Anagrafe a Napoli: soldi e sesso per la carta d?identità: «Centoventi indagati»
Il Mattino

Anagrafe a Napoli: soldi e sesso per la carta d?identità: «Centoventi indagati»

Martedì 21 aprile 2026
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Nello stesso appartamento di pochi metri quadrati - quasi sempre un basso - risultavano residenti fino a venti cittadini. Troppi per passare inosservati. Ma anche in altri indirizzi civici -...

Nello stesso appartamento di pochi metri quadrati - quasi sempre un basso - risultavano residenti fino a venti cittadini. Troppi per passare inosservati. Ma anche in altri indirizzi civici - magari meno affollati - la situazione era comunque al limite dell’entropia e del buon senso: cinque o sei residenti, in spazi riconducibili a una quarantina di metri quadrati. Se ne sono accorti gli uomini della polizia municipale e dei carabinieri, che hanno dato vita a una inchiesta monstre, almeno per quanto riguarda i numeri e la portata delle accuse.

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Le accuse

Già, perché parliamo di un’indagine che ipotizza l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al falso, alla corruzione e al favoreggiamento della immigrazione. Centoventi indagati, tra questi almeno sei dipendenti pubblici (quattro dei quali in pensione), con uno schema finito al vaglio della Procura: soldi in cambio del via libera al rilascio delle carte di identità in favore di persone di origine bengalese o romena.

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Tipo: cinquanta euro a pratica per agevolare il via libera ad un documento che rappresenta il primo step per accedere ai servizi sanitari e per conservare il permesso di soggiorno. Non è finita. Stando alle indagini, c’era anche chi pretendeva prestazioni sessuali dalle malcapitate utenti.

Gli abusi

In almeno cinque casi, stando alle carte, un funzionario comunale avrebbe ricevuto una prestazione sessuale da alcune donne in attesa di documento, nel tentativo di velocizzare la procedura di rilascio del certificato di cambio di residenza. Brutta storia nel cuore di Napoli. Inchiesta condotta dai pm Ciro Capasso e Luigi Landolfi, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppina Loreto, le notifiche degli avvisi di chiusa inchiesta sono in corso. Sono 120 gli indagati. Riflettori puntati su due uffici circoscrizionali rispettivamente della seconda e della terza municipalità: siamo in piazza Dante e a Capodimonte, dove - a leggere le carte - fino a qualche anno fa sarebbe andata in scena una sorta di mercimonio. Decisive microspie e telecamere piazzate all’interno delle strutture circoscrizionali, sono emersi passaggi di mano e altre possibili conferme dell’impianto accusatorio. Agli atti un tariffario: dalle 30 alle 50 euro a pratica, a secondo del grado di complessità della procedura da spingere in avanti. E non era solo una questione di tempistica. Non tutti infatti i richiedenti avevano le carte in regola, quanto basta ad assicurare il diritto a soggiornare in Italia anche in mancanza dei requisiti richiesti.

I personaggi

Due uffici sotto i riflettori: in piazza Dante, ufficio cambio di residenza, dove fino al 2023 lavorava un impiegato oggi sotto inchiesta; e l’analogo ufficio in via Lieti a Capodimonte. Tra i cinque italiani con il ruolo di pubblico ufficiale (quattro uomini e una donna), tra questi anche un consigliere eletto nella terza municipalità. E non è tutto. Verifiche da parte degli inquirenti anche su un caf gestito da un immigrato, che - nell’ottica dell’accusa - avrebbe svolto il ruolo di trait d’union o di procacciatore di clienti. Un intero mondo si rivolgeva agli uffici finiti al centro delle indagini.

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Oltre cento sono indicati come beneficiari del falso documento, alla luce delle carte che sono state acquisite nel corso delle indagini. Sono diversi gli step di questa inchiesta, al termine del lavoro iniziato da parte dell’ex capo dell’aliquota di pg della Procura Gabriele Salomone (oggi in pensione), fino ad arrivare agli accertamenti del nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri. Accuse seriali, che riproducono un possibile sistema: una fabbrica di falsi, dal momento che sia le residenze, sia altri particolari indicati dal richiedente venivano inseriti all’interno degli uffici anagrafici senza alcuna verifica da parte degli uffici preposti. Proprio nel corso delle indagini, alcuni dipendenti delle rispettive circoscrizioni hanno lasciato il lavoro e sono attualmente in pensione; altri due dipendenti sono stati invece spostati ad altri uffici, abbattendo sul nascere le esigenze cautelari. Non mancano immagini ricavate da microspie interne nei due uffici chiave.

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