Posillipo, Massimo Giletti: «In spiaggia folla e nessun controllo: un ragazzo era armato di machete»
Il Mattino

Posillipo, Massimo Giletti: «In spiaggia folla e nessun controllo: un ragazzo era armato di machete»

Mercoledì 22 aprile 2026
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È stato Massimo Giletti, col suo occhio acuto da cronista, a essere testimone di una domenica di caos sulle spiagge posillipine. Una domenica di fine aprile, quella del 19. Tra le altre...

È stato Massimo Giletti, col suo occhio acuto da cronista, a essere testimone di una domenica di caos sulle spiagge posillipine. Una domenica di fine aprile, quella del 19.

Tra le altre cose, Giletti ha assistito a un episodio particolare: «Un ragazzo era armato di machete - dice - Bisogna intervenire prima che possa avvenire una tragedia, è per questo che ho deciso di intervenire».

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Ci racconta la sua esperienza a Posillipo?

«Domenica era tutto pieno. Una miriade di persone ma nessun lido aperto. E nessun lettino o ombrellone disponibile. Io mi trovavo nelle spiagge vicino a Palazzo Donn’Anna. Mi sembrava di essere a Rimini in pieno agosto, tanta era la folla. Mi ha colpito l’assenza di qualsiasi tipo di controllo. A parte l’inciviltà di quelle persone che buttavano ovunque rifiuti, carta e plastica, non ho visto neppure un vigile urbano. Nessuno che fosse incaricato, a nessun titolo, della sicurezza dei bagnanti. È una situazione che favorisce l’illegalità».

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Le è rimasta impressa qualche storia di disagio, in particolare?

«Nella spiaggia della Monache ho assistito all’odissea di una famiglia di turisti che, in inglese, chiedeva di pagare i lettini al dipendente del Lido. “Glieli paghiamo”, spiegavano al proprietario del Lido Sirena. “Mi spiace, lettini e ombrelloni devono restare chiusi”, gli è stato risposto. Naturalmente, non ho nulla contro mare e spiaggia liberi, ma zone così belle e importanti come la costa posillipina, se vengono lasciate free allora vanno anche gestite. Ne va della sicurezza di tutti».

Prima accennava all’episodio del machete...

«Mi piace da sempre osservare gli altri. Così, dall’alto, da un locale in via Posillipo in cui stavo pranzando, ho visto un ragazzo tirare fuori un machete dallo zaino e mostrarlo fiero agli amici. Come a dire: “Guardate di cosa sono capace”. Il cameriere del ristorante, intanto, mi diceva: “Ecco, dottore, sono arrivati i vandali”. Eppure, siamo nel cuore della città. Si vuole aspettare una tragedia? Anche in mare non c’era nessun controllo, e in acqua c'erano anche tanti bambini. Servono servizi igienici e un sistema di tutela dell'ambiente e dei bagnanti. A Forte dei Marmi, per esempio, anche sulla spiaggia libera si trova il bagnino».

C’è poca costa al centro di Napoli, però. E, come saprà, è in corso una gara per assegnare in concessione gli arenili di Posillipo. Era necessario concluderla prima che arrivasse la primavera, secondo lei?

«Quando c’è poca costa, va monitorata più attentamente. So che è in corso un bando e che le spiagge di Posillipo si trovano in un limbo, in queste settimane, ma trovo che la primavera, tra fine aprile e maggio, sia il periodo più delicato e più importante da controllare, perché la gente di Napoli si trova ancora in città. Nel trimestre estivo, invece, tanti vanno in vacanza. E non solo: come le accennavo ho visto diversi turisti. Qui a Napoli la stagione del mare non finisce quasi mai».

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È colpa della burocrazia?

«Sì. Ma la burocrazia è un alibi. Ed è fatta da uomini. Senza scomodare Sciascia e i suoi “uomini, ominicchi e quaquaraquà”, bisogna occuparsi della città. Le buste della gara sono state aperte troppo tardi. La commissione si è insediata solo ad aprile: come mai? Il problema non è la burocrazia in sé, ma la sua lentezza. Questa situazione, oggi, è una violenza nei confronti di Napoli. Una delle città più belle del mondo. Ribadisco: bisogna agire e intervenire prima delle tragedie, non dopo».

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