Napoli, ancora niente posti barca. L'allarme degli armatori: «Settore ormai in agonia»
Il Mattino

Napoli, ancora niente posti barca. L'allarme degli armatori: «Settore ormai in agonia»

Mercoledì 22 aprile 2026
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Otto anni di promesse, di convegni, di aspettative, di sogni. Il risultato è che l?estate si avvicina e Napoli la affronterà ancora una volta senza un vero Marine. A dire il...

Otto anni di promesse, di convegni, di aspettative, di sogni. Il risultato è che l’estate si avvicina e Napoli la affronterà ancora una volta senza un vero Marine. A dire il vero a questo punto sarebbe bastato anche uno straccio di porto turistico, ma niente, assolutamente niente. Gennaro Amato, presidente di Afina, l’Associazione della filiera nautica italiana, ha chiamato nelle vetrine di NauticSud e Navigare tutti: ministri, sottosegretari, parlamentari.

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E poi la Regione, il Comune, l’Autorità di sistema portuale del mare Tirreno centrale. Tante promesse, nessun fatto. «Così - dice Amato - stiamo assistendo a una lenta agonia per tutto il settore nautico campano. Senza ormeggi sicuri le barche non si vendono e se non si vendono vanno in crisi le aziende che le producono e anche gli eventi espositivi non servono più a nulla».

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Le criticità

Amato rincara la dose: «Come è possibile che una città come Napoli, con una storia marinara invidiata in tutto il mondo, non riconosca le sue origini? Napoli è sempre stata un porto di mare aperto al mondo; oggi siamo diventati una città che rinnega questo passato vietando anche ai suoi cittadini di andare per mare». Ecco come Afina ricostruisce le tappe di questa via crucis che inizia nel 2019. Era sindaco de Magistris.

E la delegata al mare, Daniela Villani, assicurava di aver avuto dalla Sovrintendenza esito positivo per l’utilizzo dei pontili galleggianti alla rotonda Diaz. Che fine ha fatto? Era l’anno di nascita di Afina e, finalmente, il comparto trovava una sola voce forte. Dopo il Covid la corsa alla barca era per godere il mare da soli. Ma già allora Amato affermava: «La nautica ha un grosso problema- ha un’alta produzione di imbarcazioni ma mancano gli ormeggi. A Napoli, e nell’intero golfo, la questione è ancora più sentita - concludeva il presidente di Afina - perché la differenza tra domanda ed offerta sta facendo lievitare i costi di attracco, quindi occorrerebbe sviluppare al più presto nuovi porti turistici per calmierare il mercato e non inficiare una filiera produttiva che in regione Campania ha un alto tasso occupazionale e di Pil».

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Nel 2022 con la primavera torna alla ribalta la stagione balneare con tutti i pro e i contro di un settore che non trova pace. Da un lato la crescita costante della produttività che contrassegna la Campania, con la città di Napoli e provincia in particolar modo, ai vertici nazionali per fatturato determinato dalla realizzazione e vendita di imbarcazioni tra i 5 e 16 metri. La Regione nel 2018 sveva stanziato ben 158 milioni di euro per l’ammodernamento e la ristrutturazione di porti turistici per il diportismo ma a Napoli non si vedeva nulla.

«Esattamente - diceva Amato - tutti i soldi sono finiti in favore di porti turistici che però durante l’anno sono vuoti perché non stanziali. Tolte le tre isole del Golfo le strutture interessate sono tutte sulla linea di costa salernitana sino a Sapri, ma la flotta campana registra il 75% delle barche immatricolate a Napoli e provincia dove la carenza di attracchi è atavica». «Napoli - insiste Amato - ha tre insenature naturali: Nisida, dove tra l’altro, guarda caso, c’è la base del Comando Nato delbasso Mediterraneo e della Marina Militare. Una barriera di sopraflutto, di facile e veloce realizzazione, consentirebbe un sicuro riparo per oltre 2mila imbarcazioni oltre che sanare l’abusivismo che persiste ogni estate. Mergellina, risolti alcuni problemi sulla linea di terra, potrebbe con un altrettante semplice ampliamento del molo, concretizzare ulteriori 700/800 attracchi e, peraltro, mettere in sicurezza dal vento di “mezzogiorno” anche il muro borbonico. Infine Molosiglio e la darsena militare, pochi interventi non invasivi per aprirla al mare senza passare dentro il porto. Quella sarebbe una soluzione valida anche dal punto di vista traffico, evitando così agli armatori presenti in centro e zona orientale di attraversare la città, ma anche al diportismo turistico che, arrivando da fuori, troverebbero charter e altro subito vicino aeroporto e stazione».

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I ritardi

Eppure nulla si muove. Arriviamo ai giorni nostri. La Coppa America fa sperare che i progetti per anni fermi nei cassetti della burocrazia, come un Marina a Nisida, quello dell’ampliamento del porto di Mergellina, lo sviluppo di Borgo Marinari, della zona del Molosiglio e la realizzazione di un Marina a San Giovanni, potrebbero tornare sui tavoli operativi del Comune di Napoli che, da due anni, è unico ente istituzionale a poter determinarne, senza vincoli restrittivi delle Sovrintendenze, il loro sviluppo. Sogni? Per ora non resta altro.

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