Rapina Banca Vomero, la banda del buco e quell?analogia con la rapina a Maradona
Era giovedì, il 16 aprile scorso, ed era giovedì quel 26 ottobre del 1989. La rapina alla Banca di Credit Agricol in piazza Medaglie d'oro all'Arenella non può che...
Era giovedì, il 16 aprile scorso, ed era giovedì quel 26 ottobre del 1989. La rapina alla Banca di Credit Agricol in piazza Medaglie d'oro all'Arenella non può che rimandare la memoria al clamoroso colpo dell'allora Banca della Provincia di Napoli in via Manna, a pochi passi da via Duomo.
Le cassette di sicurezza, oggi come 37 anni, sono state l'obiettivo di entrambe le studiate e organizzate azioni che si sono fatti beffa di ogni pericolo. E non si è trattato, allora come oggi, di falle nel sistema di prevenzione criminale, ma di margini di rischio che, lo ha ammesso il comunicato della Banca di Credit Agricol, nonostante tutte le precauzioni adottate, «esiste sempre in residuo, anche se piccolo». Siamo nel calcolo delle probabilità, degli accorgimenti preventivi attivati con meticolosità che possono essere però aggirati da studio di tempi, valutazioni di rischi, scelte su obiettivi e contromosse attuate da veri e propri professionisti del crimine. Nel 1989, otto rapinatori riuscirono a depredare 10 miliardi di lire di cui 420 milioni in contanti. Dopo sei giorni, la stima di quanto è stato portato via dai rapinatori dalle cassette di sicurezza della Credit Agricol è ancora incerta. E non è sicuro che si riuscirà mai a farla, considerando che la ricostruzione del maltolto è affidata alle denunce dei titolari delle cassette che devono indicare cosa contenevano. Non tutti potrebbero avere interesse e denunciare ogni cosa che avevano affidato alla banca.
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Ma di certo, almeno a quanto ipotizzano gli inquirenti, la scelta delle cassette da scassinare non è stata casuale. Come se i rapinatori fossero andati a colpo sicuro, con notizie precise su quali cassette valesse la pena aprire e quali no. Rapinatori ben informati, con qualche soffiata, anche se le regole in questi casi impongono l’assenza del personale della banca durante le operazioni di apertura delle cassette dai loro proprietari. L’addetto della banca, in possesso di copia delle chiavi per entrare nel caveau, accompagna il cliente e poi lo lascia solo ad aprire e completare le operazioni sulla cassetta in affitto. Quindi, seguendo la logica, nessun dipendente della banca può conoscere cosa vi sia dentro ogni singola cassetta di sicurezza. Le indicazioni ai rapinatori sono arrivate da altre fonti, da acquisizioni di informazioni su alcuni possessori delle cassette o su soffiate da chi conosceva qualcuno che aveva in deposito oggetti preziosi o denaro? Mistero e ipotesi.
Undici impiegati e tre clienti vennero tenuti in ostaggio il 26 ottobre del 1989. Otto rapinatori aprirono una sessantina di cassette di sicurezza, due appartenevano, più delle altre, a un personaggio famoso: Diego Armando Maradona che le aveva in comproprietà con la moglie Claudia Villafane. Dalla denuncia di quelle sole due cassette, si stimò una perdita di un miliardo di lire. Tra i beni preziosi, anche il famoso pallone rivestito d'oro di Maradona, ricevuto in premio come miglior calciatore ai Mondiali del 1986. Stavolta, gli ostaggi sono stati 25 e meno di 40 le cassette depredate da circa una decina di rapinatori.
Analogie di metodi e obiettivi. Anche nel 1989 i rapinatori arrivarono dalle fogne. Agirono con accortezza. Ma quella, fu sospettato allora e poi accertato dopo, fu una delle rapine organizzate ad arte da chi vi si era specializzato: una serie di gruppi affiliati al clan camorristico di Giuseppe Misso della Sanità. Era proprio Misso che vantava di aver messo su una rete di specialisti in rapine ad alto livello. Era il marchio del suo clan, professionisti della materia. Un clan che faceva delle rapine alle banche la sua specificità. Proprio come oggi gruppi della mafia foggiana sono specializzati nelle spericolate rapine in autostrada ai portavalori, utilizzando a volte anche esplosivi. Ma allora c'è da chiedersi: chi può aver messo in piedi una macchina così clamorosa, come quella della rapina alla Banca del Credit Agricol? Di certo, non improvvisati, o disperati diventati rapinatori per caso. È un gruppo da crimine organizzato.
Solo le indagini potranno accertare se esistono a Napoli epigoni del clan Misso, specializzato in rapine alle banche. Se si tratta di un salto di qualità di un clan meno figlio di bande metropolitane di ragazzini e più di gruppi della camorra del passato, con disegni criminali e azioni mirate a guadagni di alto livello. Di certo, si tratta di criminali che della città e dei luoghi scelti per agire hanno piena conoscenza. Perché una cosa è certa: quando ci si trova di fronte a questo tipo di azioni criminali, studiate e realizzate nei dettagli, i protagonisti non appartengono a una criminalità stracciona di disperati, ma sono gente preparata che sa come muoversi e utilizzare la violenza come estrema ratio. Un salto di qualità, nel panorama dell'attuale crimine napoletano. Lontano da quelle azioni di piccole gang di quartiere cui ci si era abituati negli ultimi tempi.