Arzano, imbianchino ucciso la conferma dei pm: «Colpito per errore»
Cinque interminabili secondi per guardare la morte in faccia. L?arma puntata ad alzo zero, cinque colpi di pistola esplosi in rapidissima sequenza e neppure il tempo di capire per quale...
Cinque interminabili secondi per guardare la morte in faccia. L’arma puntata ad alzo zero, cinque colpi di pistola esplosi in rapidissima sequenza e neppure il tempo di capire per quale motivo quell’uomo si stesse accanendo su di lui con una furia implacabile. Dopo due mesi di indagini serrate, approda al primo punto di svolta l’inchiesta chiamata a fare luce sull’omicidio dell’innocente Rosario Coppola, cinquantaduenne imbianchino trucidato sotto casa ad Arzano per un maledetto scambio di persona.
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A tradire il killer e, soprattutto, la vittima una serie di irripetibili coincidenze: la vicinanza della propria abitazione con quella dell’obiettivo designato, la somiglianza con quest’ultimo e un’auto. Già, una Smart bianca: la stessa guidata dal guardaspalle dell’uomo che avrebbe dovuto essere ucciso e la stessa con la quale l’amico barbiere, Antonio Persico, era andato a prenderlo due ore prima e con la quale l’aveva appena riaccompagnato. Il tribunale della camorra, questa volta, è arrivato però prima dello Stato. Tre giorni più tardi, il sicario, Armando Lupoli, è stato a sua volta ammazzato in un agguato i cui responsabili non hanno ancora un nome e un volto.
I mandanti
La regia dietro l’assassinio dell’innocente Rosario Coppola ha invece finalmente dei contorni chiari. La svolta è arrivata grazie alle indagini condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo del gruppo di Castello di Cisterna che, sotto il coordinamento dei sostituti procuratori della Dda di Napoli Cristina Curatoli e Daniela Varone e dell’aggiunto Sergio Amato, hanno decapitato la cellula del clan Amato-Pagano attiva nella 167 di Arzano e, soprattutto, la fazione responsabile della morte dell'operaio. Undici, a fronte di sedici indagati, gli arresti eseguiti sulla scorta di un decreto di fermo che ha svelato un vorticoso giro di estorsioni, piombo e sangue.
A rispondere del delitto è però solo Salvatore Romano, 33 anni, mandante e organizzatore dell’agguato. In manette sono poi finiti Antonio Caiazza, Davide Pescatore, considerato il vero obiettivo del raid in cui ha perso la vita Coppola, Vittorio Scognamiglio, Mattia Rea, Francesco Attrice, Salvatore Lupoli, Antonio Alterio, Umberto Lupoli, Raffaele Silvestro e Pietroangelo Leotta. Tra gli indagati di punta, i boss Renato Napoleone e Giuseppe Monfregolo, che dal carcere avrebbero continuato a tenere ben salde le redini della cosca. Le oltre 400 pagine del decreto di fermo tratteggiano un viaggio nell’orrore, che porta dritto al cuore di “Gomorra”.
L’omicidio dell’imbianchino sarebbe stato infatti il frutto avvelenato di uno scambio di persona. Un raid scaturito, secondo la ricostruzione degli inquirenti, dalla volontà di Salvatore Romano, fino a poche settimane prima reggente della cosca, di vendicarsi per la decisione del capoclan Monfregolo di allontanarlo da Arzano.
Il gruppo criminale
Al vertice della holding, fresco di scarcerazione, si sarebbe posizionato così Davide Pescatore. Uno sgarro su cui il ras cacciato non avrebbe avuto alcuna intenzione di soprassedere. La faida interna agli Scissionisti assume i contorni del dramma alle 21,22 del 4 febbraio scorso. Il killer ignora che una telecamera è puntata su via Tenente Barone. L’occhio elettronico inquadra la scena: il lungo appostamento, l’arrivo della Smart con Persico e Coppola sul sedile del passeggero, l’avvicinamento al bersaglio. Infine, i cinque secondi di inferno in terra.
Un inferno che pochi giorni prima Romano dimostrava di essere pronto a scatenare grazie anche a un piccolo esercito di killer devoti: «Il giorno che tu hai gente che fa il reato senza una lira sei arrivato… qua la gente paga diecimila e quindicimila…», spiegava a un affiliato non sapendo di essere intercettato. A fornire un input all’inchiesta le accuse del neo collaboratore di giustizia Gennaro Salvati, ex fedelissimo del boss Monfregolo, che tre giorni dopo il delitto Coppola ha messo a verbale: «Abbiamo immaginato che fosse Sasi Romano, che era stato cacciato dal comando delle estorsioni». La svolta investigativa ha chiarito un dato: l’omicidio di Rosario Coppola è stato il tragico epilogo di uno scambio di persona. Il clan Amato-Pagano resta però lontano dall’essere vinto.