Pmi, l?unione fa la forza: al Sud più contratti di rete per ricerca e investimenti
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«Sannio da gustare» ha messo insieme 8 aziende di qualità dell’agroalimentare beneventano, con ben 52 referenze di prodotti, e un marchio che si è già fatto conoscere nelle più importanti fiere di settore: da pochi mesi si è dotato anche di un contratto di rete che rispetta l’autonomia giuridica delle singole società ma garantisce un percorso comune per aiutarle a vincere le sfide della concorrenza.
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Luigi Giamundo, invece, di imprese della moda in Campania ne ha censite 22mila: e da profondo e appassionato esperto del settore è riuscito ad assicurare il coinvolgimento di enti e istituzioni per un cambio di passo finalizzato alla crescita della competenza. Il contratto di rete si chiama MO.CAM. (Moda Campania) e abbraccia l’intera filiera della moda, orafi compresi. Federico Biazzo ha puntato alla rete europea dell’orientamento al lavoro: ha riunito imprenditori di tre nazioni, tutti tra di loro in perfetta sintonia sugli obiettivi, e oggi Orienta è molto più di un’Agenzia per il Lavoro.
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Tre storie, tre testimonianze dal campo ascoltate ieri a Palazzo Partanna di Napoli in occasione della presentazione del settimo Rapporto sulle reti d’impresa (prima volta in città), organizzata dalla Piccola Industria di Confindustria Campania. Dal Rapporto, elaborato dall’Osservatorio nazionale e curato da InfoCamere, RetImpresa e Venice School of Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia, arriva la conferma che le Pmi, a partire da quelle più piccole (fino a 10 addetti, che sono peraltro una fetta importante del totale nazionale) sono sempre più disposte a “fare squadra” per superare i limiti di dimensioni non adeguate a progetti di competitività e concorrenza anche all’estero. E, soprattutto, a gestire insieme spazi e opportunità progettuali e di mercato senza svenarsi o rinunciando a crescere.
I numeri
L’unione fa la forza, verrebbe da dire, e non è affatto trascurabile che questa dinamica sia cresciuta nel 2025 anche al Sud: i contratti di rete attivi sono saliti a 10.361, +7,6% rispetto al 2024, con il coinvolgimento di circa 53 mila imprese (presso le quali lavorano un milione e 743mila addetti), in crescita del 5,2%. Il Lazio resta al primo posto per numero di imprese in rete (23%), seguito da Lombardia, Veneto e Campania che rappresenta il 7,8% del totale con 3.804 aziende. Oltre il 52% delle reti coinvolge imprese della stessa provincia e circa il 70,8% è costituito da aggregazioni uni-regionali, mentre cresce la quota di reti interregionali (19,7%) e di quelle che collegano Nord, Centro e Sud. Quasi la metà delle imprese si concentra in tre comparti: agroalimentare (21,3%), costruzioni (15,2%) e commercio (11,4%), seguiti da servizi turistici (10,3%), servizi professionali (6,4%) e meccanica (5,7%).
Nel Rapporto 2025 un focus è stato dedicato alla diffusione dei contratti di rete tra le imprese dell’industria culturale e creativa: il 13% dei contratti include almeno un’impresa di questo tipo, per un totale di circa 1.900 imprese (4% del totale), concentrate soprattutto nei settori software e videogiochi (35,7%), architettura (16,8%) ed editoria. Dalla survey che ha coinvolto quasi 170 reti di impresa per circa 700 aziende in tutta Italia, è emerso inoltre che gli obiettivi principali delle reti sono stati soprattutto legati alla competitività: aumento del potere contrattuale (37,6%), condivisione di risorse (27,5%) e partecipazione a bandi e appalti (25,8%). «Le reti hanno mostrato livelli complessivamente positivi di performance e coesione – si legge nel Rapporto - ma una capacità di innovazione ancora contenuta, confermando la necessità di rafforzare la gestione condivisa dell’innovazione e delle competenze».
Le voci
Altra sfida da vincere (e al più presto) è quella sulla formazione che deve coinvolgere anche (e soprattutto) le Regioni, come sottolinea l’assessora al Lavoro e alla Formazione professionale della Campania Angelica Saggese: «Non abbiano ancora lo strumento per quantificare il fabbisogno – spiega – e questo chiama ognuno di noi ad un impegno comune». Sfida raccolta subito da Anna Del Sorbo, presidente di Piccola Industria di Confindustria Campania e vicepresidente di PI Confindustria nazionale: «I dati del Rapporto – spiega - sono un segnale importante della capacità del sistema imprenditoriale campano, anche in un contesto produttivo frammentato e meno strutturato, di adattarsi a modelli organizzativi collaborativi che rafforzano il potere contrattuale, l’accesso a opportunità finanziarie e la condivisione di asset strategici».
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La parola chiave è competenze, sottolineano il presidente di Confindustria Campania Emilio De Vizia e il vicepresidente PI di Confindustria Giammaria De Paulis. In perfetta sintonia il presidente nazionale di Retimpresa Fabrizio Landi: «Il Rapporto dell’Osservatorio ci invita a rafforzare innovazione e competenze nelle reti. Per questo è fondamentale puntare su strumenti concreti, come la codatorialità, che consente di condividere competenze qualificate, e la detassazione degli utili reinvestiti nei progetti di rete, appena introdotta dalla Legge annuale Pmi». Il bonus fiscale arriva fino a 1 milione, altra prova che in 16 anni le reti d’impresa si sono meritati attenzione e sostegno in tutta Italia. Non a caso sono “in serie positiva” da allora.