Giosy Romano: «Zes certezza per il Sud, guardiamo oltre il Pnrr»
Il Mattino

Giosy Romano: «Zes certezza per il Sud, guardiamo oltre il Pnrr»

Giovedì 23 aprile 2026
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Avvocato Giosy Romano, da pochi giorni è stato nominato capo del Dipartimento per il Sud che afferisce alla Presidenza del Consiglio e che eredita la Zes unica da lei coordinata: cosa...

Avvocato Giosy Romano, da pochi giorni è stato nominato capo del Dipartimento per il Sud che afferisce alla Presidenza del Consiglio e che eredita la Zes unica da lei coordinata: cosa cambia rispetto al recente passato?

«Il Dipartimento, così come recita il Dpcm istitutivo, è la struttura di supporto del Presidente del Consiglio o di un suo delegato per le politiche per il Sud, nella fattispecie il sottosegretario Luigi Sbarra. Deve cioè assicurare l’attuazione delle funzioni di indirizzo date da Palazzo Chigi in tema di politiche per il Mezzogiorno. È articolato in due direzioni generali, entrambe sotto la mia responsabilità: una che si occuperà di Zes unica, l’altra della programmazione strategica e del coordinamento delle politiche per il Sud».

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Un ruolo, quest’ultimo, tecnico, non politico, dunque?

«Esattamente. Il Dipartimento promuove ricerche e analisi sul Sud, cura le attività conseguenti alle Cabine di regia e così via, operando in raccordo con gli altri Dipartimenti della Presidenza e dell’autorità politica delegata: insomma, è l’esecutore attraverso misure idonee degli indirizzi del governo in materia. L’obiettivo è di realizzare una visione unitaria delle politiche per il Mezzogiorno, nell’ottica di un Piano strategico di sviluppo del Sud indicato a suo tempo dalla premier Giorgia Meloni».

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E veniamo alla Zes unica e ai suoi sviluppi annunciati, con l’estensione al Centro Nord della semplificazione amministrativa per attrarre nuovi investimenti. Sembra logico ipotizzare che anche questa nuova funzione farà capo a lei...

«Intanto mi permetta di sottolineare che è un vanto per il Sud che questo modello sia stato così performante da essere destinato a diventare una regola valida per tutto il Paese. E questo non vuol dire sottrarre qualcosa al Sud. Come osserva il sottosegretario Sbarra, la semplificazione è solo una delle misure che accompagnano lo sviluppo della Zes unica Sud: mi riferisco alle opere infrastrutturali previste dal Decreto Coesione, che beneficiano dei 300 milioni di finanziamento messi di recente a bando, e ai crediti d’imposta la cui intensità riguarda esclusivamente le aree meridionali e le regioni in transizione, come Umbria e Marche. Voglio dire che al Sud ci sono già adesso misure specifiche oltre alla semplificazione per ridurre il divario e dunque non ci sarà alcuna conseguenza».

Ecco, ma toccherà sempre a lei occuparsene?

«Le rispondo con le parole del Presidente Meloni: il meccanismo è allo studio. Di più non penso di poter aggiungere».

Di sicuro i risultati del lavoro di questi ultimi due anni spingono per unificare lo scenario, magari con un decreto o allargando alla semplificazione su scala nazionale gli obiettivi dello stesso Dipartimento per il Sud...

«Che la Zes unica, nata grazie all’intuito dell’allora ministro Raffaele Fitto, continui a produrre risultati importanti è ormai una certezza e sono convinto che si possa fare anche di più sul piano della semplificazione una volta che sarà estesa a tutto il Paese. Penso ad esempio a meccanismi automatici capaci di migliorare i tempi delle risposte degli enti di governo del territorio o di superare la diffidenza che ancora emerge in conferenza dei servizi sui meccanismi della Zes. In ogni caso, siamo alla vigilia del nuovo Piano Strategico, atteso che l’attuale è già oltre la metà del suo cammino, che potrà tenere conto di quanto è stato fatto finora. E qui parlano i numeri, ogni anno sempre crescenti per le autorizzazioni uniche: 414 nel 2024, 596 nel 2025, già 230 ad aprile 2026, ovvero un aumento del 30% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il che spiega anche perché la crescita del Pil al Sud è stata in questi stessi anni superiore alle media nazionale».

Manca solo il grande investimento estero?

«Non sono d’accordo. Gli investimenti stranieri, anche in partnership con aziende italiane, ci sono già stati. E non sono affatto trascurabili: penso a quelli della multinazionale del farmaco Novartis a Torre Annunziata, in Campania, agli investitori nel residenziale in Sardegna e Puglia con progetti per decine di milioni; al gruppo Baker Ughes che ha investito in Calabria e Puglia nel settore dell’energia. Le opportunità “straniere”, in sostanza, sono già state colte e non possono che essere ulteriormente implementate».

I numeri e la nuova impostazione della Zes unica possono far guardare al dopo-Pnrr in chiave Sud con un moderato realismo?

«Uscire dalla fase emergenziale del Pnrr per accedere a quella strutturale vuol dire trarre le conseguenze degli investimenti che si sono fatti. E anche in questo caso i numeri della Zes unica sono eloquenti: parliamo di 57 miliardi di nuovi investimenti e 65mila nuovi addetti. Sono numeri destinati ancora a crescere perché gli opifici autorizzati devono restare in attività almeno 5 anni e quindi produrranno effetti anche in futuro. Ecco perché pensare al Mezzogiorno in termini di stabilità futura è corretto».

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