Bimbo annegato in piscina a Latina, la denuncia dei genitori: «Niente grate di sicurezza»
Pietrificati dal dolore chiedono solo giustizia e che questa, per arrivare a spiegare il «perché», il «come» e per «colpa di chi», sia veloce e certa....
Pietrificati dal dolore chiedono solo giustizia e che questa, per arrivare a spiegare il «perché», il «come» e per «colpa di chi», sia veloce e certa. Non lo chiedono soltanto, lo pretendono i genitori del piccolo Gabriele, il bambino di sette anni, morto affogato nella piscina del centro termale «Vescine» a Suio Terme, frazione di Castelforte, in provincia di Latina sabato scorso.
Doveva essere un giorno di festa, scelto dalla famiglia Petrucci per festeggiare il compleanno del bambino. Così la scelta di quel centro termale e l'arrivo, per la prima volta, con una coppia di amici. Il caldo di un sabato di aprile che sembra estate, il desiderio esaudito del piccolo che amava l'acqua e che dall'acqua è stato risucchiato. C'è un'agghiacciante similitudine fra quanto accaduto in quella vasca e quanto patito da un altro bambino, una manciata di anni fa, in un analogo centro di Palombara Sabina.
E la presa d'atto che non basta una sola tragedia per impedire il ripetersi di un'altra analoga. Perché così è andata a Suio Terme e alle Terme di Cretone con uno scarto di appena due anni e mezzo: due bambini, coetanei, sono stati risucchiati dall'aspiratore della piscina in cui facevano il bagno insieme ai genitori.
«La morte del piccolo Gabriele è in maniera esclusiva attribuibile all'incuria della gestione della piscina e ad un sistema salvavita obsoleto e fuori legge. Non mi esprimo sulla competenza del personale di sorveglianza, che rappresenta un aspetto minore rispetto a una tragedia che andava evitata», commenta Francesco Lauri, avvocato della famiglia Petrucci.
La dinamica
«Siamo devastati vogliamo giustizia - dicono mamma Mihaela e papà Antonello affidando il loro grido di dolore al legale - quel bocchettone non aveva la grata di sicurezza». Ancora una volta la stessa dinamica ma non per le gesta delle vittime quanto invece per le cause che hanno provocato entrambi le morti.
«Gabriele stava facendo il bagno con la mamma mentre il papà si trovava fuori - aggiunge ancora l'avvocato - ma era lì a meno di tre metri, poi Gabriele è scomparso, credevano che fosse uscito, il papà si è avvicinato al bordo e ha intravisto il corpicino del figlio». Una scena straziante perché il bambino si dimenava sotto acqua ma non riusciva a riaffiorare: il genitore si è gettato in piscina con la madre «e l'ausilio di una coppia di amici oltre che altri bagnanti lo ha afferrato ma non riuscivano a tirarlo fuori, perché il bambino era rimasto incastrato nel tubo di aspirazione», spiega Lauri.
Quanto poi avvenuto dopo è un'altra tragedia perfettamente e drammaticamente speculare a quella che si è consumata il 7 agosto 2023. «Hanno provato a rianimarlo per tantissimo tempo - prosegue l'avvocato - ma non c'è stato nulla da fare». Il resto è una narrazione su cui la Procura di Cassino dovrà rimettere insieme i pezzi. Da quanto finora emerso, anche in base ai racconti della famiglia e su cui si stanno concentrando le indagini del Reparto operativo di Latina e della compagnia di Formia, il tubo di aspirazione era sprovvisto di grata. Quella grata pare si trovasse non lontano e dunque probabilmente chi ha provveduto alla manutenzione, o l'ha chiusa male o l'ha dimenticata.
Ipotesi che dovranno trovare conferma nelle indagini ma la famiglia Petrucci è certa di un dato ovvero che la protezione su un sistema di aspirazione non c'era. Non compete loro dire il perché e il come, compete agli investigatori e alla magistratura. Intanto è stato aperto una fascicolo contro ignoti per omicidio colposo.
La trappola
«C'era questa bocca di aspirazione che era sprovvista della griglia di recensione e la griglia sembrerebbe che sia stata ritrovata a molti metri di distanza o su un prato o dentro la piscina ma lontano dal bocchettone - conclude il legale della famiglia Petrucci - l'ipotesi è che chi abbia fatto manutenzione o chi doveva ricollocare la griglia non l'abbia fatto, l'alternativa, al momento senza fondamento, è che sia stata messa male e dunque si sia tolta». Una falla nella manutenzione proprio come accadde a Palombara Sabina nell'estate del 2023.
Gabriele era un bambino allegro e felice, frequentava la scuola Sacro Cuore a Trinità dei Monti, pieno centro storico della Capitale, ed era amato dal padre, a capo di un importante studio legale e di commercialisti, e dalla mamma, studentessa universitaria in Scienze tecniche psicologiche cliniche e preventive.
Sul corpicino di Gabriele mercoledì verrà svolta l'autopsia. È morto quasi certamente per annegamento ma ha provato, con tutte le forze che aveva, a liberarsi da quella trappola. Le ferite sul suo corpo parlano per lui mentre ieri le receptionist della struttura termale si preoccupavano di rispondere ai clienti dicendo al telefono «Il centro è aperto». L'unica piscina chiusa è quella sequestrata per la morte assurda di un bambino di appena sette anni.