Guerra in Iran, Farian Sabahi: «Violati diritti umani, donne perseguitate. Ma all?Europa interessa solo il carburante»
Il Mattino

Guerra in Iran, Farian Sabahi: «Violati diritti umani, donne perseguitate. Ma all?Europa interessa solo il carburante»

Martedì 21 aprile 2026
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«Le guerre scatenate da Israele con il sostegno statunitense a Gaza, in Libano e contro l?Iran hanno ucciso decine di migliaia di persone e ne hanno ferite altrettante. Hanno distrutto...

«Le guerre scatenate da Israele con il sostegno statunitense a Gaza, in Libano e contro l’Iran hanno ucciso decine di migliaia di persone e ne hanno ferite altrettante. Hanno distrutto centinaia di migliaia di edifici civili, centinaia di siti storici, anche patrimonio dell’Unesco. Oggi l’unico fattore che pare scuotere gli animi in Europa è il prezzo del carburante. E non le violazioni dei diritti umani». Farian Sabahi, professoressa associata in Storia contemporanea all’Università dell’Insubria, si occupa di Medio Oriente, è sempre stata in prima linea nella difesa dei diritti e della dignità della persona. Per questo domani (ore 10) sarà premiata dall’associazione Ande Nocera nell’ambito del progetto “Cultura, legalità e lungimiranza a difesa del futuro” nel corso di un incontro-dibattito al palazzo comunale di Nocera Inferiore.

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Parliamo della sua pubblicazione "Noi donne di Teheran"?

«È un volume in tre parti, un inno al coraggio delle iraniane. La prima parte è una riflessione sulle proteste del movimento Donna Vita Libertà innescato dalla morte di Mahsa Amini. La seconda è l'omonimo reading teatrale in cui la capitale iraniana è declinata al femminile. La terza è il libro intervista con l’avvocata iraniana Shirin Ebadi,Nobel per la Pace nel 2003».

Il suo impegno a tutela della dignità umana e contro le violenze è anche nel suo cortometraggio «Ivana»...

«Nell’estate del 2023 ho iniziato un progetto di storia orale su Varigotti, un piccolo borgo nella Riviera di Ponente, in Liguria, dove i miei genitori avevano acquistato una seconda casa nel 1983. L’obiettivo era prendere le distanze dalle guerre e quindi alleggerire il cuore, concentrandomi sulle testimonianze di persone per lo più anziane, disponibili a raccontarmi le loro vicende personali, che avrei intrecciato alla storia italiana. È in questo contesto che nasce il cortometraggio “Ivana”, di cui è protagonista una signora di 91 anni il cui padre era un ufficiale della Marina, originario di Napoli. Non ci sono morti ammazzati per strada, come è successo in Iran nel massacro del gennaio 2026, ma è comunque una storia dolorosa. Una storia di riscatto. Abbandonata dal padre naturale quando era ancora nel grembo materno è stata poi abusata dal patrigno che le aveva dato il cognome sposando la madre».

Lei ha raccontato tante altre storie...

«Grazie a una serie di contatti personali, coltivati nel tempo, ho avuto modo di dare voce a tante persone, e non soltanto a donne. Per vent’anni ho collaborato assiduamente con la Radio Svizzera come inviata in Medio Oriente, viaggiando per esempio in Libano nel giugno del 2000 mentre i soldati israeliani si ritiravano dal Sud del Paese dei Cedri. Ho anche scritto per molti anni per le pagine culturali del Sole24Ore: ho raccontato le vicende delle donne kosovare stuprate durante la guerra, che avevano deciso di abbandonare i loro neonati in ospedale a Pristina».

Qual'è, tra le tante che ha seguito, la storia che più l'ha segnata ?

«Le famiglie siriane che si sono rifugiate in Libano e nulla sapevano dei loro cari durante il regno degli Assad a Damasco. Le famiglie degli attivisti politici nel carcere di Evin a Teheran. Forse il segno più forte è quello della guerra in corso a Gaza, in Libano e in Iran, scatenate da Netanyahu e da Trump in violazione del diritto internazionale. Quello che fa più male è l’indifferenza dell’opinione pubblica europea e nordamericana».

Cosa si dovrebbe fare per garantire la dignità a tutti?

«Rispettare la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948».

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