Mps, Lovaglio pigliatutto: l'arroganza del manager che vota se stesso e spacca il consiglio
Il Mattino

Mps, Lovaglio pigliatutto: l'arroganza del manager che vota se stesso e spacca il consiglio

Giovedì 23 aprile 2026
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Voleva tutto, ha preso tutto. Con arroganza, forzando la mano, spaccando il consiglio, raccontano più fonti. Senza nessuna concessione alle minoranze, sia per i sei consiglieri espressi...

Voleva tutto, ha preso tutto. Con arroganza, forzando la mano, spaccando il consiglio, raccontano più fonti. Senza nessuna concessione alle minoranze, sia per i sei consiglieri espressi dalla lista del cda che per il consigliere espresso dai fondi di Assogestioni. Luigi Lovaglio ha deciso di trascinare la terza banca italiana in uno scontro, duro violento, un Vietnam. Non ci sono precedenti ad un annichilimento così plateale delle minoranza azionaria in una società quotata. Nei fatti è l’imposizione di una dittatura della maggioranza. Di una maggioranza eletta con meno della metà dei voti assembleari. Una falsa partenza. Lovaglio ha ottenuto le deleghe di amministratore e la riassunzione come direttore generale a maggioranza, facendo pesare il suo stesso voto. Un comportamento sul quale i rappresentanti della minoranza hanno espresso fondati dubbi di legittimità, soprattutto per la sua riassunzione in banca come direttore generale. Lovaglio era stato licenziato dal Monte per giusta causa e, a sua volta, aveva citato la banca in tribunale. Alla presidenza è stato eletto Cesare Bisoni, professore emerito dell’Università degli studi di Modena e già alla presidenza di Unicredit. Anche in questo caso un voto a maggioranza con l’astensione per garbo istituzionale (ma che vale comunque come voto contrario) di due consiglieri di minoranza. Ma soprattutto Lovaglio ha imposto che anche i due vice presidenti fossero eletti tra i consiglieri della lista Plt Holding. La scelta, sempre votata dalla sola maggioranza, è caduta su Flavia Mazzarella, ex presidente di Bper, ex vice direttore generale dell’Ivass ed ex amministratore di Saipem, Alerion e Garofalo, e su Carlo Corradini, ex consigliere delegato di Banca Imi.

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