Più imprese nei primi mesi del 2026, record Mezzogiorno: traino Campania
Il Mattino

Più imprese nei primi mesi del 2026, record Mezzogiorno: traino Campania

Giovedì 23 aprile 2026
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Tra il 2019 e il 2025 il Pil del Mezzogiorno è cresciuto dell?8,6%, contro una media Italia del 6,5%. E la manifattura meridionale, in termini di valore aggiunto, pur mantenendo un...

Tra il 2019 e il 2025 il Pil del Mezzogiorno è cresciuto dell’8,6%, contro una media Italia del 6,5%. E la manifattura meridionale, in termini di valore aggiunto, pur mantenendo un peso inferiore rispetto a quella nazionale, aumenta del 5,1% contro l’1,9%. I dati contenuti nell’esauriente report sul Mezzogiorno curato da Srm e presentato al recente evento napoletano della Fondazione Meria, aiutano a capire perché arrivi soprattutto dal Sud il segno di vitalità del sistema imprenditoriale italiano nei primi mesi del 2026. Se infatti sono 690 le imprese in più tra gennaio e marzo, frutto della differenza tra 105.051 iscrizioni e 104.361 cessazioni, è il Mezzogiorno insieme al Centro a guidare la crescita territoriale. In particolare, Sud e Isole registrano il risultato migliore in valore assoluto: +1.673 imprese (+0,08%), trainato dalla Campania (+1.193) e dalla Sicilia (+638). I dati emergono da Movimprese, l’analisi statistica condotta da Unioncamere e InfoCamere sulla base del Registro delle imprese delle Camere di commercio.

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L’ANALISI

«Un risultato in controtendenza considerando che il primo trimestre è storicamente penalizzato dal consolidamento delle chiusure maturate a fine anno. L’unico precedente dell’ultimo decennio risale al 2021, ma in un contesto eccezionale, segnato dalle dinamiche pandemiche», si legge in una nota. Il saldo attuale, si spiega, «è frutto di una significativa contrazione delle chiusure, a fronte della stabilità delle aperture rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Al 31 marzo di quest’anno, lo stock complessivo delle imprese registrate in Italia ha raggiunto 5.811.877 unità», con il primato del Sud ancora una volta confermato.

Nel Mezzogiorno l’agricoltura è sempre più tecnologica

Il saldo positivo del trimestre è interamente sostenuto dal dinamismo delle società di capitali, che registrano +15.739 unità (tasso di crescita +0,80%), in accelerazione rispetto allo stesso periodo del 2025 (+0,70%). Questa performance compensa le flessioni delle imprese individuali (-9.669 unità, -0,33%) e delle società di persone (-4.879, -0,61%), confermando una tendenza strutturale: l’imprenditoria italiana si sposta progressivamente verso forme giuridiche più strutturate e capitalizzate. Tra i settori, continua l’espansione dei servizi. La crescita percentuale più alta spetta al Centro (+0,12%, pari a +1.506 imprese), trascinato quasi interamente dal Lazio: +2.477 unità, il dato regionale più alto, con un tasso del +0,42%. La Capitale, nel primo trimestre del 2026, ha registrato il miglior saldo imprenditoriale a livello italiano: 8.367 iscrizioni a fronte di 5.976 cessazioni, pari a un saldo attivo di +2.391 imprese. E un tasso di crescita dello 0,55% (decisamente più alto della media nazionale che è praticamente nullo, ovvero lo 0,01%).

Chiudono invece in negativo entrambe le ripartizioni settentrionali. Il Nord-Est flette dello 0,15% (-1.694 unità), mentre il Nord-Ovest limita le perdite allo 0,05% (-795 imprese), grazie alla Lombardia, che va controcorrente rispetto alla sua macroarea, con un saldo positivo di +722 imprese.

LO SCENARIO

«Il risultato del bilancio trimestrale tra aperture e cessazioni riflette il clima di attesa delle imprese, che, in una situazione di incertezza diffusa, prima di compiere una scelta definitiva, aspettano di capire l’evoluzione del contesto», dichiara il presidente di Unioncamere, Andrea Prete. E aggiunge: «Bene il risultato del Mezzogiorno, che conferma una dinamica di sviluppo delle regioni dell’area attestata anche da altri indicatori economici».

Puntuale la conferma dal report di Srm anche in chiave di qualità degli insediamenti produttivi: il Sud ospita il 25,3% delle imprese manifatturiere del Paese (circa 91mila per 552mila occupati), raggiungendo 41,5 miliardi di valore aggiunto, pari al 12,5% del totale nazionale. Il sistema delle imprese, insomma, ha retto bene le sfide e le incognite di questi anni: non è un caso che il Mezzogiorno pesa oggi per il 22,4% dell’alimentare italiano, per il 19,4% dell’automotive e per il 32% dell’aerospazio. E che il 43% delle sue aziende esporta.

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