Dl sicurezza, il governo pone la fiducia. Meloni: «Norma sui rimpatri resta, nessun pasticcio». Conte: gravissimo
Il Mattino

Dl sicurezza, il governo pone la fiducia. Meloni: «Norma sui rimpatri resta, nessun pasticcio». Conte: gravissimo

Martedì 21 aprile 2026
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Il governo porrà la fiducia al decreto sicurezza in discussione nell'aula della Camera. Dalle 16 di domani, mercoledì 22 aprile,  è?previsto il via alle...

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Il governo porrà la fiducia al decreto sicurezza in discussione nell'aula della Camera. Dalle 16 di domani, mercoledì 22 aprile,  è
previsto il via alle dichiarazioni di voto e, a seguire, il voto sulla fiducia e
l'esame dei 145 ordini del giorno. È quanto emerso dalla riunione dei
capigruppo. Per domani è confermato alle 15 il
question time. 

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Le tappe

Sui rimpatri - dopo i rilievi del Colle - il governo corregge il tiro. E la soluzione prospettata, per superare l'impasse sul decreto sicurezza, è quella di un decreto legge ad hoc per abrogare la norma che introduce un incentivo per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario.

Il provvedimento sulla sicurezza sarà quindi approvato così com'è dalla Camera e subito corretto con il nuovo decreto legge, che dovrebbe andare in Gazzetta Ufficiale insieme alla legge approvata da Montecitorio.

Nuovo decreto per abrogare gli incentivi agli avvocati

Sotto i riflettori c'è la norma che prevede un incentivo da 615 euro per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario.

Da giorni è acceso il faro del Quirinale su questa misura e la sola ipotesi che Sergio Mattarella potesse non controfirmare il provvedimento in assenza di modifiche sostanziali, ha mandato in fibrillazione la maggioranza.  

Ieri prima ha fatto sapere di voler presentare un emendamento in commissione per modificare la norma contestata ma poi, in tarda serata, ha bloccato le macchine per lo spauracchio dell'ostruzionismo delle opposizioni che avrebbe potuto portare portare in decadenza il provvedimento. Sarebbe stata necessaria infatti la terza lettura in Senato, dopo l'ok di Montecitorio, per farlo diventare legge.

La decisione

Ma con tempi talmente stretti (la scadenza ultima è il 25 aprile) il rischio di non farcela sarebbe stato decisamente alto. Da qui la riconsiderazione di altre misure già valutate nel corso di una lunghissima giornata e poi quella che sembra essere la decisione.

Quindi un nuovo decreto, da presentare in cdm, che si limiti ad abrogare il punto contestato. «Non siamo disponibili ad iniziare i lavori senza chiarezza. A difesa delle istituzioni chiediamo di convocare la conferenza dei capigruppo» per fare «chiarezza su come» maggioranza e governo «intendono adempiere agli impegni che - crediamo - Mantovano si sia assunto ieri» al Colle sulla norma sui «rimpatri volontari», ha detto la capogruppo del Pd alla Camera Chiara Braga in Aula stamattina. 

Meloni: «Nessun pasticcio»

Il decreto sicurezza? «Non lo considero un pasticcio. Stiamo raccogliendo i rilievi tecnici, alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati, e trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc, perché non c’erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma. Ma la norma rimane, perché è una norma di assoluto buon senso e francamente mi stupisce quello che ho sentito dire dalle opposizioni in questi giorni». Così la premier Giorgia Meloni, a margine della sua visita al Salone del mobile di Milano.

«Non mi è esattamente chiara la ragione per la quale noi che riconosciamo il gratuito patrocinio all'avvocato che assiste il migrante, che fa ricorso contro un decreto di espulsione - ha aggiunto Meloni - non dobbiamo invece riconoscere il lavoro di quel professionista che assiste un migrante quando volontariamente sceglie di essere rimpatriato. A me non è chiaro. Mi pare che sui rimpatri volontari assistiti siamo d'accordo. È una strumento che l'Europa ci chiede di intensificare, è uno strumento che continuiamo a portare avanti e uno strumento che stiamo lavorando per rafforzare».
«Almeno su questo mi pareva che fossimo d'accordo. Ora scopro che non siamo d'accordo più neanche sul rimpatrio volontario assistito - ha concluso -, ma noi andiamo comunque avanti».

L'intervento in aula di Piantedosi

«Ci sono state molte discussioni sul tema dei rimpatri volontari assistiti e io tengo a precisare davanti a questa assemblea parlamentare che tale istituto non rappresenta certo un' invenzione di questo governo. Sono previsti nel nostro ordinamento da oltre 10 anni in attuazione di norme europee e nazionali», ha detto il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi nell'Aula della Camera sul dl sicurezza. «Tuttavia - ha aggiunto - abbiamo preso atto di alcune sensibilità che sono espresse su un punto specifico della norma e ci predisponiamo ad una sua correzione».

«Non sono ispirati solo dall'idea di regolamentare un fenomeno ma assolvono ad una funzione etica - ha spiegato Piantedosi parlando dei rimpatri volontari assistiti - perché consentono al migrante che ne faccia richiesta di essere assistito per poter fare rientro volontario in sicurezza nel suo paese di origine». «La stessa commissione Ue ne ha incoraggiato e sostenuto in modo crescente l'attuazione», ha aggiunto. Il ministro ha sottolineato come l'Italia sia «il paese che fino ad oggi effettua meno rimpatri volontari assistiti».

Che «sono l'alternativa ai rimpatri forzosi», ha rimarcato. Per Piantedosi approvare «provvedimenti che favoriscano rimpatri e reinsediamenti corrisponde agli stessi obiettivi sollecitati dall'Ue». «A nome del governo rivolgo un invito chiaro e deciso a questa Camera ad approvare questo importante testo di legge - ha concluso a cui confidiamo si aggiunga presto la storica riforma della polizia locale e al ddl che integrerà il patto europeo asilo ed immigrazione».

Le parole dell'opposizione

«Avevano la foga di piegare con legge gli avvocati alla loro propaganda e alle azioni del Governo e hanno proposto una norma che è contro la Costituzione, per cui si verrebbe bocciati al primo esame di diritto. Gli avvocati sono la garanzia di tutela dei diritti dei loro assistiti: come può pensare il Governo Meloni che possano tradire questa funzione essenziale per assecondare le volontà del governo di turno?», scrive sui social il presidente del M5s, Giuseppe Conte. «Siamo di fronte a una manifestazione di incapacità plateale da parte di un governo che non ha ancora imparato la lezione del referendum. Risultato? Un incidente istituzionale gravissimo e un pasticcio sul decreto sicurezza in scadenza. Della sicurezza a loro non interessa nulla: altrimenti non avremmo questa situazione e un decreto vuoto, senza investimenti sui presidi di controllo che servono sui territori», conclude.

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