Asl, faro dei pm contabili su 4 ex direttori generali
Erano freschi pensionati, ma non avevano alcuna intenzione di ritirarsi a vita privata. E quando, nel pieno del secondo mandato di Vincenzo De Luca alla guida di Palazzo Santa Lucia, si è...
Erano freschi pensionati, ma non avevano alcuna intenzione di ritirarsi a vita privata. E quando, nel pieno del secondo mandato di Vincenzo De Luca alla guida di Palazzo Santa Lucia, si è presentata l’opportunità di guidare alcune delle più rilevanti aziende sanitarie della regione, hanno colto l’opportunità senza il minimo tentennamento. Commettendo però, secondo la ricostruzione della Procura della Corte dei Conti, un “passo falso” che ha generato nelle casse dell’Ente una voragine di quasi 900mila euro. Da un lato avrebbero incassato l’indennità da manager della sanità campana, dall’altro il trattamento pensionistico. Una combinazione vietata dalla legge, che consente incarichi dirigenziali a soggetti in quiescenza, ma esclusivamente se svolti a titolo gratuito.
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IL PARERE MANCATO
Non sarebbe andata così per quattro ex direttori generali finiti adesso nel mirino dei pm contabili, che ieri hanno notificato altrettanti inviti a dedurre per presunto danno erariale. Un caso che affonda le radici anche in risposte mai arrivate. A partire dalla richiesta di parere avanzata dal direttore generale della Sanità, Antonio Postiglione, alla Presidenza del Consiglio dei ministri: un interpello rimasto senza esito, come si legge negli atti. Nella nota protocollata il 21 novembre 2014, il dirigente chiedeva infatti «un parere sulla prosecuzione del rapporto di lavoro dei direttori generali, amministrativi e sanitari posti in quiescenza nel corso del rapporto contrattuale» e se «sussisteva la possibilità di cumulo del corrispettivo per l’incarico con il trattamento pensionistico». Una missiva rimasta però lettera morta. Nessun chiarimento neppure dopo l’interrogazione consiliare di Fratelli d’Italia, rivolta alla giunta all’epoca guidata da De Luca, inevasa proprio sul punto centrale.
I PROTAGONISTI
Sotto la lente degli inquirenti sono finiti così Giuseppe Longo, alla guida dell’Azienda ospedaliera universitaria Federico II di Napoli tra agosto 2022 e agosto 2025, per il quale viene ipotizzato un danno erariale di 171mila euro; Renato Pizzuti, ex direttore generale dell’Azienda ospedaliera San Giuseppe Moscati di Avellino nello stesso arco temporale, con una contestazione di oltre 382mila euro; Attilio Antonio Montano Bianchi, al vertice dell’Irccs Fondazione Pascale di Napoli dall’agosto 2019 fino all’ottobre 2024, di quasi 134mila euro; e Vincenzo D’Amato, ex direttore generale dell’ospedale Ruggi d’Aragona di Salerno, per oltre 193mila euro. L’indagine condotta dai militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli, guidati dal comandante Paolo Consiglio, e coordinata dai magistrati contabili Ferruccio Capalbo e Raffaella Miranda, ha dunque abbracciato gli ultimi anni dell’era De Luca.
Gli accertamenti hanno ricostruito nel dettaglio le posizioni lavorative e i compensi percepiti dopo il pensionamento dei convenuti: i quattro manager, pur scegliendo di andare in quiescenza prima della scadenza naturale del mandato, avrebbero continuato a incassare contemporaneamente pensione e retribuzione dirigenziale. E avrebbero omesso di comunicare il cambio di status alla direzione generale regionale competente e tre di loro avrebbero inizialmente sospeso lo stipendio al momento del pensionamento per poi riattribuirselo autonomamente, comprensivo degli arretrati, alla fine dell’incarico, senza alcuna comunicazione agli uffici regionali. Gli inviti a dedurre notificati ieri - è bene precisarlo - rappresentano il primo step di un procedimento contabile ancora tutto in divenire. Gli ex manager avranno adesso 45 giorni di tempo per produrre le proprie deduzioni ed eventuali documentazioni difensive. Uno spartiacque fondamentale per dimostrare la correttezza del proprio operato, soprattutto al culmine di lunga carriera fin qui senza ombre.