoli in testa. E basta. Ora serve qualcos’altro: non accetterebbe alcun piano di ridimensionamento del progetto avviato a giugno del 2024. La programmazione e la visione devono essere ancore le stesse di quando ha firmato il triennale e quindi difficilmente accetterebbe un piano low-cost. E bisogna anche capire cosa vuole De Laurentiis: il Conte-Ter non lo spaventa, ma è chiaro che l’ultima parola è la sua. Ma non è certo quell’ingaggio da 7,5 milioni di euro che lo spaventa: il Napoli può tranquillamente permetterselo. Tant’è che quando è stato sottoscritto, il club non aveva neppure in cassa gli introiti della Champions. Cosa che Conte ha garantito per due anni di seguito. In queste settimane De Laurentiis dovrà uscire allo scoperto con il suo piano per la prossima stagione. Ma anche lui non pare avere particolare fretta: oggi è atteso in assemblea di Lega Serie A a Milano, anche per l’incontro pomeridiano con il candidato in pectore della Figc, Malagò.

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Il rush finale

Conte ha molto apprezzato l’abbraccio caloroso delle due curve: ci sono ferite che non si possono rimarginare facilmente ma quei cori non lo hanno lasciato indifferente. E sono la cosa da cui ripartire: perché rimediare due brutte figure consecutive al Maradona è una cosa che non manderebbe giù. In ogni caso, sono stati quasi 500 i giorni di imbattibilità al Maradona: la migliore dell’era De Laurentiis in serie A. Eppure c’è un dato: anche se vincesse tutte le cinque gare che mancano, Conte arriverebbe a quota 81 punti. In ogni caso, il peggior rendimento in serie A dal 2012.

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