Papa Francesco, un anno dalla morte di Bergoglio. Celebrazioni a Roma (senza Leone XIV)
Il Mattino

Papa Francesco, un anno dalla morte di Bergoglio. Celebrazioni a Roma (senza Leone XIV)

Lunedì 20 aprile 2026
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È trascorso un anno dalla morte di Papa Francesco e la Chiesa si trova davanti a un passaggio delicato: trasformare quel pontificato fortemente innovativo in un'eredità stabile e...

È trascorso un anno dalla morte di Papa Francesco e la Chiesa si trova davanti a un passaggio delicato: trasformare quel pontificato fortemente innovativo in un'eredità stabile e operativa. Le celebrazioni previste il 21 aprile nella Basilica di Santa Maria Maggiore - luogo simbolo scelto dallo stesso Bergoglio per la sua sepoltura - non sono soltanto un momento commemorativo. Per certi versi offrono uno spazio per misurare quanto il suo Magistero sia stato realmente assimilato. Papa Leone quel giorno non ci sarà, è in Africa, ma in basilica verrà letto un suo messaggio. La memoria dell'«amato predecessore» è una costante nel suo cammino così come i richiami e le citazioni. Anche in questi giorni lo ha fatto a testimonianza del forte legame personale che avevano.

 

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Muore papa Francesco

Lascito

Il primo dato evidente resta la portata del lascito. Nei suoi dodici anni di regno Francesco ha inciso su più livelli: teologico, pastorale, sociale e simbolico. Parole come sinodalità, misericordia ed ecologia integrale, per esempio, sono entrate stabilmente nel lessico ecclesiale. Tuttavia, la loro traduzione in strutture e prassi consolidate resta ancora incompleta. La sinodalità è stata avviata come processo, tuttavia non ha ancora prodotto un modello definitivo di governance ecclesiale condiviso e irreversibile. Il dibattito interno resta serrato. In passato la spaccatura tra progressisti e conservatori ha causato tante lacerazioni e ora Papa Leone sta pazientemente riportando unità dentro una Chiesa polarizzata.

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Il rischio, sottolineato dai settori più liberal, è che il pontificato di Francesco venga progressivamente "normalizzato": quindi assorbito nella continuità istituzionale senza che le sue spinte più radicali trovino piena attuazione. Per esempio sul grande tema delle donne o della sinodalità stessa. Del resto è il destino di molte stagioni riformatrici nella storia della Chiesa, dove il tempo lungo tende a riassorbire le accelerazioni. In questo contesto si inserisce il ruolo di Leone XIV. I primi segnali che ha dato indicano una linea di continuità evidente, sebbene con uno stile diverso: meno dirompente, più orientato alla ricomposizione.
 

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Il richiamo all'Evangelii Gaudium come possibile testo guida e la scelta di rilanciare i documenti del Vaticano II sembrerebbero indicare la volontà di consolidare il lascito di Bergoglio, più che spedire la sua impronta innovatrice in soffitta. Sul piano globale, l'eredità di Francesco si misura anche nella sua capacità di aver collocato la Chiesa al centro del dibattito internazionale su temi come la pace, le disuguaglianze e le migrazioni. Un protagonismo che oggi si confronta con un contesto geopolitico instabile, in cui il linguaggio del dialogo fatica a trovare spazio. Le iniziative promosse da Scholas Occurrentes e le celebrazioni in diverse parti del mondo mostrano come la memoria di Francesco resti viva soprattutto tra nei contesti popolari. È lì che il suo messaggio continua a trovare terreno fertile, più che a livelli istituzionali.

 

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Resta però la domanda di fondo: la Chiesa ha interiorizzato davvero la "conversione pastorale" richiesta da Francesco o si limita a custodirne il ricordo? La risposta, al momento, rimane sospesa. Molto dipenderà dalla capacità di tradurre intuizioni in riforme durature e dalla volontà di mantenere aperto quel processo di cambiamento che Bergoglio aveva solo avviato. In definitiva, il primo anniversario non segna una chiusura, ma l'inizio di una fase nuova: quella in cui l'eredità di Francesco smette di essere memoria e diventa, o meno, futuro. Domani pomeriggio a Santa Maria Maggiore, dove riposa Francesco nella tomba di marmo bianca fatta costruire grazie al lascito di un misterioso benefattore la cui identità ad oggi resta sconosciuta, verrà svelata una lapide commemorativa a perenne memoria dello speciale legame tra Bergoglio e la Salus Populi Romani. Davanti a quella icona ha sostato per ben 126 volte durante il suo pontificato. Vi andava prima di un viaggio e subito dopo. Era legato a questa chiesa antica anche perché proprio lì Sant'Ignazio di Loyola volle celebrare la sua prima messa. Sul marmo della lapide si leggerà: «Francesco Sommo Pontefice che sostò 126 volte in devota preghiera ai piedi della Salus Populi Romani per sua volontà riposa in questa Basilica Papale, 26 aprile 2026, Primo anniversario della morte». Naturalmente verrà anche letto un messaggio di Papa Leone.

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