Meloni: «Tensioni Trump con la Nato non positive. Putin al G20? È lui a dover fare passi verso di noi»
Il Mattino

Meloni: «Tensioni Trump con la Nato non positive. Putin al G20? È lui a dover fare passi verso di noi»

Venerdì 24 aprile 2026
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L'eventuale presenza di Vladimir Putin al G20, a dicembre a Miami su invito di Donald Trump, è argomento di dibattito e discussione anche al Consiglio informale europeo in corso a...

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L'eventuale presenza di Vladimir Putin al G20, a dicembre a Miami su invito di Donald Trump, è argomento di dibattito e discussione anche al Consiglio informale europeo in corso a Cipro. Dove il tycoon è, per forza di cose, un convitato di pietra, e non potrebbe essere altrimenti considerato che la crisi energetica innescata dall'attacco sferrato all'Iran ha cannibalizzato due terzi del summit di Nicosia. «Io penso che questo sia il momento in cui siamo noi a chiedere a Putin di fare qualche passo avanti - dice Giorgia Meloni in un breve punto stampa - e non noi a farlo nei suoi confronti. Perché noi e gli americani, soprattutto in questi mesi, abbiamo fatto diversi passi avanti verso la Russia e dall'altra parte non ne abbiamo visto altrettanti, e credo sia il momento di pretenderli».

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La presidente del Consiglio viene incalzata anche sulle presunte ritorsioni che Trump avrebbe in canna contro gli alleati che a suo giudizio non lo hanno sostenuto nel conflitto in Iran. «Non giudico positivamente» le voci di vendette imminenti, dice la premier, commentando la notizia di una mail che vedrebbe addirittura la volontà di The Donald di sospendere la Spagna di Sanchez dall'Alleanza. «La Nato deve rimanere unita, è un elemento di forza e dobbiamo lavorare per rafforzarla, in particolare la colonna europea, che deve essere complementare a quella americana. Sapete cosa penso sull'unità dell'Occidente, è un valore che va rafforzato», aggiunge, pur chiarendo di non aver sentito Trump e di non aver fatto nulla, al momento, per ricucire i rapporti. Ma l'alleanza con gli States, si dice convinta, «resta solida». Rimangono però le distanze su una serie di dossier cruciali in questo complicato snodo in cui gli Usa, per primi, ci hanno precipitato.

Sul gameover della missione Unifil a dicembre, ad esempio, Meloni ribadisce che l'Italia continua a considerare quella dei caschi blu una presenza strategica. «Ho parlato di Unifil anche con il presidente libanese Aoun – spiega – Penso che una presenza internazionale al confine tra Libano e Israele rimanga fondamentale. Ne stiamo discutendo con i nostri partner. Bisognerà cercare la cornice legale e ovviamente confrontarsi con il Parlamento».

Partecipare a una spedizione senza le Nazioni Unite, restando sul campo, è ormai una possibilità concreta. E sulle spese per la difesa, la premier, dopo le parole di ieri che suonavano come una frenata, puntualizza che «rimangono una priorità, ma oggi abbiamo anche altre emergenze, come l'energia, che impongono di adattare le posizioni al contesto». Su questo fronte, Meloni assicura di uscire rassicurata dal summit di Nicosia, dove non verranno assunte decisioni, ma si sono gettati semi che lei considera fruttuosi. «Mi sembra di non essere sola in seno al Consiglio. Io continuo a ritenere che, ad esempio, quando si parla di allentamento delle regole sugli aiuti di Stato questo può essere sensato».

 

A Nicosia ha toccato con mano di non essere «la sola a chiedere queste misure, c'è un dibattito, ci sono Paesi che non sono d'accordo ma ho trovato consapevolezza della situazione». E anche chi appare al momento distante anni luce dalle posizioni italiane, in realtà potrebbe esserlo molto meno di quel che appare. «Anche i tedeschi si rendono conto di quanto sia difficile la situazione e le difficoltà a cui andiamo incontro. C'è la volontà di venirsi incontro, capisco le diversità e i vincoli costituzionali degli altri. Si parte da posizioni distanti, ma stiamo cercando di avvicinarci». Meloni ne ha discusso a Nicosia, in mattinata, con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, e dalla «Germania - dice - sicuramente non trovo una chiusura nel senso di dire “non ci interessa. Tutti capiscono che in ogni caso quando il problema impatta su alcuni Stati membri, alla fine, siccome le nostre economie sono interconnesse, arriva anche dagli altri. Questo lo capiscono tutti. Quindi chiaramente si parte anche da posizioni che sono leggermente distanti, ma si sta cercando di avvicinarsi". 

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